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No, la flat tax per le partite Iva non «si paga da sola»

| 12 settembre 2022
La dichiarazione
«La flat tax si paga da sola, perché la flat tax al 15 per cento, stamattina, funziona per 2 milioni di partite Iva»
Fonte: Agorà – Rai3 | 12 settembre 2022
ANSA/GIUSEPPE LAMI
ANSA/GIUSEPPE LAMI
Verdetto sintetico
Il leader della Lega sbaglia e l’esempio che cita lo contraddice.
In breve
  • La legge di Bilancio per il 2019, approvata dal primo governo Conte sostenuto dalla Lega, ha esteso il già esistente regime forfetario del 15 per cento alle partite Iva con un fatturato fino a 65 mila euro. TWEET
  • La relazione tecnica del provvedimento aveva stimato, a regime, 1,4 miliardi di euro in meno di entrate per le casse dello Stato. TWEET
Il 12 settembre, ospite ad Agorà su Rai 3, il leader della Lega Matteo Salvini ha difeso (min. 7:12) la proposta del suo partito di introdurre la cosiddetta “flat tax”, ossia un sistema fiscale con cui i redditi dei contribuenti sono tassati con un’unica aliquota. 

Secondo Salvini, la flat tax «si paga da sola», ossia si finanzia da sola, perché è già in vigore, con un’aliquota del 15 per cento, per «2 milioni di partite Iva». Il riferimento è ai lavoratori autonomi con redditi fino a 65 mila euro che, grazie alla legge di Bilancio per il 2019, approvata dal primo governo Conte, sostenuto da Lega e Movimento 5 stelle, beneficiano del regime forfetario. Secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, nel 2020 queste partite Iva erano circa 1,6 milioni, a cui nel 2021 se ne sono aggiunte circa 240 mila, portando il numero degli autonomi con il forfetario vicino ai «2 milioni» citati da Salvini.

Ma è vero che grazie a questa estensione del regime forfetario, chiamata «flat tax» dal leader della Lega, non ci sono costi per lo Stato? La risposta è no.

Il costo della flat tax per le partite Iva

Come anticipato, alla fine del 2018, con la legge di Bilancio per il 2019, la Lega al governo ha esteso il già esistente regime forfetario del 15 per cento per le partite Iva con un fatturato fino a 65 mila euro. In più, la manovra finanziaria aveva introdotto un’unica aliquota, pari al 20 per cento, per le partite Iva con un fatturato tra 65 mila e 100 mila euro. Questa aliquota è stata poi abolita l’anno dopo, con la legge di Bilancio per il 2020, dal secondo governo Conte, sostenuto da Partito democratico, Movimento 5 stelle, Italia viva e Liberi e uguali.

A differenza di quanto detto da Salvini in tv, non è vero che la flat tax «si paga da sola». E a dirlo era la stessa relazione tecnica che accompagnava il disegno di legge di Bilancio per il 2019. Secondo le stime del primo governo Conte, a causa dell’estensione del regime forfetario del 15 per cento, nel 2019 lo Stato avrebbe perso 330 milioni di euro di entrate, che salivano a 1,8 miliardi di euro nel 2020, per poi stabilizzarsi a un costo annuo di 1,4 miliardi di euro fino al 2028. 

Anche l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), un organismo indipendente che ha il compito di vigilare sulle finanze pubbliche, a inizio 2019 aveva calcolato che l’estensione del regime forfetario avrebbe determinato un «costo per la finanza pubblica di circa 1,4 miliardi di euro». Lo stesso Upb ha sottolineato che è comunque «complesso» stimare gli effetti finanziari di un regime come quello forfetario per le partite Iva, perché è impossibile prevedere con precisione quanti decideranno di aderirvi, magari riducendo l’attività economica o eludendo il fisco per rientrare nelle soglie economiche fissate. 

Il programma della coalizione di centrodestra per le elezioni del prossimo 25 settembre propone di estendere il regime forfetario del 15 per cento a tutte le partite Iva con un fatturato fino a 100 mila euro, senza però dire dove prenderà i soldi per finanziare questa misura.

In generale, l’idea che tagliare le tasse faccia aumentare il gettito dello Stato (perché così i contribuenti lavorano di più e fatturano di più) non ha raccolto solide prove nella letteratura scientifica.

Il verdetto

Secondo Matteo Salvini, la flat tax «si paga da sola», come dimostrerebbero le partite Iva che già oggi accedono al regime forfetario del 15 per cento. In realtà, il primo governo Conte, sostenuto anche dalla Lega, aveva stimato che l’estensione dell’aliquota unica al 15 per cento per gli autonomi con un fatturato fino ai 65 mila euro avrebbe portato a un calo delle entrate per lo Stato pari a 1,4 miliardi di euro a regime.

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