Conte e Fratelli d’Italia la fanno troppo facile sul ritorno dell’abuso d’ufficio

Secondo il presidente del Movimento 5 Stelle l’Italia dovrà reintrodurre il reato, mentre per il partito di Meloni è una «fake news». Entrambe le versioni sono fuorvianti
Ansa
Ansa
Da alcuni giorni sta facendo discutere una nuova direttiva approvata dal Parlamento europeo che introduce alcune norme anticorruzione. Dopo il via libera della direttiva, avvenuto lo scorso 26 marzo, il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha scritto su X che «è arrivata un’altra batosta per Meloni e Nordio sulla giustizia», perché proprio per via della nuove regole europee «il governo italiano sarà costretto a fare retromarcia sulla cancellazione dell’abuso di ufficio». 

Questo reato è stato cancellato dal governo Meloni a luglio 2024. Al contrario, sempre su X, Fratelli d’Italia ha scritto che quella di Conte e del Movimento 5 Stelle è soltanto «propaganda». «Una totale invenzione: la direttiva ribadisce che gli Stati hanno piena libertà nella scelta degli strumenti per combattere la corruzione e l’Italia dispone già di tutti i mezzi necessari», si legge nel post pubblicato da Fratelli d’Italia, che ha escluso qualsiasi marcia indietro da parte del governo.
Al netto delle legittime opinioni politiche, come stanno davvero le cose? In breve: Conte e Fratelli d’Italia la fanno entrambi troppo facile, ed entrambe le versioni sono fuorvianti.

La direttiva e l’abuso d’ufficio

Prima di entrare nel merito della direttiva e capire che cosa torna e cosa no delle versioni di Conte e Fratelli d’Italia, occorre chiarire che cos’è il reato di abuso d’ufficio. 

In Italia il reato di abuso d’ufficio – che fino alla cancellazione era previsto all’articolo 323 del codice penale – era commesso quando un pubblico ufficiale (per esempio il sindaco di un comune) causa durante l’esercizio delle sue funzioni un danno patrimoniale o un vantaggio a suo favore violando le leggi oppure omettendo di astenersi in una decisione quando è coinvolto in un conflitto di interessi. 

In poche parole, l’articolo 323 colpiva l’uso distorto del potere pubblico in tutti gli ambiti che non fossero coperti da altre fattispecie di reato come la corruzione, la concussione o il peculato. Insomma, il reato di abuso d’ufficio era piuttosto generico e serviva a punire violazioni della legge da parte del funzionario pubblico che, senza ricadere in altri reati, producevano favoritismi o danni ingiusti.

Come si legge in una sentenza emessa dalla Corte Costituzionale nel 2025 – che ne ha dichiarato legittima la cancellazione – erano abuso d’ufficio la creazione di bandi universitari per favorire uno specifico candidato; le procedure concorsuali con criteri costruiti sul profilo di un certo concorrente; le violazioni dell’obbligo di astensione in conflitto di interessi; il rilascio illecito di autorizzazioni e altri casi di uso distorto del potere non accompagnati da tangenti o da costrizione.

Tra le motivazioni della cancellazione dell’abuso d’ufficio, il governo aveva sostenuto che il reato fosse troppo generico e che nella maggior parte dei casi pochissimi processi per abuso d’ufficio si concludevano con una condanna. Questo è sostanzialmente vero. Secondo i dati più aggiornati del Ministero della Giustizia, nel 2021 erano stati definiti 5.418 procedimenti per abuso d’ufficio, ma le condanne erano state soltanto nove, a cui si aggiungono 35 sentenze di patteggiamento.

