Nordio fa confusione su come cambia il CSM con la riforma della giustizia

Secondo il ministro della Giustizia, se vincesse il Sì al referendum i magistrati nei due nuovi consigli e nell’Alta Corte saranno più di oggi, ma non è proprio così
ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI
ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI
Il 13 marzo, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha tenuto un discorso all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Consiglio Nazionale Forense, l’organismo che governa e rappresenta gli avvocati italiani. Nel discorso, Nordio ha difeso il sistema del sorteggio per scegliere i membri dell’Alta Corte disciplinare e dei due Consigli superiori della magistratura (CSM), quello requirente e quello giudicante, che la riforma sulla giustizia introduce al posto dell’unico CSM attuale. 

«Quello della nostra riforma non sarà un sorteggio anomalo. Sarà un sorteggio nell’ambito di un canestro di magistrati, soprattutto di magistrati, in grande maggioranza sia nell’Alta Corte disciplinare sia nei due Consigli superiori della magistratura, formati da magistrati in misura maggiore di quanto non lo siano oggi rispetto ai rappresentanti eletti dal Parlamento», ha detto il ministro.

In poche parole, Nordio ha lasciato intendere che se la riforma dovesse essere confermata dal referendum del 22 e 23 marzo, nell’Alta Corte disciplinare e nei due nuovi CSM l’incidenza dei membri “togati” (i magistrati) rispetto ai membri “laici” (giuristi e avvocati) sarà più alta rispetto alla situazione attuale. In pratica, secondo il ministro della Giustizia, la riforma non indebolirà il ruolo magistrati, come invece sostengono i critici. Nordio però ha fatto un po’ di confusione con i numeri.

Com’è composto il CSM

Innanzitutto vediamo da chi è formato oggi il CSM, che è l’organo di autogoverno della magistratura in Italia, quindi decide sulle carriere dei magistrati e stabilisce anche le eventuali sanzioni nei loro confronti.

Il CSM è composto complessivamente da 33 membri. Tre membri ne fanno parte di diritto: il presidente della Repubblica, che lo presiede, e due esponenti della Corte di Cassazione, il primo presidente e il procuratore generale. Venti magistrati – i membri togati – sono eletti dai colleghi mentre dieci componenti – i membri laici – sono eletti dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari in materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di esercizio della professione. 

In pratica oggi i magistrati sono circa due terzi dei componenti totali del CSM (20 su 33), mentre i membri laici sono meno di un terzo (10 su 33).

Come cambierebbe con la riforma

La riforma voluta dal governo Meloni punta a sdoppiare il CSM in due organi distinti, il CSM per i pubblici ministeri e il CSM per i giudici. 

Per i membri togati, ossia i magistrati che faranno parte del CSM giudicante e di quello requirente, non ci saranno più liste, campagne elettorali o schede da votare. La riforma prevede il sorteggio secco: i componenti saranno estratti casualmente tra tutti i magistrati che abbiano i requisiti di legge per ricoprire l’incarico. 

Anche per i membri laici la riforma prevede l’introduzione del sorteggio, ma in questo caso è “temperato”. Se la riforma fosse confermata dal referendum, Camera e Senato dovranno compilare un elenco di professori universitari in materie giuridiche e avvocati con almeno quindici anni di esercizio, selezionandoli in base alle competenze. Una volta formato l’elenco di idonei, sarà la sorte a decidere chi tra loro entrerà effettivamente nei due CSM. L’obiettivo dichiarato della riforma sulla separazione delle carriere voluta dal governo Meloni e dal ministro della Giustizia Carlo Nordio è soprattutto togliere alle cosiddette “correnti” della magistratura la possibilità di influenzare l’elezione dei membri togati.

Al di là di questi cambiamenti, nei due nuovi CSM il “peso” dei membri togati, e quindi dei magistrati, sarà lo stesso di oggi. La riforma comporterà un aumento in termini assoluti delle figure che prenderanno parte all’autogoverno della magistratura, visto che ci sarà lo sdoppiamento del CSM. Ma in proporzione, le cose non cambieranno rispetto a oggi. La riforma prevede infatti che i membri togati continueranno a essere i due terzi dei componenti di entrambi i CSM, mentre i laici continueranno a essere un terzo.

L’Alta corte

E veniamo ora all’Alta Corte disciplinare, che si occuperà dei procedimenti disciplinari e delle sanzioni contro i magistrati che commettono abusi. Questi compiti ora sono in capo al CSM, ma il governo con la riforma punta ad affidarli a un organo terzo.

L’Alta Corte sarà composta da 15 membri. Di questi, tre saranno nominati dal presidente della Repubblica tra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno venti anni di esercizio; altri tre saranno estratti a sorte da un elenco stilato dal Parlamento sempre tra professori e avvocati con lo stesso requisito di esperienza; sei saranno invece estratti a sorte tra i magistrati giudicanti, ossia i giudici, in possesso di specifici requisiti; mentre altri tre saranno estratti a sorte tra i magistrati requirenti, ossia i pubblici ministeri. Insomma, su 15 membri della nuova Alta Corte disciplinare, i magistrati saranno complessivamente nove (i tre quinti dei componenti totali), mentre gli avvocati e i professori universitari indicati in qualche modo dalla politica – contando anche quelli scelti dal presidente della Repubblica – saranno nel complesso sei (due quinti).

Siccome l’Alta Corte è un organo inedito è difficile fare paragoni per quanto riguarda il peso dei magistrati al suo interno. L’unico confronto che si può fare è con la sezione disciplinare del CSM, che attualmente è quella che si occupa dei provvedimenti disciplinari contro i magistrati negligenti. In base alla legge che regola il funzionamento del CSM, la sezione disciplinare del CSM è composta da sei membri effettivi, oltre che da cinque membri supplenti, che sostituiscono i componenti effettivi nel caso fossero assenti e che possono aumentare per consentire il funzionamento dell’organo. I membri effettivi sono il vicepresidente del CSM (che fa parte di diritto ed è scelto tra i membri “laici” eletti dal Parlamento), un altro componente laico del CSM eletto dal Parlamento, e quattro membri togati, in particolare un magistrato di Cassazione, due giudici di merito e un pubblico ministero (lo stesso schema vale per i componenti supplenti).

Dunque, considerando i membri effettivi, i membri togati nella sezione disciplinare del CSM, cioè i magistrati, sono quattro su sei componenti totali, ossia i due terzi (il 67 per cento circa). Questa proporzione non è molto diversa dal peso che avranno i magistrati nell’eventuale nuova Alta Corte disciplinare, dove i membri togati saranno i tre quinti del totale (il 60 per cento).

Insomma, Nordio ha lasciato intendere che con la riforma della giustizia nei due nuovi CSM la presenza dei magistrati rispetto ai membri laici sarà superiore rispetto a oggi. Le cose però non stanno così. Il numero di magistrati negli organi di governo della magistratura aumenterà in termini assoluti, ma questo è determinato soprattutto dallo sdoppiamento del CSM in due organi distinti. In proporzione però, all’interno dei due nuovi CSM il peso dei magistrati non cambia rispetto alla situazione attuale. E lo stesso vale per la nuova Alta corte disciplinare, dove il peso dei magistrati sarà eventualmente in linea con quello dei magistrati presenti nell’attuale sezione disciplinare del CSM. 

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