Alessia Morani

No, non possiamo accusare il governo di togliere alla scuola per dare ai pensionati

«Il governo taglia 4 miliardi alla scuola per finanziare quota 100».

Pubblicato: 03 lug 2019
Data origine: 01 lug 2019
Macroarea questioni sociali

Il 1° luglio 2019, la deputata del Partito democratico Alessia Morani ha scritto su Facebook che «il governo taglia 4 miliardi alla scuola per finanziare quota 100».

Ma davvero sono stati tolti 4 miliardi alla scuola? Quanto è stato investito in quota 100? È possibile affermare con certezza che quanto tolto da un settore finisce in un altro?

Abbiamo verificato.

Le risorse della scuola

Le tabelle contenute nel disegno di legge di Bilancio mostrano un calo di 4 miliardi di euro degli investimenti nella scuola nei prossimi tre anni. Si passa, infatti, dai circa 48 miliardi di euro stanziati per il 2019, ai circa 44 miliardi di euro per il 2021.

Il 1° luglio – vista la nuova diffusione della notizia da parte di alcune testate che si occupano di scuola (qui, qui) – è intervenuto sulla questione il ministero dell’Università e della Ricerca per fare chiarezza.

Secondo quanto riportato da alcune fonti stampa (manca invece un comunicato ufficiale in proposito), fonti interne al Ministero hanno dichiarato che «non vi è alcuna riduzione delle risorse» e che «una lettura superficiale del bilancio potrebbe dare l’impressione che vi siano “tagli” all’istruzione, in particolare al sostegno», dal momento che la spesa per il personale Amministrativo Tecnico Ausiliario (ATA) (tra cui rientrano, tra gli altri, anche gli insegnanti di sostegno), «è iscritta solo per il primo degli anni scolastici interessati dal bilancio triennale».

Dunque, stando a quanto trapelato dal Miur, i fondi destinati alla scuola nel 2019 (circa 48 miliardi di euro) comprendono anche il personale ATA mentre per gli anni successivi e, quindi, il 2020 e il 2021, i contratti non sono ancora stati stipulati e, di conseguenza, i fondi a loro destinati non sono al momento compresi nei rispettivi budget. Di qui l’impressione - che sarebbe quindi errata - di un “taglio” alle risorse.

Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti non è ancora intervenuto sulla questione e manca quindi ad oggi una posizione ufficiale del Miur sull’argomento.

Il 28 giugno 2019 si è però espressa a riguardo la senatrice del M5s Maria Bianca Granato, smentendo i tagli ed esprimendo una posizione in linea con quella riportata dalle fonti anonime del Miur. La senatrice ha infatti sottolineato come «le spese messe a bilancio per il triennio sono solo quelle fisse, perché i posti in deroga [rimasti vacanti dopo le assegnazioni dell’Ufficio scolastico regionale n.d.r.] sul sostegno vengono contabilizzati di anno in anno».

Il 2° luglio Alessandro Fusacchia, deputato di +Europa e quindi membro dell’opposizione, ha smentito a sua volta la possibilità che vi siano dei tagli pari a 4 miliardi nel settore dell’istruzione, scrivendo sul proprio profilo Facebook che «la notizia non è fondata. Non da ultimo perché non siamo sotto manovra di bilancio, e poi perché di questo non si parla neppure come ipotesi nei corridoi del Miur e nemmeno di quelli del Mef». Nel corso del post Facebook Fusacchia parla – in linea con quanto fatto dal Miur – di rinnovi annuali per parte del personale e, di conseguenza, di una “normale” mancanza di fondi nella legge di Bilancio.

Si dovrà attendere quindi la contabilizzazione delle spese annuali per il personale ATA per averne certezza, ma al momento sembra che in effetti non ci sia un taglio di 4 miliardi di euro all’istruzione.

Il fondo per realizzare quota 100

Ma veniamo a quota 100. Come abbiamo spiegato nel nostro progetto Traccia il Contratto, questa è una delle misure “bandiera” che il governo Conte ha promesso al momento del suo insediamento e realizzato nel primo anno di attività. Con quota 100 è stato introdotto, in via sperimentale dal 2019 al 2021, il diritto alla pensione anticipata una volta raggiunta un’età anagrafica di almeno 62 anni e un’anzianità contributiva minima di 38 anni.