L’iter della direttiva

Veniamo ora alla direttiva anticorruzione che sta suscitando dibattito in Italia. La direttiva è stata approvata il 26 marzo dal Parlamento europeo, ma il suo procedimento legislativo non è ancora concluso perché manca l’adozione finale del Consiglio dell’Unione europea. Questo è l’organo che raggruppa i governi dei 27 Stati membri dell’Ue, ed è composto dai ministri di ciascuno Stato membro, che si riuniscono di volta in volta in base al loro settore di competenza. Solo dopo il via libera del Consiglio dell’Ue, e dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, la direttiva entrerà in vigore. In seguito, gli Stati membri dovranno recepire nei loro ordinamenti le richieste della direttiva entro 24 mesi dalla sua entrata in vigore. La direttiva costituisce il primo quadro di norme comuni dell’Ue contro la corruzione e gli Stati membri dovranno adottare reati specifici per contrastarla. Tra i reati menzionati nel testo della direttiva ci sono la corruzione nel settore pubblico e in quello privato, l’appropriazione indebita, l’intralcio alla giustizia, il traffico di influenze, l’esercizio illecito di funzioni pubbliche, l’arricchimento illecito collegato alla corruzione e l’occultamento, ma non esplicitamente il reato di abuso d’ufficio. 

La previsione dell’abuso d’ufficio era in qualche modo inserita nella prima versione della direttiva, presentata nel 2023 dalla Commissione europea: l’articolo 11 invitava gli Stati dell’Ue a introdurre il reato di “abuse of functions” (in italiano “abuso di funzioni”), per punire il pubblico ufficiale che, nell’esercizio delle sue funzioni, compie (o omette di compiere) un atto violando la legge per ricavarne personale o per altri.

Questo reato previsto dalla direttiva era sostanzialmente riconducibile all’abuso d’ufficio previsto in Italia fino al 2024. In seguito, il testo della direttiva è stato modificato dal Consiglio dei ministri della Giustizia dell’Ue, di cui fa parte anche l’Italia con il ministro della Giustizia Carlo Nordio. A giugno 2024 il Consiglio aveva “attenuato” la portata del reato di abuso di funzioni, trasformando l’obbligo per gli Stati membri di introdurre il reato in un semplice suggerimento. Il 2 dicembre 2025 durante i cosiddetti “triloghi” – cioè nel negoziato tra Parlamento europeo, Consiglio dell’Unione europea e Commissione europea sul testo di compromesso della direttiva – è stata raggiunta l’intesa politica che ha riscritto anche l’articolo 11, quello relativo all’abuso di funzioni. Nella versione adottata nei triloghi, il reato di abuso di funzioni è stato sostituito dal reato di “unlawful exercise of public functions” (in italiano “esercizio illecito di funzioni pubbliche”). Questa versione del testo è stata condivisa anche dal governo italiano, come ha confermato (min. 12.21.36) il 26 marzo in una conferenza stampa la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. Nella nuova versione è venuto meno il riferimento al compimento o all’omissione di un atto in violazione di legge per procurare un vantaggio indebito, ed è stato previsto l’obbligo per gli Stati membri di punire almeno alcune gravi violazioni di legge commesse intenzionalmente dal funzionario pubblico nell’esercizio delle sue funzioni, lasciando ai legislatori nazionali un certo margine di manovra nella definizione concreta delle condotte da punire e, se del caso, delle categorie di funzionari pubblici da includere. Nella versione approvata dal Parlamento europeo il 26 marzo il reato di esercizio illecito di funzioni pubbliche è poi passato all’articolo 7 del testo, per via di altre modifiche introdotte nel testo.

Un vuoto normativo?

È vero, come ha sostenuto Fratelli d’Italia, che la direttiva ribadisce che gli Stati hanno piena libertà nella scelta degli strumenti per combattere la corruzione e che il testo non prevede un’esplicita richiesta di introdurre il reato di abuso d’ufficio. Non esiste quindi nessun automatismo per cui l’Italia debba reintrodurre l’abuso d’ufficio, come invece suggerito da Conte. Allo stesso tempo, però, non è scontato che l’Italia abbia già tutte le norme necessarie per coprire le condotte un tempo punite dall’abuso d’ufficio. 

