Pubblicato: martedì 24 agosto 2021
Photo: Ansa
Il fact-checking dei leader di partito al Meeting di Rimini

Il 24 agosto il Meeting di Rimini, organizzato dal movimento cattolico Comunione e liberazione, ha ospitato un confronto tra leader ed esponenti dei principali partiti italiani: Matteo Salvini, segretario della Lega; Enrico Letta, segretario del Partito democratico; Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 stelle; Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia; Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia; Ettore Rosato, presidente di Italia viva; e Maurizio Lupi, deputato di Noi con l’Italia e presidente dell’Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà.

Dal reddito di cittadinanza ai vaccini, passando per il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), abbiamo verificato una dichiarazione per ognuno di loro. Non sono mancati errori ed esagerazioni.

Letta esagera sul trasformismo parlamentare

«Questa è la legislatura nella quale ci sono stati più cambi di casacca nella storia repubblicana. Più di 200 parlamentari hanno cambiato partito» (min. 50:32)

Il segretario del Pd ha ragione sul dato, ma esagera sul primato. Come abbiamo verificato di recente, a giugno scorso (dati più aggiornati) avevano cambiato gruppo parlamentare – e non propriamente «partito» – 203 tra deputati e senatori, il secondo numero più alto nella storia della Seconda repubblica (dal 1994 in poi), superato dai 347 della scorsa legislatura. I 203 parlamentari hanno effettuato in totale 259 cambi di gruppo (un parlamentare può avere fatto più cambi), quinto dato più alto nella Seconda repubblica (Grafico 1).

Grafico 1. Cambi di gruppo parlamentare e parlamentari coinvolti nella Seconda Repubblica – Fonte: Openpolis

Non è semplice fare un confronto con i dati dei primi decenni della Repubblica, quindi lungo l’arco di tutta la «storia repubblicana», non essendoci un database pubblicamente consultabile. È possibile comunque affermare, in base alle evidenze a disposizione, che i numeri dei cambi di gruppo parlamentare nella Prima Repubblica sono stati decisamente più bassi rispetto a quelli raggiunti negli ultimi 30 anni.

Salvini è vago e fuorviante sulle ingiuste detenzioni

«Ci sono 30 mila italiani ingiustamente detenuti negli ultimi anni che aspettano non vendetta, ma giustizia» (min. 1:16:01)

Come abbiamo verificato più volte in passato, il dato di cui parla Salvini fa riferimento alle «ingiuste detenzioni», ossia a quei casi in cui un individuo è stato privato della propria libertà in attesa di un processo, per poi essere successivamente assolto dai giudici.

Tra il 1992 e il 2020 le ingiuste detenzioni in Italia sono state circa 29.500. Stiamo parlando di un lasso di tempo lungo trent’anni, un periodo più ampio degli «ultimi anni» citati dal segretario della Lega. Salvini lascia poi intendere che tutti questi «30 mila» siano in attesa di «giustizia», un’espressione piuttosto fuorviante. Le ingiuste detenzioni viste sopra fanno riferimento a persone che sono state già scarcerate da tempo e che hanno visto riconoscersi, appunto, l’ingiusta detenzione. Soltanto nel 2020, i 750 casi di ingiusta detenzione riconosciuti in quell’anno sono costati allo Stato circa 37 milioni di euro di indennizzi.

– Leggi anche: Il referendum sulla giustizia della Lega, in sette fact-checking

Meloni ripete la storia dei single che non possono adottare

«Lo Stato italiano è single-ofobo visto che non è consentita l’adozione da parte dei single?» (min. 1:03:35)

Come abbiamo già verificato in passato, questa dichiarazione – usata da Meloni per schierarsi contro le adozioni per le coppie omosessuali – è scorretta. Se da un lato è vero che generalmente in Italia soltanto «le coppie sposate possono realizzare un’adozione legittimante», dall’altro esistono comunque diverse eccezioni valide sia per le adozioni nazionali che internazionali (se il Paese d’origine lo permette).

Una legge del 1983 ha infatti stabilito che le persone non coniugate possono adottare un minore orfano di entrambi i genitori con il quale hanno stabilito un rapporto di fiducia «stabile e duraturo»; un minore portatore di handicap; e un minore per il quale è impossibile ricorrere all’affidamento preadottivo, cioè un periodo di convivenza iniziale tra il bambino e la sua prossima famiglia volto a confermare l'effettiva compatibilità tra i due.

– Leggi anche: Il fact-checking del libro di Giorgia Meloni

Conte ha solo in parte ragione sul reddito di cittadinanza

«L’Italia è uno degli ultimi Paesi, se guardiamo alle classifiche Ocse, che ha introdotto un sistema, una cintura di protezione sociale [come il reddito di cittadinanza]» (min. 1:58:24)

Durante l’incontro al Meeting di Rimini, il reddito di cittadinanza è stato al centro delle critiche di alcuni politici, come Salvini e Tajani. La difesa del leader del M5s alla misura introdotta nel 2019 coglie il segno soltanto in parte.

