Da giorni sta facendo discutere il caso del ministro della Difesa Guido Crosetto, che nel corso dell’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti contro l’Iran è rimasto bloccato a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, dove si trovava a suo dire per motivi personali. Per tornare in Italia Crosetto ha viaggiato su un volo militare fornito dal Comando del trentunesimo stormo di Ciampino – quello che si occupa di gestire i voli di Stato – che il ministro ha fatto sapere di aver pagato personalmente, versando «il triplo rispetto a quello che prevede la tariffa per gli ospiti dei voli di Stato, in modo tale da togliere anche la possibilità di attaccarmi dicendo che sono tornato usando un volo di Stato».
Eppure, da quando il governo Meloni è in carica i ministri e sottosegretari – compreso lo stesso Crosetto – hanno fatto un ampio uso dei voli di Stato, anche conosciuti come “aerei blu”, ossia voli riservati ad alcune cariche istituzionali e pagati con risorse pubbliche. Anche per tratte relativamente brevi, come spostarsi tra città italiane distanti poche centinaia di chilometri.
Eppure, da quando il governo Meloni è in carica i ministri e sottosegretari – compreso lo stesso Crosetto – hanno fatto un ampio uso dei voli di Stato, anche conosciuti come “aerei blu”, ossia voli riservati ad alcune cariche istituzionali e pagati con risorse pubbliche. Anche per tratte relativamente brevi, come spostarsi tra città italiane distanti poche centinaia di chilometri.