Nel pomeriggio di martedì 9 giugno la Corte Costituzionale si è riunita per pronunciarsi sul ricorso presentato dal Consiglio dei ministri contro la legge della Regione Sardegna del 2025 che ha indicato i criteri per l’individuazione delle cosiddette “aree idonee” alla costruzione di nuovi impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. La decisione della Corte sarà determinante, sia perché rappresenta un punto di svolta nella diatriba tra Stato e Regione Sardegna, sia perché in futuro potrebbe diventare un caso-studio nel rapporto tra regioni e governo in materia di transizione energetica.
La Regione Sardegna, infatti, è stata una delle prime a dotarsi di regole proprie per l’individuazione delle “aree idonee”. Col termine “aree idonee” ci si riferisce a quelle zone individuate come particolarmente adatte per la realizzazione di nuovi impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili (i cosiddetti impianti FER). La questione, tuttavia, è da tempo motivo di scontro tra lo Stato e la Regione autonoma. Vediamo perché.
La Regione Sardegna, infatti, è stata una delle prime a dotarsi di regole proprie per l’individuazione delle “aree idonee”. Col termine “aree idonee” ci si riferisce a quelle zone individuate come particolarmente adatte per la realizzazione di nuovi impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili (i cosiddetti impianti FER). La questione, tuttavia, è da tempo motivo di scontro tra lo Stato e la Regione autonoma. Vediamo perché.