Per Salvini il vincolo di mandato vale solo per gli altri

Dopo il caso Vannacci, la Lega ha rilanciato una proposta «anti-traditori», ma negli anni ha accolto molti parlamentari usciti da altri partiti
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Dopo l’uscita di Roberto Vannacci dal partito, la Lega ha rilanciato una sua vecchia proposta, che aveva accantonato da un po’ di tempo: l’introduzione del vincolo di mandato in Costituzione. 

Il 7 febbraio, infatti, il partito di Matteo Salvini ha annunciato di voler presentare in Parlamento una modifica «anti-traditori» dell’articolo 67 della Costituzione. Nella nuova versione, l’articolo sarebbe così riformulato: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni con vincolo di mandato. I membri del Parlamento che, all’inizio del mandato o nel corso della legislatura, aderiscono a un gruppo parlamentare che rappresenta un partito o movimento politico diverso da quello a cui appartenevano al momento dell’elezione decadono dal mandato parlamentare». In altre parole, secondo la Lega, se vieni eletto in Parlamento con un partito, non puoi uscirne per passare a un altro, pena la decadenza immediata dal seggio.

Chiariamo subito che, se l’articolo 67 fosse già modificato in questo modo, Vannacci avrebbe potuto comunque lasciare la Lega senza conseguenze. Attualmente, l’ex generale dell’esercito non è un deputato del Parlamento italiano, ma del Parlamento europeo, dove il vincolo di mandato non esiste. Discorso diverso vale per Rossano Sasso e Edoardo Ziello, i due deputati che hanno lasciato la Lega e sono entrati in Futuro Nazionale, il nuovo partito di Vannacci.

In concreto, se la Costituzione prevedesse il vincolo di mandato, con la loro decisione Sasso e Ziello avrebbero perso il seggio alla Camera, invece di passare al gruppo Misto. Il problema, però, è che la proposta rilanciata dalla Lega si scontra con la storia recente dello stesso partito, che negli anni ha accolto numerosi parlamentari provenienti da altre forze politiche. Basti pensare che nell’attuale legislatura, secondo i calcoli di Pagella Politica, 18 parlamentari della Lega – dieci deputati e otto senatori – hanno avuto in passato una militanza in altri partiti.

Due pesi, due misure

Per giustificare la proposta del suo partito, Salvini ha richiamato più volte il tema del trasformismo parlamentare. Il 5 febbraio, ospite a Otto e mezzo su La7, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha commentato così l’uscita di Vannacci dalla Lega: «Nella scorsa legislatura hanno cambiato casacca 304 parlamentari. Lui, ahimé, è uno che ha fatto quello che hanno fatto altri 300». Salvini ha poi aggiunto: «L’articolo 67 della Costituzione che dice che i parlamentari non hanno vincolo di mandato sarebbe anche ora di cambiarlo, perché se vieni eletto in un partito, chi ti sceglie per rispetto ti vuole vedere in quel partito». 

Il numero citato da Salvini sui parlamentari che nella scorsa legislatura hanno cambiato gruppo parlamentare è sostanzialmente corretto (a essere precisi, sono stati 306: 218 alla Camera e 88 al Senato). Se si conta il numero di volte che ci sono stati cambi di gruppi (un parlamentare può aver cambiato più volte “casacca”) il dato sale a oltre 400.

Al di là dei dati, il leader della Lega vuol dare un’immagine precisa del suo partito: quella di una forza politica “coerente”, in cui chi entra resta fino alla fine della legislatura, mentre chi viene eletto con un partito e poi lo lascia tradisce il mandato ricevuto dagli elettori e dovrebbe decadere dal Parlamento. Le cose, però, non stanno così.

Prendiamo l’attuale legislatura. A febbraio 2025, nel gruppo parlamentare della Lega alla Camera è entrato Andrea De Bertoldi, espulso da Fratelli d’Italia sei mesi prima. «La Lega aumenta iscritti, sostenitori, amministratori locali e ora anche parlamentari: ne siamo contenti e ovviamente è un ulteriore stimolo per fare sempre di più e sempre meglio», aveva commentato Salvini l’ingresso di De Bertoldi. Senza però sollevare obiezioni sul fatto che, secondo la sua stessa logica, anche De Bertoldi avrebbe dovuto decadere dal mandato.

