Giorgia Meloni

No, in Svezia il governo non ha “pieni poteri” come Orbán in Ungheria

«Segnalo che non l’ha fatto solo Orbán in Europa [di farsi dare “pieni poteri” dal Parlamento], ma l’ha fatto per esempio anche il premier svedese, che è un socialista ma di quello lei non sentirà parlare» (min. 11:08)

Pubblicato: 05 mag 2020
Data origine: 03 mag 2020
Macroarea esteri

Aggiornamento, 12 maggio 2020: Una precedente versione di questo fact-checking conteneva alcune imprecisioni relative al testo di legge approvato dal Parlamento svedese per dare maggiori poteri al governo, come abbiamo spiegato qui.

Il 3 maggio, ospite a Non è l’Arena su La7, la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni è tornata (min. 11:08) sulla decisione di fine marzo 2020 del Parlamento ungherese, che ha assegnato poteri straordinari al primo ministro ungherese Viktor Orbán.

All’epoca Meloni aveva già difeso Orbán, esagerando però – come avevamo scritto – nel paragonare la situazione ungherese con quella esistente in Italia, in particolare per via dei decreti del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) firmati da Giuseppe Conte.

Questa volta, la leader di Fratelli d’Italia ha detto al conduttore Massimo Giletti che «non l’ha fatto solo Orbán in Europa» di farsi dare “pieni poteri” dal Parlamento, «ma l’ha fatto per esempio anche il premier svedese, che è un socialista ma di quello Lei non sentirà parlare».

È davvero così? Abbiamo verificato e Meloni sbaglia.

Chi governa in Svezia

Dal 21 gennaio 2019 la Svezia è governata da un esecutivo di coalizione, composto dal Partito socialdemocratico del primo ministro Stefan Löfven e dal Partito dei Verdi.

All’interno del Riksdag – il Parlamento monocamerale svedese – questi due partiti contano rispettivamente 100 e 16 parlamentari su un totale di 349, numeri che non garantiscono a Löfven di governare in autonomia.

L’esecutivo infatti, formatosi dopo quattro mesi dalle elezioni di settembre 2018, è un governo di minoranza, che ha ottenuto l’appoggio esterno del Partito Liberale, del Partito di Centro e del Partito della Sinistra.

Dall’inizio dell’emergenza coronavirus, la Svezia è un caso eccezionale in Europa, imponendo restrizioni molto più blande rispetto agli altri Paesi europei e registrando numeri relativamente bassi tra contagiati e deceduti (rispettivamente 23.126 e 2.854 al 5 maggio 2020).

Ma è vero che per gestire l’emergenza Löfven e il suo governo si sono fatti dare “pieni poteri” dal Parlamento? La risposta è no; o almeno, come vedremo meglio più avanti, non nello stesso modo in cui è stato fatto da Orbán in Ungheria.

“Pieni poteri” svedesi, oppure no?

Il 16 aprile scorso il Riksdag ha approvato con 44 sì e 11 no alcune modifiche temporanee alla legge svedese sul controllo delle malattie (Smittskyddslag, qui consultabile nella versione antecedente le modifiche).

Tra i 55 parlamentari presenti al voto (il numero dei deputati ammessi in Aula è stato ridotto dai 349 ordinari per limitare i rischi di contagio), hanno espresso la loro approvazione tutti i rappresentanti degli otto partiti dell’arco parlamentare, tranne gli 11 del Partito Moderato (di centrodestra e all’opposizione).

Come si può leggere nella nuova versione della legge sul controllo delle malattie, al governo sono stati assegnati (9 kap, par. 6a-6b) alcuni nuovi poteri per introdurre limitazioni temporanee agli assembramenti pubblici, alle chiusure di negozi, centri commerciali, bar e ristoranti, o ai mezzi di trasporto, e alla ridistribuzione di medicine o dispositivi di protezione individuale tra i fornitori privati.

Per intenderci, queste misure sono paragonabili solo a una parte delle disposizioni introdotte in Italia nelle ultime settimane attraverso i Dpcm emanati da Conte, che hanno il loro fondamento legale nel decreto-legge del 23 febbraio 2020 e in quello del 25 marzo 2020.

«Le disposizioni prese in base ai paragrafi 6a e 6b devono essere immediatamente sottoposte al parere del Riksdag», si legge al paragrafo 6c (9 kap) della nuova versione della legge sul controllo delle malattie.

In pratica il governo può approvare specifici interventi, che entrano subito in vigore, ma che nei giorni successivi possono essere respinti dal Parlamento (dove ricordiamo il governo non ha la maggioranza).

I nuovi poteri del governo Löfven sono entrati in vigore il 18 aprile e sono validi in modo temporaneo fino alla fine di giugno 2020. Si tratta insomma di poteri sottoposti al controllo parlamentare e temporalmente limitati.

Come spiega un approfondimento legale del 22 aprile della Libreria del Congresso statunitense, il testo di legge è oltretutto stato leggermente modificato rispetto a quello proposto dal governo, dopo che i partiti di opposizione e il Lagrådet (un’istituzione che si esprime sulla validità legale delle proposte di legge) lo avevano criticato perché troppo «generale».

Vediamo adesso perché questi nuovi poteri del governo svedese – seppure straordinari per il quadro normativo svedese – non possono essere paragonati a quelli approvati da Orbán in Ungheria.