Per la realizzazione di questo provvedimento, la legge di Bilancio per il 2019 ha stanziato – nell’apposito Fondo per la revisione del sistema pensionistico – 3,9 miliardi di euro per il 2019, 8,3 miliardi per il 2020, 8,6 miliardi per il 2021, 8,1 miliardi per il 2022, 7 miliardi per il 2023 e per ogni anno a partire dal 2024.

Dunque, tra il 2019 e il 2021, primi tre anni in cui quota 100 sarà attiva in via sperimentale, saranno destinati al Fondo relativo alla revisione del sistema pensionistico 20,8 miliardi di euro con una crescita di circa 4 miliardi tra il primo e il secondo anno.

Dunque, se è vero che con la legge di Bilancio approvata a fine 2018 per il 2020 sono stati stanziati circa 4 miliardi in più (8,3 miliardi in totale) rispetto a quelli previsti nel 2019 (3,9 miliardi di euro) per la realizzazione di quota 100, è però scorretto ritenere che oggi si vogliano investire altri risparmi nella misura.

Al contrario, a inizio luglio il governo ha varato infatti un decreto legge (detto “salva-conti”) per congelare i soldi non spesi (circa 1,5 miliardi di euro) per reddito di cittadinanza e di quota 100. Le adesioni alle due misure sono infatti state inferiori al previsto, da un lato, e dall’altro c’era la necessità di evitare la procedura di infrazione dell’Unione europea.

Facciamo il punto

Con la legge di Bilancio 2019 il governo ha previsto, tra il 2019 e il 2021, una diminuzione pari a circa 4 miliardi dei fondi destinati alla scuola. Questa cifra potrebbe però negli anni subire delle modifiche dal momento che – stando a quanto ha dichiarato il Miur e hanno confermato alcuni parlamentari – i fondi destinati al personale ATA sono stanziati annualmente.

È quindi possibile che, già a partire dal 2020, i fondi originariamente destinati alla scuola vedano un aumento a causa del rinnovo di questi specifici contratti i cui fondi, al momento della stesura della legge di Bilancio, non sono stati presi in considerazione.

D’altra parte, il Fondo relativo alla revisione del sistema pensionistico necessario per la realizzazione di quota 100 ha previsto per il 2020 un incremento di 4 miliardi di euro rispetto a quanto stanziato per il 2019. Si passerebbe, infatti, dai 3,9 miliardi di euro previsti per quest’anno agli 8,3 miliardi di euro per l’anno prossimo. Sembra però al momento impossibile che siano necessari ulteriori finanziamenti - finanziati dalla riduzione, tutta da verificare alla luce della questione contratti ATA, di fondi per la scuola nel 2020 - poiché parte di quelli già previsti, vista la platea di beneficiari inferiore a quella stimata, sono stati congelati a luglio 2019 per accantonare risorse per evitare la procedura di infrazione.

Il verdetto

La deputata del Pd Alessia Morani ha dichiarato che il governo vuole tagliare 4 miliardi di euro alla scuola per «finanziare quota 100». Si tratta di un’affermazione imprecisa sotto diversi punti di vista.

La legge di Bilancio 2019 prevede sì tra l’anno corrente e il 2021 un calo degli investimenti nel settore scolastico pari a circa 4 miliardi di euro ma, in questo calcolo, non si tiene conto dei contratti del personale ATA che vengono rinnovati annualmente. Dunque, nel corso dei prossimi mesi e in vista del nuovo anno scolastico, il governo potrebbe investire ulteriori risorse nella scuola per garantire l’assunzione del personale necessario. A quel punto la cifra di 4 miliardi potrebbe essere scorretta.

Infine, per quota 100 – che fino al 2021, in via sperimentale, ha in dotazione circa 20,8 miliardi di euro – con la legge di Bilancio approvata a fine 2018 sono stati stanziati per il 2020 circa 4 miliardi di euro in più rispetto a quanto previsto per il 2019 ma, per il prossimo futuro, visto il congelamento delle attuali risorse dettato dalla necessità di non incorrere in una procedura di infrazione, sembra impossibile pensare ad un aumento dei fondi.

In conclusione, Morani merita un “Pinocchio andante”.

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