Pubblicato: martedì 12 maggio 2020
Replica a Fratelli d’Italia

L’8 maggio 2020 il sito di Fratelli d’Italia ha pubblicato un lungo articolo con il quale l’Ufficio Studi del partito si è occupato di «smontare pezzo per pezzo» alcune «menzogne» che sarebbero state scritte da Pagella Politica in una nostra analisi di una dichiarazione di Giorgia Meloni.

La dichiarazione, del 3 maggio scorso, è questa: «Segnalo che non l’ha fatto solo Orbán in Europa [di farsi dare “pieni poteri” dal Parlamento], ma l’ha fatto per esempio anche il premier svedese, che è un socialista ma di quello lei non sentirà parlare».

Nella nostra analisi abbiamo valutato che il paragone fatto da Meloni tra quanto fatto dai governi di Svezia e Ungheria fosse «esagerato e largamente scorretto». I lettori potranno trovare nell’analisi tutte le argomentazioni che ci hanno portato a quella valutazione critica.

L’obiettivo di Pagella Politica è provare a valutare le dichiarazioni di politici e personaggi pubblici alla luce dei fatti, cercando di essere il più possibile obiettivi e con un costante sforzo di indipendenza e terzietà rispetto ai partiti.

La lista delle nostre analisi certifica che abbiamo assegnato verdetti negativi a esponenti di destra e di sinistra, della maggioranza e dell’opposizione. Non abbiamo dunque alcun interesse a ingaggiare battaglie con nessuna forza politica ed è per noi importante mantenere equidistanza ed indipendenza.

Ma l’articolo pubblicato sul sito di Fratelli d’Italia ci accusa di aver pubblicato “menzogne”, e dunque ci corre l’obbligo, in primo luogo verso i nostri lettori, di ripercorrere le critiche che ci sono state mosse verificando se – come certo può succedere ed è successo – siano stati commessi errori significativi nel nostro lavoro di verifica.

In breve: al netto di un errore che abbiamo effettivamente commesso su una questione del tutto secondaria – che abbiamo provveduto a correggere – non riteniamo necessaria alcuna correzione alla sostanza dell’analisi.

La risposta all’accusa preliminare: Dpcm e Costituzione ungherese

Secondo Fratelli d’Italia – commentando la gestione dell’emergenza coronavirus da parte del governo Conte II – «per gli esperti» di Pagella Politica «il problema della “forzatura costituzionale” delle libertà individuali limitate con Dpcm non sussiste».

In realtà, anche nella nostra analisi citata da Fratelli d’Italia non si nega l’esistenza di un dibattito tra esperti sull’uso dei decreti del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) da parte del governo Conte II.

Anzi, ne diamo pacificamente conto, scrivendo per esempio: «Ci sono state critiche, da parte di alcuni costituzionalisti, al ricorso continuo ai Dpcm», rimandando a un articolo dell’agenzia stampa Agi intitolato: “I decreti del presidente del Consiglio sono deboli. Serve il Parlamento”, un virgolettato rilasciato da Francesco Clementi, docente di diritto pubblico comparato all’Università di Perugia.

Facciamo poi notare che la Costituzione ungherese citata da Fratelli d’Italia nel suo articolo è quella approvata con Viktor Orbán primo ministro a marzo 2013, che ha suscitato le preoccupazioni, tra gli altri, dell’Unione europea, del Consiglio d’Europa – qui le dettagliate conclusioni della “Commissione di Venezia” dell’organizzazione – e di alcuni esperti di diritto costituzionale ungherese.

«Questa Costituzione distrugge la separazione dei poteri e la collaborazione reciproca e in spirito di fiducia tra gli organi costituzionali, e al tempo stesso è un ripudio da parte ungherese dei valori europei che avevamo accettato liberamente dopo la fine del comunismo nel 1989»,aveva detto a marzo 2013, per esempio, il costituzionalista ungherese György Kolláth, in una dichiarazione riportata in Italia dal quotidiano la Repubblica.

La risposta alla questione del link sbagliato

Secondo Fratelli d’Italia, «il link riportato da Pagella politica allo Swedish infection disease control act è sbagliato, perché porta ad una versione non aggiornata della legge».

È vero: il link “sbagliato” portava alla legge nella sua versione precedente alle modifiche approvate dal Parlamento.

Ma il primo link che incontra il lettore nel paragrafo in questione è su «ha approvato», che porta alla pagina del Parlamento svedese con il dibattito e il voto del 16 aprile con cui sono state approvate le modifiche temporanee alla legge svedese sul controllo delle malattie per dare più poteri al governo.

La risposta sul “nocciolo” della questione: c’è o no controllo del Parlamento svedese sugli atti del governo?

Ricostruiamo punto per punto la vicenda.

