Pubblicato: martedì 25 febbraio 2020
Photo: Ansa
Che cosa dicono i politici sul coronavirus (e che cosa c’è di vero)

Ultimo aggiornamento: mercoledì 26 febbraio, ore 17:00

Il mondo della politica italiana si è diviso (anche) sul tema del nuovo coronavirus e delle risposte alla situazione sanitaria di questi giorni. Matteo Salvini, e con lui parte dell’opposizione, ha attaccato il governo per non aver fatto abbastanza per prevenire l’arrivo del virus in Italia e per non aver «blindato» le frontiere. Le forze di maggioranza hanno reagito accusando il leader della Lega di «sciacallaggio». Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha avuto un duro scontro con i governatori leghisti delle regioni del Nord.

Le prese di posizione su un tema così delicato, insomma, si sono sprecate da una parte e dall’altra.

Abbiamo raccolto qui le nostre analisi su quanto dichiarato da diversi politici a proposito del nuovo coronavirus.

La COVID-19 è davvero «poco più di una normale influenza»?

Il 25 febbraio, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana (Lega), volendo «sdrammatizzare», ha detto che la COVID-19 (la malattia causata dal nuovo coronavirus Sars-CoV-2) «è poco più di un’influenza». Abbiamo verificato e le cose non stanno proprio così.

È vero: ci sono elementi in comune tra le due malattie, come i sintomi lievi per la maggior parte dei contagiati, le modalità di trasmissione e di prevenzione, ma ci sono anche differenze significative (sulla base dei dati provvisori attualmente disponibili) che dovrebbero suggerire cautela. Il nuovo coronavirus sembra infatti avere una letalità maggiore dell’influenza stagionale (che in numeri totali continua a fare comunque molti più morti), una velocità di contagio più alta e una maggiore capacità di creare sintomi gravi tra gli infetti.

Il periodo di incubazione della COVID-19 sembra essere poi più lungo dell’influenza stagionale, mentre l’assenza dei vaccini non ne consente ad oggi una prevenzione efficace così come avviene per l’influenza stagionale. In conclusione, Fontana si merita un “Nì”.

Salvini esagera sulle richieste di dimissioni

Ospite il 23 febbraio a Non è l’Arena su La7, Salvini ha fatto diverse affermazioni che abbiamo sottoposto al nostro fact-checking.

In primo luogo ha detto che «il sindacato dei medici italiani, lo Snami», ha chiesto le dimissioni del ministro della Salute, Roberto Speranza. Se è vero che lo Snami abbia chiesto le dimissioni di Speranza, non è vero che questo sia “il” sindacato dei medici italiani. È solo uno tra i tanti – l’unico ad aver chiesto le dimissioni – e la sua rappresentatività della categoria è decisamente scarsa.

Il leader della Lega ha poi detto che il virus è arrivato anche in Africa: è vero, c’è stato fino ad oggi un singolo caso in Egitto di un cittadino straniero. Allo stesso modo è vero che l’Italia ha di recente superato il Giappone per numero di contagiati certificati dalle autorità.

Infine Salvini ha poi criticato l’Italia perché tutti gli altri Paesi avrebbero adottato misure più efficaci per contrastare la diffusione del virus e quindi non hanno i problemi che abbiamo noi ora. L’accusa non è chiarissima ma sembra riprendere quella dell’ex presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Walter Ricciardi, sul fatto che in altri Stati non sono stati bloccati i voli da e per la Cina ma i passeggeri di ritorno dalle aree esposte al contagio nel Paese asiatico erano stati messi in quarantena (ricostruzione contestata da fonti di stampa).

Dell’Orco (M5s) fa confusione sul confronto con l’influenza

L’ex sottosegretario alle Infrastrutture Michele Dell’Orco (M5s) ha sostenuto in un post su Facebook – poi rimosso – del 23 febbraio che «la scorsa settimana in Italia i morti per una normale influenza sono stati 217».

Come abbiamo verificato, il dato è (fortunatamente) sbagliato: 217 sono i morti per qualsiasi causa del campione statistico (gli over-65 residenti in 19 città campione) che serve a monitorare se l’influenza in un dato anno sia particolarmente pericolosa.

Lo sbaglio di Dell’Orco è grave ma bisogna riconoscere che il sito dell’Istituto superiore di sanità riportava il dato in una maniera per cui era facile cadere in errore. Per questo il sito è stato successivamente aggiornato, chiarendo meglio l’informazione. In ogni caso, come avevamo scritto in una precedente analisi, l’influenza ogni anno causa circa 300-400 decessi “diretti” e tra i 4 mila e i 10 mila – a seconda delle stime – decessi “indiretti”, cioè causati dalle complicanze del virus.

Meloni se la prende con la Ue

Giorgia Meloni, in un’intervista a La Stampa del 24 febbraio, ha attaccato l’Unione europea che, secondo la leader di Fratelli d’Italia, «anche in questo caso non esiste». Le colpe di Bruxelles? In particolare, non aver predisposto un protocollo sanitario comune e non aver chiuso le frontiere.

Peccato che la Ue, come abbiamo visto, non possa fare nessuna delle due cose: in primo luogo gli Stati membri hanno tenuto per sé le competenze in materia sanitaria, quindi la Ue può fornire assistenza e aiuto (cosa che peraltro sta facendo) ma non può scavalcare gli Stati imponendo regole comuni. In secondo luogo anche la decisione di introdurre controlli alla frontiera, sospendendo l’accordo di Schengen, è una prerogativa esclusivamente statale.

La cosa su cui tutti sono d’accordo

Nel nostro blog abbiamo citato Luigi Marattin (Italia Viva), ma l’argomento si è mostrato in fretta bipartisan, con le parole ad esempio di Salvini e di Conte: il coronavirus creerà parecchi problemi alla già zoppicante economia italiana.

Ai problemi che arrivano in Italia per via della crisi in Cina (meno turisti cinesi, meno acquisti dei nostri beni di lusso da parte di cittadini cinesi, problemi per la nostra industria che ha in Cina alcuni anelli imprescindibili delle proprie catene di produzione, ripercussioni a livello globale), è infatti prevedibile che si sommeranno quelli dovuti alla crisi in Italia.

La cancellazione di diversi eventi (ad esempio il carnevale di Venezia), il crollo del turismo e del suo indotto, la sfiducia dei mercati e la conseguente crisi della Borsa, le ripercussioni sul tessuto produttivo e delle aziende, specialmente nel Nord, sono tutti elementi che avranno un impatto negativo sul Pil italiano.

Leggi anche – Disinfettanti, predizioni e laboratori: le bufale sul coronavirus

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