Schlein continua a essere vaga su dove prendere i soldi per le sue proposte

La segretaria del PD ha più volte suggerito di aumentare la spesa pubblica in diversi settori, spesso senza chiarire le coperture
ANSA / MATTEO BAZZI
ANSA / MATTEO BAZZI
Da quando è segretaria del Partito Democratico, ossia da febbraio 2023, Elly Schlein ha lanciato numerose proposte per aumentare il finanziamento in vari settori economici, dall’ambiente alla scuola, dai trasporti alla sanità. Alcune di queste proposte sono state condivise con gli altri partiti di opposizione, e spesso hanno avuto un tratto in comune: non è chiaro con quali soldi Schlein le voglia finanziare. In molti casi infatti la segretaria del PD non ha indicato le cosiddette “coperture”, cioè le risorse necessarie per sostenere queste misure. In generale, quando si è al governo, per qualsiasi misura di politica economica in cui si punta ad aumentare la spesa pubblica occorre precisare da dove si vogliono prendere le risorse necessarie a sostenerla.

Un esempio della tendenza di Schlein a fare proposte con coperture non sempre chiare è il discorso fatto il 6 settembre all’annuale Forum di Cernobbio, organizzato da The European House-Ambrosetti (TEHA). In questa occasione, oltre a criticare le scelte del governo Meloni, Schlein ha spiegato una proposta al governo «su come usare i 14 miliardi di euro di flessibilità sull’energia» concessa di recente dall’Unione europea. Il riferimento è alla decisione della Commissione europea dello scorso 3 giugno di ampliare i casi in cui gli Stati membri possono ricorrere alla clausola di salvaguardia nazionale e così aumentare la spesa pubblica più di quanto previsto dalle regole europee del Patto di Stabilità e Crescita. All’interno del tetto massimo di flessibilità previsto dalle norme attuali – l’1,5 per cento del Prodotto interno lordo (PIL) in tre anni – gli Stati potranno spendere fino allo 0,6 per cento per nuovi investimenti in ambito energetico, che per l’Italia corrispondono a circa 14 miliardi. Questo margine di spesa aggiuntivo potrà essere usato per finanziare misure di sostegno alle famiglie e l’elettrificazione di alcuni settori industriali.
Per sfruttare il margine di spesa in più, a Cernobbio Schlein ha proposto cinque linee di investimento al governo: «Cinque misure bandiera semplici, su strumenti già avviati che funzionano: due miliardi in più sul conto termico [..]; tre miliardi in più sul piano casa per l’efficientamento delle case popolari [..]; quattro miliardi mettiamoli invece a sostenere le imprese nell’elettrificazione dei processi industriali a media e bassa temperatura [..]; tre miliardi sul trasporto pubblico di massa [..]; due miliardi per sostenere lo sviluppo delle reti, delle batterie e delle colonnine di ricarica», ha proposto Schlein. Le proposte sono state poi elencate dal PD in una nota pubblicata sul sito ufficiale.

Il problema, però, è che il PD non ha detto dove prendere i soldi per questi investimenti. I 14 miliardi di euro di flessibilità in più non sono un prestito da parte dell’Unione europea all’Italia, né risorse aggiuntive che i vertici europei destineranno al nostro Paese, come avvenuto nel caso del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). I 14 miliardi di euro sono una soglia di spesa aggiuntiva oltre i parametri europei. Le risorse per sfruttare questo margine di flessibilità dovranno quindi essere trovate dal governo italiano da specifici capitoli del nostro bilancio. Per esempio, per finanziare con tre miliardi in più il “Piano Casa”, il governo dovrebbe andare a tagliare altre voci della spesa pubblica oppure fare ricorso a fondi dello Stato con risorse già stanziate per altri obiettivi. Ma Schlein nel suo discorso non ha precisato dove il governo dovrebbe  prendere i soldi necessari a sostenere le misure per l’efficientamento energetico proposte.

Il fatto che Schlein sia piuttosto vaga sulle coperture finanziarie delle sue proposte non è una novità.

Violenza di genere, scuola e sanità

Pochi mesi dopo la sua elezione come segretaria, in occasione di una conferenza stampa alla sede del PD, Schlein era intervenuta sulla questione della violenza di genere, sostenendo come in Italia mancherebbero ancora troppe risorse per la formazione specializzata di operatori di giustizia, sanità e forze dell’ordine e chiedendo quindi al governo un «grande investimento» nell’educazione alle differenze a partire dalle scuole, senza precisare né l’ammontare dell’investimento né dove prendere le risorse per sostenerlo. Sempre sul tema dei femminicidi, a novembre 2023 Schlein aveva chiesto più risorse per la formazione delle forze dell’ordine, dell’autorità giudiziaria e dei funzionari della pubblica amministrazione, ancora una volta senza precisare né quante né dove prenderle. Sull’istruzione invece, ad agosto 2025 aveva proposto di aumentare gli stipendi degli insegnanti e rendere gratuiti libri di testo, mense e trasporto pubblico locale. «Con 500 milioni, in una manovra da 20 miliardi, si può fare», aveva detto Schlein in un’intervista all’Andkronos anche qui senza spiegare da dove prendere i soldi.