Il 7 aprile, come spiega il suo sito ufficiale in un comunicato stampa, il governo svedese ha presentato al Parlamento una proposta di legge per modificare la Smittskyddslag, ossia la legge 2004:168 sul controllo delle malattie (qui consultabile nella versione precedente).

Qual è stata la proposta dal governo?

Come si legge nel testo ufficiale presentato al Parlamento, la proposta del governo svedese è stata quella di modificare temporaneamente la Smittskyddslag. La modifica è fatta introducendo alcune nuove parti nel testo della legge sul controllo delle malattie (in particolare al paragrafo 6 del capo 9: qui consultabile nella sua versione precedente alle modifiche).

Ma che cosa si vuole aggiungere? Il governo ha proposto di introdurre un ulteriore paragrafo (il 6a), in base al quale le disposizioni “straordinarie” possono riguardare: «1. restrizioni temporanee agli assembramenti di persone; 2. la chiusura temporanea dei centri commerciali e di altre sedi; 3. la chiusura temporanea di luoghi di incontro sociali e culturali, come bar, locali notturni, ristoranti, caffetterie, palestre e impianti sportivi, biblioteche, musei e sale di montaggio pubbliche; 4. la chiusura temporanea o altre restrizioni sui trasporti o sull'uso di infrastrutture, come porti, aeroporti o stazioni di autobus o treni; 5. la temporanea abilitazione del commercio o ridistribuzione di medicinali o materiali protettivi e altre attrezzature mediche tra gli operatori sanitari privati; 6. misure temporanee simili ma di altro tipo».

Nella proposta del governo si stabilisce poi che le decisioni prese dall’esecutivo per introdurre misure tra i punti sopraelencati possono essere appellabili davanti ai tribunali amministrativi. Si propongono infine alcune novità per la distribuzione di farmaci e attrezzature mediche.

Ma il più importante per la nostra analisi è il nuovo paragrafo 6c, che recita testualmente: «Le disposizioni prese in base ai paragrafi 6a e 6b devono essere immediatamente sottoposte al parere del Riksdag», ossia del Parlamento.

Il 16 aprile il Parlamento svedese ha approvato la proposta di legge avanzata dal governo e a questo link è consultabile la nuova versione del Smittskyddslag, che al paragrafo 6c (capo 9) stabilisce la necessità di sottoporre «immediatamente» (omedelbart) al Parlamento le misure elencate in precedenza (quelle ora presenti al paragrafo 6a, capo 9).

Il 17 aprile il sito ufficiale del governo svedese ha annunciato in un comunicato stampa il voto positivo del Parlamento, chiarendo che la legge sarebbe entrata in vigore il giorno dopo – il 18 aprile – e chiarendo ancora una volta il punto centrale della questione: se il governo prende provvedimenti per gestire l’emergenza coronavirus, «in ogni singolo caso, devono essere immediatamente sottoposti al controllo del Parlamento».

Dunque l’esecutivo può prendere provvedimenti “speciali” per la Covid-19 senza passare prima dal Parlamento solo nel caso in cui non sia possibile consultarlo in precedenza. In ogni caso, dopo l’approvazione di specifiche misure, il Parlamento può intervenire e ricordiamo che il governo svedese – che è un governo di minoranza – non ha la maggioranza in Aula, ma il sostegno esterno di alcuni partiti.

Le nuove regole contenute nella legge sul controllo delle malattie resteranno in vigore fino a fine giugno 2020 e il governo vi potrà fare ricorso solo per misure urgenti, ossia «solo se non è possibile attendere una decisione del Riksdag».

Come ha spiegato un approfondimento pubblicato sul sito della Libreria del Congresso statunitense del 22 aprile, una prima proposta di legge avanzata dal governo svedese per modificare la legge sul controllo delle malattie era stata giudicata troppo «generale» dai partiti d’opposizione e del Lagrådet, un’istituzione che si esprime sulla validità legale delle proposte di legge (qui è consultabile il testo del parere).

La prima proposta era infatti più generale nell’indicare gli ambiti di azione del governo nell’introdurre il paragrafo 6a nel Capitolo 9 della legge sul controllo delle malattie.

Come si può vedere dal testo ufficiale di quella proposta, non era presente l’elenco specifico delle azioni che il governo poteva intraprendere per contrastare l’emergenza coronavirus, ma si stabiliva un generico ambito di azione per limitare i rapporti tra gli individui o il commercio. Era invece già presente il paragrafo che dà il potere al Parlamento di entrare in azione una volta approvata una misura dal governo, per esaminarla.

Dunque la sostanza del nostro fact-checking non cambia: una volta prese misure “straordinarie”, poi il Parlamento può intervenire sulla decisione del governo.

