Pubblicato: venerdì 14 maggio 2021
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​Il fact-checking del libro di Giorgia Meloni, parte II

Aggiornamento 17 maggio 2021, ore 10:45 – In una precedente versione dell'articolo Roberto Speranza era indicato come segretario di «Liberi e uguali», abbiamo corretto in «Articolo 1 - Mdp». Inoltre avevamo scritto che avremmo considerato nel confronto «i presidenti e segretari dei principali partiti italiani»: abbiamo corretto sostituendo «presidenti»con «leader».

Torniamo a parlare di “Io sono Giorgia”, l’ultimo libro scritto dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e uscito in libreria lo scorso 11 maggio. Nella prima parte del nostro fact-checking abbiamo analizzato sei affermazioni contenute tra le pagine, alcune corrette e altre meno.

Proseguiamo ora con la verifica di altre sette dichiarazioni, dalle origini del Mes alla questione delle atlete transgender in Australia, passando per le guerre di Donald Trump e le presenze di Meloni al consiglio comunale di Roma.

Presenze, assenze, e missioni in Parlamento

«Attualmente le mie presenze alle votazioni in aula sono in linea con quelle degli altri segretari di partito»

Questa affermazione è piuttosto imprecisa. Secondo i dati forniti da OpenParlamento – un progetto gestito dalla fondazione indipendente di raccolta e visualizzazione dati OpenPolis – Giorgia Meloni, come deputata di Fratelli d’Italia, nella XVIII legislatura (iniziata il 23 marzo 2018) ha accumulato un tasso di presenze in Parlamento pari al 39,1 per cento.

Considerando i segretari e i leader dei principali partiti italiani che siedono in Parlamento vediamo che il dato di Meloni è simile a quello del senatore di Italia Viva Matteo Renzi (40,4 per cento) e del segretario e deputato di Articolo 1 - Mdp Roberto Speranza (34,8 per cento), che però ricopre anche il ruolo di ministro della Salute.

Numeri migliori per il senatore e capo politico ad interim del Movimento 5 stelle Vito Crimi (50,6 per cento), mentre il record in negativo va al senatore e segretario della Lega Matteo Salvini, presente soltanto nel 16,2 per cento delle occasioni.

Tra i presidenti o segretari di partiti minori e confluiti nel gruppo misto troviamo Nicola Fratoianni (Sinistra italiana) con un tasso di presenze del 61,4 per cento; e Bruno Tabacci (Centro democratico) con il 79,4 per cento. Il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi e il segretario del Partito democratico Enrico Letta non ricoprono incarichi parlamentari.

Nella legislatura corrente il tasso di presenze in Aula di Giorgia Meloni è quindi in linea soltanto con due degli altri quattro segretari o presidenti dei principali partiti italiani che siedono in Parlamento: Matteo Renzi e Roberto Speranza. Vito Crimi ha quasi dieci punti percentuali in più, mentre le presenze di Matteo Salvini sono meno della metà rispetto a quelle della leader di FdI.

È importante però ricordare che, oltre ad assenti e presenti, senatori e deputati possono essere in “missione parlamentare”, un termine con cui vengono indicate le situazioni in cui un politico non partecipa in aula perché impegnato con altri incarichi istituzionali.

Le informazioni sulle missioni sono piuttosto inaccurate, principalmente perché i parlamentari non sono tenuti a dichiarare il motivo della missione o la sua durata. Quando sono indicati come “in missione”, inoltre, i parlamentari possono comunque partecipare alle votazioni.

In ogni caso quindi, come sottolineato anche da OpenPolis, il dato migliore per analizzare l’effettiva partecipazione ai lavori parlamentari non sono tanto le presenze quanto le vere e proprie assenze non giustificate.

Ritornando ai dati vediamo che Meloni ha un tasso di missioni nullo, mentre le assenze sono pari al 60,9 per cento. Renzi è invece stato assente per il 40 per cento delle consultazioni, mentre il 19,6 per cento delle volte era in missione parlamentare.

Proporzione contraria per Speranza: assente per il 18,8 per cento delle occasioni, è giustificato per altri impegni nel 46,4 per cento dei casi. Vito Crimi ha un tasso di assenze dell'11,5 per cento e di missioni del 37,9 per cento. Tabacci risulta in missione nell’8,4 per cento dei casi e assente il 16,7 per cento, mentre Fratoianni è assente nel 38,3 per cento delle sedute e in missione per appena lo 0,3 per cento.

