Che cosa hanno detto Tajani e Crosetto sull’Iran in Parlamento

Il ministro degli Esteri e il ministro della Difesa hanno spiegato la posizione dell’Italia rispetto alla nuova crisi in Medio Oriente
ANSA/FABIO FRUSTACI
ANSA/FABIO FRUSTACI
Il 2 marzo il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto hanno riferito in Parlamento sulla situazione in Medio Oriente, dopo gli attacchi di Israele e Stati Uniti contro l’Iran e le successive operazioni militari iraniane in diversi Paesi del Golfo Persico, come Bahrein, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti.

Nel corso dell’informativa di fronte alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, i due ministri hanno affrontato diversi aspetti della crisi: dagli obiettivi dichiarati dell’operazione militare contro l’Iran e le sue possibili conseguenze politiche, alla sicurezza nell’area del Golfo e alla tutela dei cittadini italiani presenti nella regione.

Sono stati inoltre richiamati i rischi di un allargamento del conflitto, l’impatto sulle rotte energetiche e commerciali – in particolare nello Stretto di Hormuz – e la necessità di valutare eventuali strumenti per adeguare la presenza militare italiana, nel rispetto del Parlamento. Gli interventi dei due ministri sono poi stati criticati da diversi esponenti delle opposizioni, che hanno definito «gravi e preoccupanti» gli scenari descritti da Crosetto e Tajani.

La minaccia nucleare

Durante l’informativa, Tajani ha ricostruito l’avvio delle operazioni militari iniziate il 28 febbraio, soffermandosi sugli obiettivi degli attacchi, che hanno avuto «l’obiettivo di cancellare la minaccia nucleare» iraniana. Il ministro ha sottolineato che «Stati Uniti e Israele hanno deciso in autonomia e nella riservatezza» quando intervenire e che l’Italia, insieme a Germania e Polonia, è stata avvertita a fatti iniziati. Francia e Gran Bretagna, ha aggiunto, hanno riferito pubblicamente di non essere state informate in anticipo. Secondo Tajani, l’operazione condotta da Israele e Stati Uniti – finalizzata a eliminare il rischio nucleare e missilistico dell’Iran – potrebbe rappresentare un punto di svolta. La morte della guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, avvenuta il 28 febbraio, ha aggiunto, «apre una nuova fase per l’Iran». Il ministro ha ricordato poi tutte le giovani e i giovani che sono scesi in piazza, che «hanno pagato un prezzo altissimo», aggiungendo che «il popolo iraniano merita di veder riconosciuti i propri diritti civili e politici senza violenza» e auspicando una «transizione pacifica e rispettosa del popolo iraniano».

Nel corso dell’informativa Tajani ha inoltre condannato gli attacchi iraniani contro i Paesi del Golfo, sostenendo che hanno l’obiettivo di allargare il conflitto, aggiungendo che «l’unità del G7 è un elemento decisivo» e che l’Italia ha «ribadito la necessità di contenere la crisi». La crisi, ha avvertito, potrebbe però non risolversi rapidamente, ma durare settimane, sulla base delle decisioni prese dal regime iraniano. 

Per quanto riguarda gli italiani nella regione, Tajani ha parlato di una «prima notizia positiva»: non risultano cittadini italiani coinvolti negli attacchi, né civili né militari. «Garantire la loro sicurezza è la priorità assoluta dell’azione del governo», ha detto Tajani e ha annunciato che il governo sta organizzando voli charter per facilitare il rientro degli italiani rimasti nell’area. Secondo quanto riferito dal ministro, nell’area si trovano circa 70 mila italiani, molti dei quali avrebbero manifestato l’intenzione di rientrare. A questi si aggiungono i connazionali in transito su rotte che attraversano lo spazio aereo interessato dalla crisi e che risultano al momento bloccati.

Nuovi strumenti di intervento

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha fornito invece un aggiornamento sulla sicurezza nell’area del Golfo. Le operazioni realizzate da Israele e Stati Uniti, ha spiegato, sono state pianificate per colpire le minacce iraniane con l’obiettivo di «ridurre la capacità offensiva di Teheran». 

Secondo Crosetto, i Paesi del Golfo stanno esprimendo «grandissima preoccupazione» e hanno manifestato la necessità di rafforzare la propria difesa, in particolare quella aerea, anche con il supporto italiano. Il ministro ha richiamato l’attenzione sull’importanza strategica dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita oltre il 20 per cento del petrolio mondiale, sottolineando che l’energia «non è solo una variabile economica ma è legata alla sicurezza internazionale». Infine, Crosetto ha indicato la necessità di «adeguare tempestivamente la presenza militare» e di valutare strumenti normativi più flessibili, «nel rispetto del Parlamento».

Le critiche delle opposizioni

Su questo punto è intervenuto il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Angelo Bonelli, che ha definito «gravi e preoccupanti» le dichiarazioni del ministro della Difesa, criticando l’ipotesi di una partecipazione dell’Italia a operazioni militari e la richiesta di modificare le norme che regolano l’impiego dei militari italiani nelle missioni all’estero. Bonelli ha quindi chiesto che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni «dica con chiarezza che l’Italia non sarà coinvolta in una guerra voluta da Trump e Netanyahu».

Meloni è stata oggetto di critiche anche da parte della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. Quest’ultima è intervenuta in audizione chiedendo al governo di fermare gli attacchi di Stati Uniti e Israele, ma anche le azioni militari dell’Iran contro i Paesi del Golfo. Schlein ha inoltre criticato Meloni per non aver ancora preso posizione pubblicamente, sollecitando una «parola chiara» da parte della presidente del Consiglio.

Il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha dichiarato che «non possiamo affidare alle bombe gli scenari di crisi e i cambi di regimi» e ha chiesto al governo «una condanna degli attacchi unilaterali».

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