Per Vannacci contare in Parlamento è una missione complicata

I regolamenti di Camera e Senato prevedono vincoli difficili da aggirare per creare gruppi parlamentari 
ANSA /ELISABETTA BARACCHI
ANSA /ELISABETTA BARACCHI
Il 4 febbraio il deputato Emanuele Pozzolo – noto per essere stato coinvolto a Capodanno del 2023 nel ferimento di un uomo con un colpo di pistola – ha annunciato il suo ingresso in Futuro Nazionale, il nuovo partito di destra fondato da Roberto Vannacci dopo la sua uscita dalla Lega. Al momento non è chiaro quali parlamentari seguiranno Pozzolo, che a maggio 2025 è stato espulso da Fratelli d’Italia. La questione non è secondaria, perché dal numero di eventuali adesioni dipenderà anche la possibilità per Futuro Nazionale di costituire propri gruppi parlamentari alla Camera e al Senato.

«Non posso dire al momento quanti parlamentari aderiranno: queste discussioni tattiche non ci appassionano», ha detto lo stesso Pozzolo a Pagella Politica. «Questa per noi è fantapolitica al momento. Non ci interessano questi ragionamenti: ci interessa solo riuscire ad avere quanti più sostenitori sui territori», ha aggiunto, ridimensionando l’ipotesi di una mossa immediata per strutturare una presenza autonoma in Parlamento.

Resta da capire se siano dichiarazioni di circostanza o una scelta politica reale. In ogni caso, la strada di Futuro Nazionale parte in salita. Costituire un gruppo parlamentare autonomo alla Camera e al Senato non è solo una questione politica: significa avere più risorse, visibilità e tempi garantiti nei dibattiti in aula. E non è affatto scontato riuscirci, perché i regolamenti parlamentari rendono questo passaggio molto difficile e lasciano pochi margini di manovra.

Lo scenario alla Camera

Il regolamento della Camera stabilisce che servono almeno 20 deputati sui 400 totali per formare un gruppo parlamentare. È prevista comunque un’eccezione: alla Camera, infatti, è possibile creare gruppo autonomo con meno di 20 deputati, ma solo se questi rappresentano un partito organizzato nel Paese, che si è presentato alle elezioni in almeno 20 collegi con lo stesso simbolo e ha ottenuto almeno 300 mila voti a livello nazionale. Di questa regola hanno beneficiato per esempio Italia Viva e Azione, i due partiti che si sono presentati alleati alle elezioni politiche del 2022, per poi separarsi ad aprile 2023. A oggi il gruppo di Italia Viva conta sei deputati, mentre quello di Azione dieci. 

Alla Camera, i deputati che non fanno parte di un gruppo parlamentare finiscono nel gruppo Misto, che a sua volta al suo interno può avere delle “componenti politiche”. In concreto, sono piccoli sottogruppi di deputati che fanno parte dello stesso partito. Per formare una componente politica nel gruppo Misto, però, servono almeno dieci deputati. Ne possono bastare solo tre, se rappresentano un partito o movimento che si è presentato alle elezioni oppure minoranze linguistiche riconosciute. Attualmente, 13 deputati fanno parte del gruppo Misto: tre formano la componente politica di Più Europa, quattro – eletti nella provincia autonoma di Bolzano e in Valle d’Aosta – formano quella delle minoranza linguistiche, mentre i rimanenti sei non sono iscritti ad alcuna componente. 

Secondo le ricostruzioni giornalistiche degli ultimi giorni, oltre a Pozzolo, altri tre deputati – tutti della Lega – potrebbero seguire Vannacci in Futuro Nazionale: l’ex sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso, Edoardo Ziello e Domenico Furgiuele. Se questi deputati aderissero al partito di Vannacci, avrebbero i numeri per formare una nuova componente politica nel gruppo Misto, ma per farlo dovrebbero dimostrare un collegamento con un partito che si era presentato alle scorse elezioni politiche. 

In altre parole, il gruppo di Vannacci dovrebbe ricevere il sostegno di un partito che non ha eletto rappresentanti alla Camera alle elezioni del 2022 e che si presterebbe a mettere il suo nome al gruppo parlamentare, oltre a quello di Futuro Nazionale. Tra i partiti che sono rimasti esclusi dal Parlamento alle scorse elezioni politiche c’è per esempio Italexit per l’Italia, che aveva ottenuto l’1,9 per cento dei voti, Italia Sovrana Popolare, la lista guidata da Marco Rizzo e Francesco Toscano (1,1 per cento), oppure il Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi, che alle scorse elezioni si era presentato nella lista “Alternativa per l’Italia-No Green Pass” (0,15 per cento).

In Senato è più difficile

Al Senato le regole per la creazione dei gruppi parlamentari sono simili a quelle della Camera, seppur con qualche differenza. Al Senato sei senatori possono formare un gruppo se rappresentano un partito che si è presentato alle elezioni e che ha eletto almeno un senatore. Il requisito sale a nove senatori se questi rappresentano un partito che si è presentato alle elezioni, senza eleggere nessun senatore. Facciamo un esempio. Se oggi nove senatori decidessero di uscire dai propri partiti e di formare il gruppo del Partito Comunista Italiano (PCI), potrebbero farlo perché il PCI si è presentato alle scorse elezioni politiche, senza eleggere nessun senatore. 

Anche al Senato i senatori che non riescono a formare un loro gruppo autonomo finiscono nel gruppo Misto, in cui si possono creare delle “componenti politiche” se queste rappresentano partiti che hanno eletto almeno un senatore oppure che hanno eletto rappresentanti alle elezioni politiche, regionali o europee.

Al momento, secondo fonti stampa, non sembrano esserci senatori pronti a passare in Futuro Nazionale di Vannacci.

C’entrano anche i soldi

Far parte di un gruppo parlamentare autonomo o di una componente politica del gruppo Misto è importante da un punto di vista sia politico sia economico.  

I gruppi parlamentari, infatti, ricevono ogni anno un finanziamento da parte della Camera e del Senato per organizzare iniziative ed eventi, e per pagare i collaboratori e i dipendenti del gruppo stesso. Secondo i dati più aggiornati, nel 2024 la Camera ha speso per i propri gruppi parlamentari circa 31 milioni di euro, il Senato circa 22 milioni, soldi che sono ripartiti tra i gruppi in base alla loro grandezza. I gruppi parlamentari autonomi ricevono più risorse rispetto ai parlamentari del gruppo Misto, che si devono spartire una fetta più piccola di finanziamenti. Nel 2024, per esempio, il gruppo parlamentare della Camera di Fratelli d’Italia ha ricevuto 8,4 milioni di euro di finanziamenti, mentre il gruppo Misto circa un milione, da dividere tra le varie componenti. 

Ricapitolando: al momento, anche se Futuro Nazionale riuscisse a costruire una presenza più strutturata in Parlamento, questo non metterebbe in discussione la stabilità della maggioranza di governo, che alla Camera e al Senato dispone di numeri ampi. Il discorso cambia però in prospettiva elettorale: se davvero il partito di Vannacci valesse intorno al 4 per cento, come indicano alcuni sondaggi, quella quota potrebbe diventare rilevante per la coalizione di centrodestra, soprattutto in un contesto in cui pochi punti percentuali possono fare la differenza tra mantenere o perdere la maggioranza dei voti.
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