Alberto Balboni

Balboni (FdI) sbaglia: tra i migranti i profughi sono 1 su 5, non 1 su 20

«Forse al massimo il 5 per cento di coloro che arrivano sulle nostre coste sono davvero profughi: tutti gli altri sono migranti economici»

Pubblicato: 31 lug 2020
Data origine: 30 lug 2020
Macroarea questioni sociali

Il senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni il 30 luglio ha dichiarato, intervenendo in Senato nella discussione sull’autorizzazione (poi concessa) a procedere contro Matteo Salvini per il caso Open Arms, che «al massimo il 5 per cento» dei migranti che arrivano in Italia sono davvero dei profughi e che «tutti gli altri sono migranti economici».

È falso. Andiamo a vedere i dettagli.

Status di rifugiati, protezione sussidiaria, protezione speciale

Prima ancora di vedere i numeri, ricordiamo che la legge italiana non parla di “profughi” – «persone costrette ad abbandonare la loro terra, il loro Paese, la loro patria in seguito a eventi bellici, a persecuzioni politiche o razziali, oppure a cataclismi come eruzioni vulcaniche, terremoti, alluvioni etc.» secondo la definizione della Treccani – ma al massimo di aventi diritto all’asilo.

In Italia il diritto di asilo è previsto direttamente dalla Costituzione, che all’articolo 10 comma 3 stabilisce: «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge».

La legge contempla a oggi tre modalità per avere il diritto di asilo. La prima è quella di ottenere lo status di rifugiato: previsto direttamente dalla convenzione di Ginevra del 1951, recepita dall’Italia con la legge n.722 del 1954, viene riconosciuto a coloro che sono scappati dal proprio Paese per aver subìto, o avere il fondato timore di poter subire atti di persecuzione dovuti alla propria razza, religione, appartenenza ad un gruppo sociale, cittadinanza, o opinioni politiche.

La seconda è quella della protezione sussidiaria che – come abbiamo spiegato in una nostra precedente analisi – viene riconosciuta, in base al decreto legislativo n.251 del 19 novembre 2007 (artt. 14 e ss.), a chi non ha i requisiti per ottenere lo status di rifugiato ma che se tornasse nel Paese di origine correrebbe il rischio di morte, tortura o grave pericolo di vita legato a conflitti in corso.

Infine c’è la protezione speciale. Questa è stata introdotta dal governo Conte I tramite il decreto-legge n.113 del 2018 (uno dei “decreti sicurezza” voluti dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini), che ha contestualmente abolito la precedente “protezione umanitaria”.

Mentre questa – come abbiamo scritto in passato – veniva data in via residuale rispetto alle altre due forme di protezione, quando c’erano comunque gravi motivi umanitari, la nuova protezione speciale contempla permessi per ipotesi molto specifiche: per cure mediche, per le vittime di violenza domestica e di grave sfruttamento, per situazioni di eccezionale calamità, o per atti di particolare valore civile.

Chiarito questo, andiamo a vedere i numeri.

Quanti sono i profughi sul totale

Balboni distingue nella sua affermazione i «profughi» da «tutti gli altri», che sono «migranti economici». Quindi nel nostro calcolo conteggeremo nella categoria dei profughi tutti gli aventi diritto all’asilo (e non, ad esempio, solo i “rifugiati”), e in quella dei “migranti economici” – altro concetto di cui manca una definizione legale – quelli cui questo diritto non viene riconosciuto.

Abbiamo elaborato i dati messi a disposizione dal Ministero dell’Interno che coprono il periodo gennaio-aprile 2020* (i più recenti disponibili). Risultano prese in totale 17.437 decisioni su domande di asilo, di queste 1.832 hanno concesso lo status di rifugiato (10,5 per cento), 1.606 la protezione sussidiaria (9,2 per cento) e 109 la protezione speciale (0,6 per cento).

Dunque il 20 per cento abbondante dei richiedenti asilo ha visto accolta la sua domanda: il quadruplo di quanto sostenuto dal senatore Balboni.

Inoltre, come avevamo segnalato anche in una nostra precedente analisi, i dinieghi della domanda di asilo (che nei mesi recenti sono stati l’80 per cento del totale) possono essere appellati dal migrante, e dunque la percentuale di chi alla fine viene considerato un migrante economico che non ha diritto ad alcuna forma di protezione potrebbe essere ancora più bassa.

I dati dei primi mesi del 2020 sono in linea con quelli del 2019, quando il diritto di asilo era stato riconosciuto al 19 per cento dei richiedenti (95.060 in totale): 11 per cento rifugiati, 7 per cento protezione sussidiaria e 1 per cento protezione speciale.

Se, infine, guardiamo alla situazione negli anni precedenti, quando era ancora in vigore la protezione umanitaria, le percentuali di aventi diritto all’asilo aumentano ulteriormente: nel 2018 il 34 per cento (21 per cento solo di protezione umanitaria), nel 2017 il 42 per cento (25 per cento di protezione umanitaria), nel 2016 il 40 per cento (21 per cento di protezione umanitaria) e nel 2015 il 41 per cento (22 per cento di protezione umanitaria).

Il verdetto

Il senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni ha sostenuto il 30 luglio che i veri «profughi» siano solo il 5 per cento di chi arriva in Italia, mentre tutti gli altri sono «migranti economici».

È falso: nei mesi recenti gli aventi diritto all’asilo, persone che (semplificando) non sono state considerate semplici migranti economici, sono stati il 20 per cento del totale. Il quadruplo di quanto dichiarato da Balboni.

Questa percentuale oltretutto non tiene conto degli eventuali ricorsi che i migranti possono fare contro il diniego, in prima istanza, della loro domanda di asilo.

Una percentuale simile (19 per cento) si riscontra anche nel 2019 e se poi guardiamo alle percentuali degli anni precedenti, quando non era ancora stata abolita la protezione umanitaria, la percentuale di aventi diritto all’asilo ha oscillato tra il 34 e il 42 per cento.

Nel complesso per Balboni un “Pinocchio andante”.

*dalla serie del Ministero manca il mese di novembre 2019 e il mese di aprile 2020, probabilmente a causa dell’epidemia di Covid-19, ha numeri molto più bassi della media degli altri mesi

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