Il segretario di partito che, almeno ufficialmente, è stato più impegnato in missioni parlamentari è Matteo Salvini: presente solo – come abbiamo detto – al 16,2 per cento delle votazioni, la sua percentuale di assenze ingiustificate è pari appena al 4,3 per cento. Nel resto delle occasioni (79,5 per cento) era in missione. In una nostra precedente analisi abbiamo però verificato come Salvini abbia spesso abusato delle “missioni”, facendo rientrare in questa categoria anche impegni di partito o, comunque, occasioni non immediatamente legate ai suoi ruoli governativi o parlamentari.

In conclusione possiamo dire che, con un tasso di assenze non giustificate del 60,9 per cento, Meloni risulta come la meno presente in Parlamento tra i segretari e presidenti dei principali partiti italiani. La poca chiarezza relativa al tasso di missioni, come detto, potrebbe però influenzare il confronto.

I single possono adottare un bambino?

«In Italia non è consentita l’adozione ai single»

Questa dichiarazione, usata da Meloni per schierarsi contro le adozioni per le coppie omosessuali, è scorretta. Se da un lato è vero che generalmente in Italia soltanto «le coppie sposate possono realizzare un’adozione legittimante», dall’altro esistono comunque diverse eccezioni valide sia per le adozioni nazionali che internazionali (se il Paese d’origine lo permette).

Una legge del 1983 ha infatti stabilito che le persone non coniugate possono adottare un minore orfano di entrambi i genitori con il quale hanno stabilito un rapporto di fiducia «stabile e duraturo»; un minore portatore di handicap e un minore per il quale è impossibile ricorrere all’affidamento preadottivo, cioè un periodo di convivenza iniziale tra il bambino e la sua prossima famiglia volto a confermare l'effettiva compatibilità tra i due.

Sì, in Australia un’atleta transgeder ha giocato nella nazionale di pallamano

«In Australia un atleta uomo di pallamano è diventato donna e ora gioca nella nazionale femminile. Pesa cento chili per un metro e novanta»

Il riferimento è ad Hanna Mouncey, giocatrice australiana di pallamano. Fino al 2015 Mouncey – il cui nome alla nascita era Callum – rappresentava l’Australia nella squadra nazionale maschile di pallamano, ma ha poi deciso di intraprendere il percorso di transizione per cambiare sesso.

Per poter partecipare alle competizioni, le linee guida decise dal Comitato olimpico internazionale (Cio) richiedono che le atlete che hanno cambiato sesso passando da uomo a donna abbiano un livello di testoterone nel sangue inferiore a 10 nmol/L (nanomoli per litro) nei 12 mesi precedenti una competizione e per tutto il periodo della stessa. Questi requisiti sono stati decisi nel 2015, e sono ancora in vigore.

Terminato il percorso e raggiunti i valori richiesti, nel 2016 Mouncey ha detto di essere pronta per giocare nella nazionale femminile di pallamano.

Nel 2018 l’atleta ha quindi partecipato al Campionato asiatico di pallamano femminile aiutando la nazionale australiana a qualificarsi per i mondiali, in programma l’anno successivo. La squadra si è qualificata per la competizione (è poi arrivata ultima nella classifica finale), ma Mouncey non è stata selezionata per giocare.

Le ragioni ufficiali per questa scelta non sono chiare, ma l’atleta ha affermato di essere stata discriminata dai responsabili e dalle sue compagne di squadra a causa del percorso di transizione svolto. Le accuse sono state respinte da Bronwyn Thompson, segretaria generale della Federazione australiana di pallamano (di cui tra l’altro Mouncey è una delle direttrici).

Per quanto riguarda la condizione fisica di Mouncey, i dati riportati da Meloni («Pesa cento chili per un metro e novanta») sono riportati anche da diversi organi di stampa internazionali – tra cui Abc news e Reuters – ma non ci sono conferme ufficiali.

Meloni quindi cita un caso corretto, anche se Mouncey non è stata convocata dalla nazionale australiana per partecipare agli ultimi mondiali di pallamano (ma ha comunque giocato nella squadra per altre competizioni).

Donald Trump, pacifista?

