Pubblicato: mercoledì 16 ottobre 2019
Photo: Ansa
Salvini contro Renzi, il fact-checking: Salvini l'“assenteista”

***Aggiornamento del 17 ottobre 2019: il 16 ottobre 2019 quando l'analisi è stata pubblicata conteneva una imprecisione: Matteo Salvini è stato presente da ministro dell'Interno ai Consigli europei 2 volte su 8 e non 1 volta su 7 come precedentemente scritto.***

Il 15 ottobre 2019 Matteo Salvini e Matteo Renzi sono stati ospiti di Bruno Vespa a Porta a Porta (Rai1).

Abbiamo verificato il loro confronto, qui trovate i fact-checking relativi alla presenza o assenza di Salvini ai diversi appuntamenti istituzionali.

Le ferie di Salvini...

I due politici hanno litigato anche sulle… ferie. Matteo Renzi ha accusato Salvini (min. -1:18:40) di essersi messo «in missione al Senato» il 30 luglio, 31 luglio e 1° agosto, giorni in cui era in ferie a Milano Marittima. Salvini ha ribattuto sostenendo che «i ministri sono sempre in missione, per regolamento del Senato» (min. -1:18:37). Come stanno le cose?

Cominciamo dai doveri dei senatori. Questi, in base all’articolo 1 comma 2 del regolamento del Senato, «hanno il dovere di partecipare alle sedute dell’Assemblea e ai lavori delle Commissioni».

Sono previste due eccezioni possibili, per non risultare formalmente assenti (le assenze comportano delle decurtazioni economiche): il congedo o la missione.

Il “congedo”, in base all’articolo 62 del regolamento, va chiesto per iscritto al presidente del Senato da quei senatori che non possono partecipare alle sedute dell’assemblea, ad esempio per motivi di salute o familiari. I senatori in congedo (col limite di un decimo del totale dei senatori) non sono computati ai fini del numero legale.

La “missione” è il «termine di uso corrente per indicare i senatori assenti per incarico avuto dal Senato». In base all’articolo 108 del regolamento del Senato, poi, «i senatori che sono assenti per incarico avuto dal Senato o in ragione della loro carica di ministro non sono computati per fissare il numero legale».

Dal testo dell’articolo, sembra quindi che siano considerati “in missione” non solo i senatori che hanno ricevuto un incarico dal senato, ma anche quelli che ricoprono la carica di ministro. Ma l’assenza del ministro, da un’interpretazione letterale della norma, dovrebbe comunque essere collegata al ruolo che ricopre.

Abbiamo contattato l’ufficio stampa del Senato e ci hanno confermato che si parla la “missione” quando il ministro sta svolgendo un’attività collegata al proprio ufficio di ministro.

Quindi è da considerarsi in missione un ministro che va ad esempio in visita in un carcere o che incontra i suoi omologhi esteri, ma non dovrebbe essere considerato in missione un ministro che - essendo anche leader di partito - vada a tenere un comizio in piazza.

Salvini, oltretutto, tra fine luglio e inizio agosto ha mescolato alle iniziative partitiche - e comunque non istituzionali - anche le vacanze in spiaggia, come riportano diverse fonti di stampa (sono i giorni della polemica per l’utilizzo di una moto d’acqua della polizia da parte del figlio del leader leghista). Negli stessi giorni, l’aula del Senato era impegnata in alcune votazioni, come risulta dal calendario.

Dunque possiamo dire che Salvini sbaglia nel sostenere che «i ministri sono sempre in missione, per regolamento del Senato». Possono presenziare, possono assentarsi per ragioni legate al loro incarico (e allora sì, è corretto risultino “in missione”), possono chiedere un congedo per motivi personali o possono risultare assenti non giustificati (e subire la decurtazione del proprio stipendio).

Finora Salvini ha sempre fatto registrare le proprie assenze come “missioni” sfruttando una mancanza di chiarezza, rilevata anche da OpenPolis, per cui il Senato non chiarisce la natura e la durata delle missioni, e le missioni e i congedi sono segnati allo stesso modo.

Tuttavia, come ricostruito da un’inchiesta de l’Espresso, anche dopo la fine del suo incarico di ministro, Salvini ha continuato a utilizzare lo strumento delle “missioni” per giustificare le sue assenze dovute a manifestazioni o altri eventi di partito. Su 5.185 votazioni elettroniche a Palazzo Madama - le uniche registrate - Salvini è ad oggi risultato presente 5.161 volte, ma di queste ben 5.096 erano “missioni”.

…e le sue presenze

Renzi ha poi aggiunto (min. -1:18:26) che «la missione significa andare a fare le riunioni al Consiglio europeo» e ha riportato alcuni dati sulla presenza di Salvini in Europa, in Senato e al Consiglio comunale di Milano.

Secondo il leader di Italia Viva, Salvini «ha fatto 7 vertici europei come ministro dell’Interno, sette Consigli europei, e ha partecipato una volta su 7. Lei ha votato da quando siamo in Senato su 5.190 votazioni che ci sono state, lei ha votato 70 volte, l’1,3 per cento [...]. Al consiglio comunale di Milano [...] aveva una percentuale di presenze dell’1,3 per cento» (min. -1:18:26). Non è la prima volta che Salvini viene accusato di assenteismo nelle sedi istituzionali.

Per quanto riguarda i Consigli europei, cioè le riunioni dei ministri dei diversi Paesi Ue che si occupano di un determinato settore, l'ex ministro dell'Interno è stato presente 2 volte su 8 incontri. Entrambe le presenze erano occasioni informali: il 12 luglio 2018 a Innsbruck (Austria) e il 18 luglio 2019 a Helsinki (Finlandia). Il leader di Italia Viva è quindi impreciso.

Il dato delle votazioni in Senato citato da Renzi è invece corretto. Come registrato da OpenPolis, Salvini ha partecipato a 70 votazioni su 5.191, appunto l’1,3 per cento come detto da Renzi. Nelle restanti votazioni, però, Salvini è risultato assente in appena lo 0,5 per cento dei casi, mentre era “in missione” per il 98,1 per cento dei voti.

Per quanto riguarda le presenze di Salvini al Consiglio comunale di Milano, l’affermazione di Matteo Renzi è più difficile da verificare. Infatti, il sito del Comune di Milano non riporta le presenze dei consiglieri comunali dal 1993, anno in cui Matteo Salvini è diventato consigliere comunale per la prima volta.

Il Corriere della Sera ha però riportato che nel 2018 Matteo Salvini ha espresso un voto nel Consiglio comunale di Milano dell’1,37 cento dei casi, forse proprio quell’1,3 per cento citato da Matteo Renzi. Bisogna però ricordare che in quel periodo Matteo Salvini era allo stesso tempo eurodeputato e, successivamente, ministro dell’Interno.

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