Uno dei temi più affrontati da Schlein è stato però quello della sanità, per cui la segretaria del PD ha fatto diverse proposte per aumentare la spesa pubblica. A marzo 2024, dopo il rifinanziamento del Fondo per il contrasto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione del Ministero della Salute con 10 milioni di euro, Schlein aveva detto che questo rifinanziamento non era sufficiente, e che erano necessarie più risorse, visto che il fondo era stato introdotto per la prima volta nel 2021 ed era partito con una dotazione di 25 milioni di euro sia per il 2022 che per il 2023. Schlein però non aveva precisato di quanto doveva essere l’aumento del finanziamento né come sostenerlo.

Al contrario, a novembre 2024 aveva avanzato una proposta più strutturata sulla sanità, con un emendamento alla legge di Bilancio per il 2025 per aumentare il finanziamento pubblico al settore. L’emendamento prevedeva di destinare 6,8 miliardi di euro nel 2025 (con 5,5 miliardi di euro in più rispetto alla proposta del governo), 10,6 miliardi nel 2026 e 11,3 miliardi di euro nel 2027. Parte di queste risorse sarebbero dovute essere destinate all’assunzione di nuovo personale sanitario e a sostegno degli interventi per la prevenzione. Ma qui il PD e gli altri partiti di opposizione precisavano che le risorse sarebbero state ottenute attraverso il taglio dei cosiddetti “sussidi ambientalmente dannosi” che avrebbe permesso di «conseguire risparmi di spesa o maggiori entrate». Il “Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli”, pubblicato periodicamente dal Ministero dell’Ambiente della Sicurezza energetica, usa una definizione ampia di sussidio: in questa categoria rientrano incentivi, agevolazioni, finanziamenti agevolati ed esenzioni da tributi. Dunque, nel suo emendamento alla legge di Bilancio, il PD e gli altri partiti di opposizione hanno proposto di recuperare i 5,5 miliardi di euro in più da destinare alla sanità tagliando alcuni sussidi che danneggiano l’ambiente. Ma quali nello specifico? Qui la proposta si faceva più vaga.

L’emendamento infatti dava il compito ai vari ministeri di individuare i sussidi da eliminare, senza indicare esplicitamente quali eliminare tra i 55 sussidi ambientalmente dannosi tuttora attivi. L’emendamento specificava solo che non dovevano essere tagliati i «sussidi strettamente connessi al consumo di beni e servizi essenziali» e che bisognava dare priorità all’eliminazione dei sussidi «che possono determinare procedure di infrazione per il contrasto con le normative europee». 

Sulle politiche familiari, invece, Schlein aveva presentato una propria proposta di legge, sottoscritta anche dagli altri partiti di opposizione, sul congedo parentale paritario che intendeva equiparare i mesi di sospensione dal lavoro previsti per le madri e per i padri. La proposta è stata bocciata però a febbraio di quest’anno dalla Camera anche per il fatto che la Ragioneria generale dello Stato l’aveva giudicata non sostenibile dal punto di vista economico, perché non c’erano le coperture economiche necessarie.

Più precisa

Ci sono comunque casi in cui la segretaria del PD è stata più precisa nel fornire dettagli su come finanziare le sue iniziative, sebbene si trattasse di proposte più semplici e meno strutturate. A maggio 2024 Schlein aveva detto che si sarebbero potuti utilizzare i circa 14 miliardi di euro di risorse stanziate dal governo per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina per emergenza abitativa, studenti e affitti, oltre che per la messa in sicurezza sismica e idrogeologica. A ottobre dello stesso anno, durante l’esame della legge di Bilancio per l’anno successivo, Schlein aveva invece proposto al governo di investire le risorse previste per la rimodulazione delle aliquote Irpef nella sanità pubblica. 

A gennaio di quest’anno aveva rilanciato l’idea di dirottare i fondi destinati al ponte sullo Stretto per la prevenzione contro il dissesto idrogeologico. Schlein aveva rilanciato la proposta dopo la crisi di Niscemi, in Sicilia, e i danni legati al maltempo in altre regioni, tra cui Calabria e Sardegna.

Un problema comune

Quello delle proposte politiche senza coperture è un tema storico nel dibattito politico, che ha riguardato un po’ tutti i partiti in questi anni. Il tema riemerge spesso in campagna elettorale, quando i partiti annunciano nuove spese o tagli di tasse, ma spesso non spiegano dove prenderebbero i soldi per finanziarli. Per le elezioni politiche del 2022, Pagella Politica aveva verificato che, nei programmi dei principali partiti, più di nove promesse su dieci non indicavano una copertura economica.

Ci sono però delle iniziative che puntano a obbligare i partiti a una maggiore chiarezza e trasparenza su come pensano di sostenere le loro proposte dal punto di vista economico. A luglio la Fondazione Luigi Einaudi e l’economista Carlo Cottarelli hanno presentato in Senato la campagna “Quanto mi costa?”. Al centro dell’iniziativa c’è una raccolta firme che punta a rilanciare un disegno di legge presentato nel febbraio 2023 dallo stesso Cottarelli, quando era ancora senatore del Partito Democratico. La proposta vuole obbligare i partiti a indicare nei programmi elettorali non solo che cosa promettono, ma anche quanto costano le misure proposte e come intendono finanziarle. La campagna è stata rilanciata negli ultimi giorni pure dal leader di Azione Carlo Calenda, uno dei firmatari del disegno di legge. 
L’obiettivo della petizione è fare pressione politica affinché il Parlamento inizi la discussione sul testo, che è già stato depositato oltre tre anni fa, ma che non ha mai iniziato il suo esame parlamentare.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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