«Donald Trump è stato l’unico presidente Usa da oltre quarant’anni a non aver iniziato una guerra durante il proprio mandato»

Questa affermazione è corretta. Secondo diverse verifiche eseguite da fact-checker americani, Jimmy Carter è stato l’ultimo presidente americano ad aver concluso la sua presidenza – come Trump, di un solo mandato – senza iniziare nuove guerre o conflitti armati. Carter ha lasciato la Casa Bianca nel 1981: esattamente quarant’anni fa.

Tutti i presidenti successivi fino all’arrivo di Trump nel 2017 hanno iniziato qualche conflitto, tra cui i bombardamenti nei Balcani voluti da Bill Clinton, la guerra del Golfo avviata da George H.W. Bush, le invasioni in Afghanistan e Iraq decise da George W. Bush, e gli attacchi aerei in Libia approvati da Obama.

La lunga storia del Mes

«Recentemente si è detto che il MES lo ha sottoscritto Berlusconi. Ma anche qui la verità è un’altra. Berlusconi partecipò alle trattative per l’istituzione di uno strumento di sostegno agli Stati nazionali chiedendo che fosse finanziato con debito comune. La condizione per attivare un fondo di quel tipo, per noi, era infatti l’emissione di eurobond [...] Quella proposta, però, non passò, Berlusconi si dimise e Monti sottoscrisse il Meccanismo Europeo di Stabilità che conosciamo oggi. Io la ratifica di quel trattato scelsi di non votarla»

La questione è particolarmente complessa e si inserisce in quello che fu un periodo turbolento della politica italiana. Abbiamo ricostruito la successione di eventi che portarono all’approvazione del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) in questo articolo: riassumendo, Meloni sbaglia.

Le trattative in sedi europee per istituire il Mes sono cominciate nel 2010, quando in Italia era in carica il governo Berlusconi IV e Meloni era ministra della Gioventù. Il ministro dell’Economia, che ha avuto un ruolo fondamentale nelle negoziazioni, era Giulio Tremonti, al tempo esponente del Popolo della libertà (Pdl).

Nel luglio 2011 i ministri dell’Economia dell’area euro, tra cui anche Tremonti, firmarono un trattato che istituiva il Mes. Questo non entrò mai in vigore, ma costituisce comunque la base per tutte le successive contrattazioni.

Il Mes fu poi approvato definitivamente in sede europea nel febbraio 2012, quando il presidente del Consiglio era il tecnico Mario Monti, e fu poi ratificato dal Parlamento italiano nel luglio dello stesso anno. In quella votazione Meloni era effettivamente assente, come afferma nel libro.

Per quanto riguarda il nodo degli eurobond – strumenti finanziari che permetterebbero agli Stati europei di emettere debito comune – questi non solo non vengono menzionati nella versione finale del Mes approvata 2012 (che Meloni non ha votato) ma non compaiono nemmeno nel trattato del 2011 che era stato approvato durante il governo Berlusconi IV, in cui Meloni era ministra di maggioranza.

Nel libro Meloni ha quindi ragione ad affermare che «Berlusconi partecipò alle trattative per l’istituzione di uno strumento di sostegno agli Stati nazionali», ma non è vero invece che la sua proposta fosse vincolata necessariamente all’attivazione di una qualche forma di eurobond o debito comune in Europa: nel 2011, quando l’attuale leader di FdI era ministra, il governo ha infatti ha firmato un trattato che non conteneva alcuna menzione di questo strumento.

Raggi, Meloni e la politica romana

«Il consigliere comunale a Roma lo faccio gratis, e sono più presente del sindaco Raggi in assemblea capitolina»

Per quanto riguarda la prima parte dell'affermazione, relativa ai compensi percepiti, Meloni ha ragione. I dati arrivano dal sito del Comune di Roma, che riassume gli importi ricevuti come “gettoni di presenza” da ogni membro dell’Assemblea capitolina. I report sono disponibili da giugno 2016 a marzo 2021, e in tutti si legge: «Gli Onorevoli Fassina Stefano, Giachetti Roberto e Meloni Giorgia non percepiscono compensi per la partecipazione alle sedute di Consiglio e alle sedute di Commissioni per espressa rinuncia». Questo è confermato anche nella pagina personale di Giorgia Meloni.

La seconda parte della parte della dichiarazione di Meloni, invece, è vera per quanto riguarda i dati del 2020, ma sbagliata se consideriamo i numeri complessivi a partire dal 2016, quando sia Raggi che Meloni sono entrate in carica.