I “pieni poteri” di Orbán

Il 30 marzo 2020 l’Assemblea nazionale dell’Ungheria – l’unica camera di cui si compone il Parlamento ungherese – ha approvato con 137 voti a favore e 53 contrari una nuova legge che, per contenere l’epidemia di coronavirus nel Paese, ha dato poteri straordinari al primo ministro Orbán.

A differenza della Svezia – dove, ricordiamo, c’è un governo di minoranza – la maggioranza del Parlamento ungherese è saldamente in mano a Fidesz, il partito di Orbán, che insieme agli alleati del Partito popolare cristiano democratico conta 133 parlamentari su 199 (oltre due terzi, quanto basta per poter modificare in autonomia la Costituzione e per nominare i membri della Corte Costituzionale).

Come abbiamo spiegato più nel dettaglio di recente, la novità principale della legge votata a fine marzo in Ungheria – oltre alla criticata introduzione di nuove pene per chi diffonde disinformazione – riguarda i poteri concessi a Orbán.

Durante tutto lo stato d’emergenza, iniziato l’11 marzo scorso, il governo ha il potere di «sospendere l’applicazione di alcune leggi», o di derogarne le disposizioni vigenti, e di «prendere misure straordinarie» attraverso la sola approvazione di decreti, senza passare dal Parlamento.

Questo può essere fatto per «difendere la vita, la salute, le persone, le proprietà e i diritti dei cittadini, e per garantire la stabilità dell’economia nazionale», un’espressione che secondo i critici è molto vaga.

Il Parlamento ungherese può comunque ritirare i “pieni poteri” del primo ministro e porre fine allo stato d’emergenza, che ad oggi non ha una scadenza.

Ma come abbiamo visto l’Aula è saldamente in mano a Orbán, che il 5 maggio ha definito come «fake news» le accuse di autoritarismo in una lettera al Partito popolare europeo, di cui fa parte.

Le differenze tra Svezia e Ungheria

Rispetto alla Svezia sono dunque evidenti diverse differenze significative.

Innanzitutto, i “pieni poteri” di Orbán hanno un raggio di azione notevolmente più ampio di quelli dell’esecutivo svedese di Löfven. In secondo luogo le scelte del governo svedese, una volta adottate, devono comunque passare sempre per il Parlamento svedese. Cosa che invece non avviene in Ungheria.

In terzo luogo, i poteri straordinari concessi al governo svedese scadranno a fine giugno 2020, mentre quelli di Orbán, al momento, non hanno scadenza.

Infine – come abbiamo già visto nel confronto con l’Italia – non bisogna dimenticare il contesto politico in cui vengono concessi “pieni poteri” per gestire l’emergenza coronavirus.

In Svezia abbiamo già anticipato che la proposta di legge presentata dal governo di minoranza Löfven è stata approvata da tutti i partiti (inclusi diversi all’opposizione) eccetto uno, tenendo conto anche del parere di un’istituzione indipendente che si è espressa sulla validità legale delle nuove norme.

In Ungheria, nei suoi anni di governo Orbán – che controlla oltre due terzi del Parlamento – ha iniziato un percorso politico eccezionale in Europa e completamente differente dalla situazione svedese. Percorso che, secondo i critici, ha aumentato il controllo del potere esecutivo su quello giudiziario.

Basti pensare, per esempio, che quasi tutti i membri attuali della Corte costituzionale ungherese sono stati nominati con Orbán primo ministro e con una maggioranza dei due terzi in Parlamento dei partiti che sostengono Orbán, dunque senza bisogno di trovare accordi e compromessi con l’opposizione. O che il presidente della Repubblica ungherese è un fedelissimo di Orbán e suo ex ministro della Giustizia.

Il verdetto

Giorgia Meloni, ospite a Non è l’Arena su La7, ha detto a Massimo Giletti che «non l’ha fatto solo Orbán in Europa» di farsi dare “pieni poteri” dal Parlamento, «ma l’ha fatto per esempio anche il premier svedese, che è un socialista ma di quello lei non sentirà parlare».

Abbiamo verificato e la leader di Fratelli d’Italia fa un paragone esagerato e largamente scorretto.

È vero che il 16 aprile il Parlamento svedese ha concesso poteri aggiuntivi al governo di minoranza di Stefan Löfven per gestire l’emergenza coronavirus, ma sono di gran lunga meno “pieni” di quelli concessi dal Parlamento ungherese a Viktor Orbán a fine marzo 2020.

Il governo svedese, fino a fine giugno 2020, può infatti approvare nuove limitazioni in settori specifici (come quelli della ristorazione e dei trasporti), ma le sue disposizioni devono comunque passare poi dal vaglio del Parlamento.

Questi nuovi poteri sono stati approvati con il voto di sette partiti su otto all’interno del Parlamento svedese, dopo che la proposta di legge dell’esecutivo è stata leggermente modificata tenendo conto del parere delle opposizioni e di un’istituzione indipendente.

In Ungheria, invece, Orbán può governare durante lo stato d’emergenza – che ad oggi non ha scadenza – solo per decreti, senza passare dall’esame del Parlamento, e per ambiti molto ampi.

Ricordiamo poi che Orbán ha in mano oltre due terzi del Parlamento ungherese e che negli ultimi anni ha aumentato il controllo del suo esecutivo sugli organismi di controllo che regolano i pesi e contrappesi costituzionali nel Paese.

In conclusione, Meloni si merita un “Pinocchio andante”.

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