Come hanno spiegato alcuni ricercatori italiani dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) – in passato Andrea Garnero e più di recente Daniele Pacifico – fino al 2017 l’Italia era una dei pochi Paesi dell’Ocse, insieme a Grecia e Turchia, a non avere un “reddito minimo”, ossia un programma per aiutare le famiglie prive delle risorse necessarie ad assicurare uno standard di vita accettabile. All’epoca questa lacuna non era stata colmata dal reddito di cittadinanza, introdotto nel 2019, ma dal reddito di inclusione (Rei), introdotto dal governo Gentiloni.

Come ha sottolineato varie volte la stessa Ocse, è però vero che il reddito di cittadinanza è stato in grado di raggiungere molte più persone rispetto al reddito di inclusione, con un sostegno più generoso, nonostante una serie di limiti registrati sia nel contrasto alla povertà che nelle politiche attive per il lavoro.

– Leggi anche: Italia viva e Marattin usano «strumentalmente» i dati sui «furbi» del reddito di cittadinanza

Sì, una cittadina spagnola ha dedicato una strada a Tajani

«Mi hanno intitolato una strada in Spagna perché ho convinto, attraverso la politica industriale, una multinazionale americana a non fuggire dall’Europa» (min. 1:21:50)

Il vicepresidente di Forza Italia ha menzionato una curiosità corretta. Come riportano diverse fonti stampa – tra cui Il Messaggero, La Vanguardiae Libération – nel 2015 la cittadina spagnola di Gijon, nelle Asturie, ha inaugurato la “Calle Antonio Tajani”.

Il riconoscimento era stato dato per il lavoro che Tajani aveva svolto nel 2013, quando da commissario Ue per l’Industria aveva contribuito a far riaprire una fabbrica di Gijon che la multinazionale Tenneco – attiva nella produzione di sistemi di sicurezza per veicoli – aveva deciso di chiudere.

Rosato fa un conto spannometrico sul Pnrr

«Ogni giorno dobbiamo spendere 100 milioni da qui al 2026 per spendere le risorse del Pnrr. Oggi sono le 14, avremmo già dovuto spendere 50 milioni di euro, non so se oggi siamo riusciti a spendere i 50 milioni di euro che erano previsti, ahimé. Ci toccherà correre qualche giorno in più» (min. 1:41:24)

Il presidente di Italia viva dà una media sostanzialmente corretta di spesa sul “Piano nazionale di ripresa e resilienza” (Pnrr), ma è un po’ fuorviante sugli obblighi che ha il nostro Paese.

L’Italia riceverà dall’Unione europea 191,5 miliardi di euro per finanziare una serie di interventi, dettagliati nel Pnrr, da attuare entro il 2026. In cinque anni e mezzo, stiamo parlando di poco meno di un centinaio di milioni di euro al giorno.

Questo non significa, però, che l’Italia debba spendere per forza questi soldi ogni 24 ore. Il Pnrr finanzia infatti una serie di riforme e investimenti, che hanno una serie di obiettivi precisi e scadenze intermedie da rispettare, se si vuole evitare il rischio che l’Ue possa bloccare in futuro l’erogazione dei fondi.

Lupi sbaglia sul primato dell’Italia nelle vaccinazioni

«Siamo il primo Paese in Europa per vaccinazione. Siamo al 70 per cento» (min. 58:10)

Lupi rivendica un prima non confermato dai numeri. Secondo i dati più aggiornati, l’Italia ha completamente vaccinato contro la Covid-19 il 58,6 per cento della sua popolazione, una percentuale in linea con la Germania, ma più bassa di quella raggiunta da sette Paesi membri dell’Unione europea, tra cui la Spagna (67,3 per cento).

L’Italia ha poi la decima percentuale più alta sui 27 Stati membri per quanto riguarda i vaccinati con almeno una dose: poco meno del 69 per cento della popolazione (Grafico 2).

Grafico 2. Vaccinati completi o con almeno una dose nei 27 Paesi Ue – Fonte: Our world in data

– Leggi anche: No, «l’art. 36» del regolamento Ue sul green pass non vieta la discriminazione dei non vaccinati

In conclusione

Abbiamo verificato sette dichiarazioni rilasciate nel dibattito tra leader di partito tenutosi al Meeting di Rimini il 24 agosto.

Diversi politici hanno esagerato o ritoccato fatti e numeri per tirare acqua al loro mulino: Letta sul trasformismo parlamentare; Salvini sulle ingiuste detenzioni; Meloni sulle adozioni ai single; Conte sul reddito di cittadinanza; e Rosato sul Pnrr.

Tajani ha citato invece correttamente l’aneddoto sulla strada a lui intitolata in Spagna, mentre Lupi ha sbagliato nel rivendicare il primato europeo dell’Italia nelle vaccinazioni contro la Covid-19.

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