Consultando i report disponibili sul sito del Comune della città vediamo infatti che nel 2020 Giorgia Meloni è stata presente a 43 sedute dell’Assemblea capitolina (il consiglio comunale) su un totale di 108, mentre la sindaca Virginia Raggi ha partecipato soltanto a 16 incontri.

Questo andamento viene però ribaltato nei quattro anni precedenti (2016-2017-2018-2019), quando Raggi ha sempre superato Meloni per numero di presenze.

Rielaborando i dati relativi al numero di presenze dall’inizio dei mandati vediamo che, su un totale di 403 sedute dell’Assemblea dal 2016 al 2020, Raggi ha presenziato a 104 e Meloni a 96. L’affermazione è quindi complessivamente sbagliata.

Migranti: il «90 per cento» sono «uomini soli»?

«Circa il 90 per cento dei settecentomila immigrati illegali giunti negli ultimi anni con gli sbarchi sono uomini soli»

L’affermazione di Meloni è imprecisa sotto vari punti di vista. Per prima cosa, è vero che negli ultimi sette anni e mezzo siano arrivati via mare circa 700 mila immigrati in Italia. Si tratta di 706.873 migranti, per la precisione, arrivati tra il 1° gennaio 2014 e il 14 maggio 2021 (qui i dati 2014-2019, qui quelli 2020-2021).

È però errato qualificarli tutti come «illegali». Come abbiamo scritto ancora di recente, la percentuale di persone a cui viene risconosciuta la protezione internazionale – e che dunque hanno diritto di farsi accogliere in Italia – negli ultimi anni ha oscillato tra il 20 e il 40 per cento, con un trend calante dopo i decreti-sicurezza del primo governo Conte che hanno di fatto abolito la protezione umanitaria (reintrodotta solo a fine 2020).

Ma soprattutto è esagerata la percentuale del 90 per cento di «uomini», sostenuta da Meloni. Nel 2014 gli uomini erano il 74 per cento del totale e nel 2015 il 75 per cento (qui si possono scaricare i dati relativi), nel 2016 il 71 per cento, nel 2017 il 75 per cento, nel 2018 il 72 per cento, nel 2019 il 71 per cento, nel 2020 il 75 per cento, nei primi quattro mesi del 2021 il 68 per cento.

La percentuale restante si divide tra donne e bambini. Non sappiamo peraltro quanti di quel 70 per cento circa di uomini che abbiamo appena visto siano padri o mariti di mogli o figli che hanno tentato la traversata con loro.

La percentuale di uomini è comunque alta ma questo non deve stupire. Come ci ha riferito Carlotta Sami, dell’Unhcr, solo una quota minima di migranti intraprende la rotta che va dai Paesi dell’Africa sub-sahariana all’Italia, passando per la Libia, in quanto il viaggio è molto pericoloso. A tentare la sorte sono specialmente quei migranti che credono di avere più possibilità di sopravvivenza e più opportunità di lavoro o di studio in Europa, dunque si tratta spesso uomini. La maggior parte dei migranti, sempre secondo quanto ci ha detto Sami, preferisce restare nei Paesi vicini a quelli di origine.

In conclusione

Nella seconda parte del fact-checking del libro “Io sono Giorgia”, scritto dalla presidente di Fratelli d’Italia ed edito da Rizzoli, ci siamo soffermati su sette affermazioni: due erano corrette, due imprecise, una errata e due vere solo per metà.

Meloni ha ragione nell’affermare che svolge il ruolo di consigliere comunale a Roma senza ricevere alcun compenso e che Trump è stato il primo presidente americano in quarant’anni a non iniziare nuove guerre o conflitti. Sostanzialmente corretto, al netto di un’imprecisione, anche il fatto che in Australia un’atleta di pallamano ha cambiato sesso e gioca nella nazionale femminile.

La leader di FdI è imprecisa invece nel dire che le sue presenze alle votazioni in Parlamento «sono in linea con quelle degli altri segretari di partito» e che in Italia i single non possono adottare bambini.

Sbaglia poi nel sostenere di essere più presente nel consiglio comunale di Roma rispetto alla sindaca Virginia Raggi, e nell’affermare che Berlusconi aveva condizionato l’approvazione del Mes all’attivazione di eurobond. Infine, anche se tra il 2014 e il 2021 sono effettivamente arrivati in Italia circa 700 mila migranti, non è corretto sostenere che fossero tutti «illegali», o che il «90 per cento» di questi siano «uomini soli».

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