Matteo Renzi  -  Il surplus commerciale della Germania viola le regole europee?

 
“Le regole dicono che il surplus commerciale della Germania non può essere superiore al 6%, oggi è intorno al 9%. Si tratta di una violazione delle regole che fa male a tutta l'Europa”.
  economia | Pubblicato:08.02.2017 | Origine:01.02.2017 | Fonte dichiarazione

Il tema del rispetto delle regole europee è spesso al centro delle dichiarazioni dell’ex presidente del Consiglio. In passato, ad esempio, Renzi aveva stigmatizzato l’atteggiamento di Bruxelles, pignolo nei confronti dell’Italia sull’economia e lassista verso i Paesi dell’Est Europa sui rifugiati, dichiarando: “L'Ue pensi ai migranti e non allo zero virgola”. Adesso al centro della polemica finisce l’economia tedesca.

Quali sono e regole

Il parametro che la Germania starebbe violando non è uno di quelli fissati dai trattati di Maastricht nel 1993, i più noti dei quali sono il tetto del 3% al rapporto deficit/Pil e del 60% al rapporto debito pubblico/Pil. Il tetto del 6% al surplus commerciale di uno Stato membro dell’Unione europea è infatti contenuto nella Macroeconomic Imbalance Procedure. Una procedura europea vincolante, questa, che ha la propria base giuridica nell’insieme di sei regolamenti, noto come “Six Pack”, varato nel 2011 per reagire alla crisi economica.

Tali regolamenti hanno modificato la precedente versione del "Patto di stabilità e crescita". Il "Patto" è di fatto costituito da una risoluzione del Consiglio europeo (adottata nel 1997) e da due regolamenti del Consiglio del 7 luglio dello stesso anno. Entrato in vigore nel 1999, predisponeva varie misure - in particolare la Procedura per Deficit Eccessivo - per rafforzare la vigilanza sui conti pubblici e sul rispetto dei parametri di Maastricht.

Che i parametri dunque siano previsti dai trattati come modificati a Maastricht o in altri atti vincolanti dell'Unione (proliferati dopo la crisi del 2008) il risultato non cambia: se viene riscontrata una violazione la Commissione e lo Stato prima si scambiano documenti cercando di chiarire e risolvere la questione e, se lo Stato persiste nella violazione, possono poi scattare le sanzioni.

La Macroeconomic Imbalance Procedure ha l’obiettivo di ridurre gli squilibri macroeconomici strutturali interni al mercato unico. Per raggiungere tale traguardo fissa 14 indicatori che gli Stati membri devono rispettare, uno dei quali riguarda appunto il surplus esterno delle partite correnti (cioè la differenza tra import ed export nella bilancia dei pagamenti).

La regola riguarda l’indicatore del surplus esterno è che la media – calcolata su base triennale – non possa superare il 6% ed essere inferiore al -4%. Al momento, secondo i dati Eurostat, violano il parametro soltanto la Germania, la Danimarca e l’Olanda.

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La situazione tedesca

Berlino supera il 6% dal 2012 (6,2%), via via sempre di più. Nel 2013 la media triennale era al 6,6%, nel 2014 7%, nel 2015 7,4% secondo Eurostat.

Secondo poi il Country Report del 2016 sulla Germania, elaborato dalla Commissione europea, considerando non la media triennale ma il singolo anno la violazione è ancora più macroscopica. Nel 2015 – basandosi su una stima fatta dal governo tedesco – si calcola che il surplus sia arrivato all’8,8%, e si prevede che nel 2016 cali all’8,6 e nel 2017 all’8,3%. Ma, secondo la Commissione, il surplus potrebbe superare il 9%, “quando le condizioni cicliche miglioreranno in altre aree”.

Il verdetto

Renzi ha dunque ragione quando ricorda l’esistenza di una regola sul surplus commerciale che impone il tetto del 6% - anche se alla media sul triennio, non anno per anno – e ha ragione quando lamenta la violazione da parte di Berlino di questa regola, con un dato che si aggira intorno al 9%.

Più discutibile che il pulito italiano sia adeguato a ospitare una predica, quando la regola del rapporto debito/pil al 60% viene costantemente violata da Roma. Non solo il nostro rapporto è, storicamente, lontano da quella soglia, ma negli ultimi anni non siamo mai neppure riusciti a mantenere l’impegno preso con Bruxelles di avvicinare progressivamente i conti pubblici ai parametri richiesti: dal 100% del 2007 siamo arrivati al 132,3% del 2015.


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