Fratelli d’Italia la spara grossa sull’Italia e il rispetto del Patto di stabilità

Secondo il partito di Meloni il nostro Paese sarebbe «l’unico» a rispettare i limiti di spesa europei, ma le cose non stanno proprio così
Ansa
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L’8 giugno Fratelli d’Italia ha rivendicato sui social i risultati del governo Meloni sui conti pubblici. In una grafica pubblicata su Instagram, il partito di Giorgia Meloni ha ripreso il titolo di un articolo de Il Sole 24 Ore, in cui si legge: «Patto di stabilità, la sorpresa Italia: è l’unica in regola mentre Francia e Germania sforano».

Nella descrizione del post, Fratelli d’Italia ha attaccato la sinistra, che a suo dire «pronosticava il baratro», sostenendo che i fatti racconterebbero invece «un’altra storia». Secondo il partito di Meloni, con questo governo l’Italia non sarebbe più il «fanalino di coda», ma una «nazione credibile, solida e finalmente capace di farsi guardare con rispetto in Europa». Nel post si legge che, «secondo i calcoli della Commissione europea», l’Italia sarebbe «l’unica nazione dell’Eurozona a rispettare i limiti di spesa previsti dal nuovo Patto di stabilità». 
Ma esiste davvero questo primato dell’Italia rispetto a tutti i Paesi che adottano l’euro? Abbiamo verificato che cosa dicono i documenti della Commissione europea. Un dato favorevole al nostro Paese c’è, ma il post di Fratelli d’Italia lo presenta in modo esagerato. 

Che cosa misura il nuovo Patto

Per capire che cosa c’è di corretto e cosa c’è di sbagliato nel post di Fratelli d’Italia bisogna partire da come funzionano le nuove regole europee sui conti pubblici. 

Con la riforma del Patto di stabilità e crescita (PSC), entrata in vigore nel 2024, la Commissione europea valuta il rispetto degli impegni di bilancio guardando soprattutto a un indicatore: la “spesa netta”. In parole semplici, questo indicatore misura la spesa pubblica escludendo alcune voci che non dipendono direttamente dalle scelte ordinarie del governo o che hanno un effetto temporaneo. Dalla spesa netta, per esempio, sono esclusi gli interessi sul debito pubblico, le spese finanziate con fondi dell’Unione europea, la parte nazionale di cofinanziamento dei programmi europei e le misure una tantum. Rientrano inoltre nel calcolo anche le decisioni del governo sulle entrate, come aumenti o riduzioni di tasse. L’obiettivo è misurare quanto cresce la parte di spesa pubblica su cui il governo ha maggiore controllo.

Per ogni Paese, il Consiglio dell’Unione europea approva un percorso di crescita della spesa netta. La Commissione europea confronta poi le previsioni con quel percorso: se la spesa cresce più del limite, il Paese può registrare uno scostamento; se cresce meno, risulta sotto il tetto. La valutazione non riguarda solo il singolo anno, ma anche il dato cumulato, cioè l’andamento complessivo nel periodo considerato. Questo significa che uno sforamento annuale può pesare meno se, nel complesso, la traiettoria resta in linea con gli impegni presi con l’Unione europea. Inoltre, la Commissione tiene conto anche di eventuali margini di flessibilità, come quelli concessi ad alcuni Paesi per l’aumento della spesa in difesa.

Il dato positivo dell’Italia

Venendo all’Italia, i numeri sono favorevoli per il 2026. Secondo gli ultimi dati pubblicati nelle tabelle fiscali della Commissione europea, la crescita della spesa netta è stimata all’1,4 per cento, rispetto al 2025, sotto il limite raccomandato dell’1,6 per cento. Anche il dato cumulato è sotto il tetto: 0,8 per cento contro 0,9 per cento.

Lo stesso emerge dagli scostamenti in termini assoluti. Per il 2026, la spesa netta dell’Italia è prevista 2 miliardi di euro sotto il limite annuale. Nel 2027, invece, la crescita annuale della spesa netta è stimata al 2 per cento, rispetto all’anno precedente, poco sopra il limite dell’1,9 per cento. Ma guardando all’intero periodo considerato, l’andamento complessivo dell’Italia resta in linea con gli impegni presi con l’Unione europea.