Si potrebbe obiettare che si tratta di un caso particolare, perché De Bertoldi non ha lasciato spontaneamente il partito con cui era stato eletto. Ma basta andare alla scorsa legislatura, citata dallo stesso Salvini, per trovare casi analoghi: anche allora diversi parlamentari sono entrati nella Lega dopo essere usciti da altri partiti, senza che questo venisse considerato un problema di coerenza o di rispetto del mandato elettorale. 

Per la precisione, sette deputati e sei senatori sono passati alla Lega nel corso della passata legislatura. Tra questi, c’erano i tre senatori del Movimento 5 Stelle Ugo Grassi, Francesco Urraro e Stefano Lucidi. A dicembre 2019, durante il secondo governo Conte, Salvini aveva dato loro «il benvenuto nella grande famiglia della Lega», spiegando che sul Meccanismo di stabilità europeo (MES) e «su tanto altro» questi tre senatori erano «rimasti coerenti con i propri ideali, rinnegati e traditi dai 5 Stelle ormai a rimorchio del PD». Un argomento che oggi, non a caso, Vannacci usa a sua volta contro Salvini, sostenendo che sia stato proprio il leader della Lega a tradire gli ideali originari del partito.

Una vecchia idea

E pensare che proprio il programma elettorale della Lega, in vista delle elezioni politiche del 2018, proponeva l’introduzione del vincolo di mandato per i parlamentari. Questa promessa era poi confluita anche nel “Contratto di governo”, firmato dal partito di Salvini con il Movimento 5 Stelle, alla base del primo governo Conte. Nonostante l’ampio sostegno in Parlamento per questa proposta – il vincolo di mandato compariva anche nei programmi di Fratelli d’Italia e Forza Italia – non sono mai stati fatti passi concreti per modificare la Costituzione. Non solo: in vista delle elezioni politiche del 2022, il vincolo di mandato è scomparso dai programmi elettorali di tutti i partiti che lo proponevano, eccetto da quello di Forza Italia
Una delle ragioni è che introdurre il vincolo di mandato, oltre a richiedere una complessa modifica costituzionale, solleva problemi non banali di rappresentanza e di funzionamento del Parlamento, perché limiterebbe in modo significativo la libertà dei parlamentari di votare e di agire secondo coscienza. Inoltre, a livello internazionale, sono pochissimi i Paesi che mantengono esplicitamente l’istituto giuridico del mandato imperativo, e tra questi ci sono soprattutto alcuni Stati retti da regimi comunisti, come Corea del Nord, Vietnam, Cina e Cuba.

Detto questo, negli ultimi anni qualcosa è cambiato anche senza intervenire sulla Costituzione, grazie a modifiche delle regole interne delle Camere. In questa legislatura, ossia dal 13 ottobre 2022, secondo le verifiche di Pagella Politica i parlamentari che finora hanno cambiato casacca sono stati di meno: 43, oltre ai già citati Sasso e Ziello. Dietro a questo calo ci sono sia la riduzione del numero di deputati e senatori entrata in vigore in questa legislatura, sia la riforma dei regolamenti parlamentari, con alcune nuove norme volte a scoraggiare il trasformismo, soprattutto al Senato.

Unisciti a chi crede in un giornalismo basato sui fatti, non sul tifo.

Entra nella nostra membership. Avrai accesso a:

• le guide sui temi del momento (è in arrivo quella sul referendum della giustizia);
• la newsletter quotidiana con le notizie più importanti sulla politica;
• gli articoli esclusivi e all’archivio;
• un canale diretto di comunicazione con la redazione.
SOSTIENI PAGELLA
Newsletter

Politica di un certo genere

Ogni martedì
In questa newsletter proviamo a capire perché le questioni di genere sono anche una questione politica. Qui un esempio.

Ultimi articoli