Su questo punto gli esperti sono divisi. Secondo Gian Luigi Gatta, professore di Diritto penale all’università di Milano, il problema «non è tanto chiedersi se esiste o meno un nuovo obbligo internazionale di incriminare l’abuso d’ufficio», ma capire se, dopo l’abrogazione dell’articolo 323 del codice penale, nell’ordinamento italiano resti scoperta una parte delle condotte che l’attuale articolo 7 della direttiva chiede comunque di punire. Già in un precedente approfondimento avevamo messo in evidenza la possibilità, secondo alcuni esperti, di un vuoto normativo dettato dalla cancellazione del reato di abuso d’ufficio. La stessa Corte costituzionale, nella sentenza in cui ha dichiarato legittima la cancellazione dell’abuso d’ufficio, ha parlato di «indubbi vuoti di tutela» prodotti dall’abrogazione di tale reato. Si tratta delle violazioni intenzionali della legge commesse dal funzionario pubblico nell’esercizio delle sue funzioni quando non ci sono gli elementi tipici di altri reati già esistenti. È in questo spazio residuo – quello dei favoritismi intenzionali, dei danni ingiusti e delle violazioni gravi della legge non assorbite da altre fattispecie – che, secondo Gatta, può riemergere l’esigenza di un intervento del legislatore italiano.

Il procuratore di Perugia Raffaele Cantone, ex presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), è stato molto netto. Il 26 marzo, in un’intervista all’Adnkronos, Cantone ha affermato che il governo italiano dovrà ragionare su come reintrodurre l’abuso d’ufficio, richiamando l’opinione contraria alla cancellazione del reato espressa durante le audizioni in Parlamento sulla proposta del governo Meloni. L’attuale presidente dell’ANAC, Giuseppe Busia, a sua volta ha detto di sperare «che il recepimento della direttiva sia l’occasione per colmare almeno alcuni dei vuoti di tutela che si sono aperti con l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio».

Non tutti gli esperti sono d’accordo con questa visione. Il 26 marzo, in un’intervista a Il Foglio, il professore emerito di diritto penale all’Università di Bologna Luigi Stortoni ha detto che non è vero che la direttiva anticorruzione approvata dal Parlamento europeo obbligherà l’Italia a reintrodurre il reato di abuso d’ufficio. Secondo Stortoni, nel sistema penale italiano vi sarebbero già fattispecie capaci di soddisfare gli obblighi previsti dalla direttiva. Stortoni ha aggiunto che l’articolo 7 della direttiva stessa, quello che prevede il reato di esercizio illecito di funzioni pubbliche, è formulato in modo estremamente generico, lasciando agli Stati un’ampia discrezionalità, e richiede di punire solo le condotte gravi. 

In conclusione non è vero, come ha sostenuto Giuseppe Conte, che la nuova direttiva europea anticorruzione obbliga l’Italia a reintrodurre per forza il reato di abuso d’ufficio, cancellato dal governo Meloni a luglio 2024. Ma allo stesso tempo Fratelli d’Italia la fa troppo semplice a sostenere che il nostro Paese abbia già tutte le norme per sanzionare tutte le condotte che un tempo erano punite dall’abuso d’ufficio. Secondo alcuni esperti, l’ordinamento italiano ad oggi lascia scoperte alcune violazioni, mentre per altri le norme attuali sarebbero comunque sufficienti. Dopo il via libera definitivo della direttiva da parte del Consiglio Ue, spetterà al governo italiano valutare in quale misura sia necessario adeguarsi alla direttiva stessa.

La politica senza chiacchiere.

SIamo un progetto indipendente che dal 2012 aiuta i lettori a comprendere che cosa muove le dinamiche della politica, basandosi su numeri e fatti.

Con la membership riceverai anche una newsletter quotidiana e l’accesso a contenuti esclusivi.
SOSTIENI PAGELLA
Newsletter

Politica di un certo genere

Ogni martedì
In questa newsletter proviamo a capire perché le questioni di genere sono anche una questione politica. Qui un esempio.

Ultimi articoli