In altre parole, per quest’anno l’Italia risulta dentro i limiti previsti dalle nuove regole europee sulla spesa netta. La Commissione europea scrive che nel 2025 l’Italia aveva superato i tetti raccomandati, seppur di poco, e che dovrebbe correggere il deficit eccessivo nel 2026, entro la scadenza indicata dal Consiglio dell’Unione europea.

Il confronto nell’Eurozona

Il punto più problematico del post riguarda il presunto primato dell’Italia. Fratelli d’Italia sostiene che il nostro Paese sarebbe «l’unica nazione dell’Eurozona» a rispettare i limiti del nuovo Patto di stabilità. Ma questa formulazione non è corretta: l’area euro conta oggi 21 Paesi e, nella valutazione della Commissione europea, l’Italia non è l’unico Paese considerato “in regola”.

Se si guarda alla sola crescita della spesa netta rispetto ai tetti raccomandati, l’Italia ha effettivamente una posizione molto favorevole, soprattutto «tra i grandi Paesi» che adottano l’euro, come segnalato nella versione cartacea dell’articolo de Il Sole 24 Ore. Se si guarda però alla valutazione complessiva della Commissione europea sul rispetto degli obblighi del Patto, l’Italia non è l’unico caso. La Commissione indica infatti diversi Paesi come conformi o che è previsto siano conformi nel 2026. Tra questi, per esempio, ci sono Germania, Estonia, Irlanda, Grecia e Lettonia. La Commissione considera inoltre Cipro e Portogallo conformi agli obblighi del Patto grazie a una posizione di bilancio in avanzo o vicina al pareggio, pur segnalando alcune criticità sul rispetto dei massimali di crescita della spesa netta. 

Dunque non è vero che l’Italia sia l’unico Paese dell’Eurozona in regola. Nello stesso articolo de Il Sole 24 Ore, ripreso da Fratelli d’Italia, si legge che «quest’anno superano il tetto di spesa 15 dei 21 Paesi dell’Eurozona». Questo significa che, nel 2026, risultano altri cinque Paesi, oltre l’Italia, a non superare quel tetto. Il partito di Meloni ha quindi trasformato un dato favorevole all’Italia in un primato che non trova conferma nei documenti della Commissione europea.

I casi di Francia e Germania

Il post di Fratelli d’Italia cita anche Francia e Germania, sostenendo che siano «fuori dai parametri». Anche in questo caso, sono necessarie delle precisazioni. 

Per la Francia, il post ha una base nei dati. Secondo le tabelle della Commissione europea, nel 2026 la crescita della spesa netta francese è stimata all’1,4 per cento, sopra il tetto dell’1,2 per cento. Nel 2027, considerando l’intero periodo, è previsto che la Francia registri uno sforamento di 36,5 miliardi di euro rispetto al percorso concordato con l’Unione europea. Il quadro, però, è meno netto di quanto suggerisce Fratelli d’Italia. Per il 2026, infatti, la Commissione valuta la Francia a rischio di non conformità sul dato annuale, ma ancora conforme sul dato cumulato.

Per la Germania il quadro è più complesso. Dalle tabelle della Commissione risulta che quest’anno la crescita della spesa netta tedesca sia prevista al 5,6 per cento, oltre il limite raccomandato del 4,5 per cento. Nel 2027, guardando all’intero periodo, lo scostamento arriverebbe a 68,3 miliardi di euro. Questi dati, da soli, non bastano però  per dire che la Germania sia fuori dalle regole del Patto. Nel caso tedesco viene considerata anche la flessibilità concessa per l’aumento della spesa in difesa. Tenendo conto di questo margine, la Commissione valuta la Germania conforme nel 2025 e prevista conforme nel 2026.

In sostanza, il post di Fratelli d’Italia parte da un dato vero: nel 2026 l’Italia è prevista rispettare i limiti europei sulla spesa netta. Ma da questo dato trae una conclusione esagerata: l’Italia non è l’unico Paese tra quelli che adottano l’euro considerato in regola dalla Commissione europea. Inoltre, la stessa Commissione sottolinea che i conti pubblici italiani restano fragili: il debito è ancora molto alto, la produttività cresce poco e per ridurre queste vulnerabilità servono una politica di bilancio prudente e l’attuazione efficace di riforme e investimenti.
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