Il 13 marzo, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha tenuto un discorso all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Consiglio Nazionale Forense, l’organismo che governa e rappresenta gli avvocati italiani. Nel discorso, Nordio ha difeso il sistema del sorteggio per scegliere i membri dell’Alta Corte disciplinare e dei due Consigli superiori della magistratura (CSM), quello requirente e quello giudicante, che la riforma sulla giustizia introduce al posto dell’unico CSM attuale.
«Quello della nostra riforma non sarà un sorteggio anomalo. Sarà un sorteggio nell’ambito di un canestro di magistrati, soprattutto di magistrati, in grande maggioranza sia nell’Alta Corte disciplinare sia nei due Consigli superiori della magistratura, formati da magistrati in misura maggiore di quanto non lo siano oggi rispetto ai rappresentanti eletti dal Parlamento», ha detto il ministro.
In poche parole, Nordio ha lasciato intendere che se la riforma dovesse essere confermata dal referendum del 22 e 23 marzo, nell’Alta Corte disciplinare e nei due nuovi CSM l’incidenza dei membri “togati” (i magistrati) rispetto ai membri “laici” (giuristi e avvocati) sarà più alta rispetto alla situazione attuale. In pratica, secondo il ministro della Giustizia, la riforma non indebolirà il ruolo magistrati, come invece sostengono i critici. Nordio però ha fatto un po’ di confusione con i numeri.
«Quello della nostra riforma non sarà un sorteggio anomalo. Sarà un sorteggio nell’ambito di un canestro di magistrati, soprattutto di magistrati, in grande maggioranza sia nell’Alta Corte disciplinare sia nei due Consigli superiori della magistratura, formati da magistrati in misura maggiore di quanto non lo siano oggi rispetto ai rappresentanti eletti dal Parlamento», ha detto il ministro.
In poche parole, Nordio ha lasciato intendere che se la riforma dovesse essere confermata dal referendum del 22 e 23 marzo, nell’Alta Corte disciplinare e nei due nuovi CSM l’incidenza dei membri “togati” (i magistrati) rispetto ai membri “laici” (giuristi e avvocati) sarà più alta rispetto alla situazione attuale. In pratica, secondo il ministro della Giustizia, la riforma non indebolirà il ruolo magistrati, come invece sostengono i critici. Nordio però ha fatto un po’ di confusione con i numeri.