Questa interpretazione è stata data nei giorni scorsi anche da altre fonti stampa come Euronews, che ha scritto il 16 aprile: «Il Parlamento ha ancora il potere di revocare qualsiasi misura introdotta dal governo», o l’agenzia di stampa Reuters, che il 7 aprile commentando la proposta del governo svedese ha scritto: «Mentre il Parlamento può ribaltare le misure [del governo, ndr] in un voto successivo, non deve essere necessariamente prima consultato».

Questa versione dei fatti è stata confermata a Pagella Politica anche dalla giornalista svedese Annelie Frank del Fojo Media Institute della Linneaus University. «Con la nuova legge il governo svedese può prendere decisioni molto importanti da un giorno all’altro, per esempio chiudendo bar e ristoranti, ma entro tre-quattro giorni il Parlamento può opporsi a quanto deciso dall’esecutivo», ha spiegato Frank. «Ricordo poi che la nuova legge è stato il risultato di una collaborazione tra le opposizioni e il governo, che non ha la maggioranza dei voti all’interno del Parlamento svedese».

Secondo Fratelli d’Italia, il governo svedese «può emanare regolamenti in autonomia su diversi aspetti della vita dei cittadini; solo sugli altri – eventuali – regolamenti deve chiedere successivamente il parere del Parlamento; ma non si sa bene che tipo di controllo potrebbe fare a quel punto il Parlamento svedese».

Ma questo, come abbiamo visto, non è corretto: in base alla legge il Parlamento svedese può limitare di molto il potere del governo, votando in pochi giorni contro quanto stabilito dall’esecutivo.

È vero però, come dice Fratelli d’Italia, che la nostra analisi non linkava in modo corretto il testo della nuova legge sul controllo delle malattie, rimandando invece a un rapporto di una commissione parlamentare, e che abbiamo tradotto male il nome del rapporto Socialutskottets betänkande, scambiandolo per il nome della legge che il governo voleva modificare.

È inoltre vero che, come dice Fratelli d’Italia, in Italia l’art. 2 del decreto-legge n. 19 del 25 marzo 2020 dispone che con i Dpcm si possano attuare le misure di contenimento, ma lo stesso era previsto dal decreto-legge n. 6 del 23 febbraio 2020. Tant’è che il lockdown su base nazionale è stato deciso sulla base di quel decreto, seppure con tutte le critiche di cui abbiamo reso conto.

La risposta alla questione della durata dello stato di emergenza in Ungheria

Né nel decreto con cui è stato dichiarato lo stato di emergenza in Ungheria, né nella legge che ha dato “pieni poteri” a Orbán viene mai menzionata l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) quale organo competente a stabilire la fine dello stato di emergenza in Ungheria, come scrive Fratelli d’Italia.

In entrambi i testi si parla invece, genericamente, di poteri conferiti anche al fine di «eliminare le conseguenze» della pandemia.

Da un lato, il governo può porre fine allo stato d’emergenza, dall’altro il Parlamento – in cui il partito di Orbán ha una larga maggioranza – può ritirare i poteri straordinari concessi al governo ungherese.

Al momento non è quindi dato sapere quanto tempo riterrà necessario il governo di Orbán, anche dopo l’eventuale dichiarazione dell’Oms di fine della pandemia, per porre fine allo stato d’emergenza.

Pertanto ribadiamo la correttezza nell’aver qualificato i “pieni poteri” attribuiti a Orbán come non temporalmente limitati.

Come abbiamo visto, discorso diverso vale per la Svezia, dove i nuovi poteri temporanei del governo scadranno tra meno di due mesi, a fine giugno 2020 (come stabilito dallo stesso disegno di legge presentato dal governo svedese al Parlamento).

La risposta alla questione del consenso popolare

Pagella Politica non ha mai sostenuto che il consenso popolare, di per sé, comporti il rischio di una deriva autoritaria. Il punto in questione è come questo consenso venga usato.

Nel caso dell’Ungheria di Orbán, la maggioranza dei due terzi in Parlamento è stata usata per modificare la Costituzione in maniera ritenuta preoccupante dalle istituzioni internazionali e per prendere il controllo delle istituzioni di garanzia del Paese (Corte Costituzionale e Presidenza della Repubblica).

I rischi per la democrazia in Ungheria non li denuncia Pagella Politica, ma organi internazionali e indipendenti come l’European association of judges, la Commissione europea, la già citata Commissione di Venezia, oppure organizzazioni non governative come la statunitense Freedom House (una tra le più antiche e autorevoli negli Stati Uniti), Amnesty International, l’International Federation for Human Rights (che raccoglie oltre 192 Ong in 117 Paesi del mondo), il think-tank Carnegie Europe; e quotidiani e riviste tra le più autorevoli al mondo come il Financial Times, il New York Times e l’Economist.

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