Venerdì 3 aprile il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge che proroga fino al prossimo 1° maggio la riduzione delle accise sui carburanti introdotta con un precedente decreto-legge. In base a quel provvedimento, approvato lo scorso 18 marzo, il governo ha stabilito la riduzione per venti giorni dell’accisa su diesel e benzina da 67 a 47 centesimi per litro di carburante, mentre quella sul Gas di petrolio liquefatto (GPL) da 27 centesimi a circa 17 centesimi per chilogrammo. Se il governo non fosse intervenuto nuovamente, la riduzione sarebbe terminata l’8 aprile.

Il testo ufficiale del nuovo provvedimento non è ancora disponibile, ma è stato riassunto nel corso di una una conferenza stampa, dopo la riunione del Consiglio dei ministri, dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Giorgetti ha detto che il nuovo decreto-legge «tampona» la situazione di incertezza fino ai primi di maggio, e che «poi gli eventi internazionali di carattere geopolitico, che non dipendono chiaramente da noi, ci suggeriranno eventuali altri tipi di interventi rispetto a una situazione che oggettivamente è molto complicata sotto ogni aspetto». 

La proroga della riduzione delle accise avrà un costo per lo Stato. Secondo Giorgetti, il costo di questa proroga sarà di circa 500 milioni di euro, che per 200 milioni saranno coperti dal maggior gettito dell’IVA derivante dall’aumento del prezzo del petrolio e per 300 milioni da «risorse sugli ETS e Co2 che non erano state ancora utilizzate». Il riferimento di Giorgetti è probabilmente alle risorse previste per finanziare l’Emission Trading System (ETS), cioè il “Sistema per lo scambio delle quote di emissione dell’Ue”. Quest’ultimo è il meccanismo introdotto per la riduzione delle emissioni di gas serra dei grandi impianti dei settori energetico e industriale e dell’aviazione. Questo sistema ha stabilito un unico tetto di emissioni per tutta l’Ue, e non per i singoli Stati, dove i vari partecipanti (come centrali elettriche, fabbriche e operatori aerei) possono acquistare e vendere sul mercato i diritti a emettere quote di gas serra.

Per il primo sconto sulle accise, il governo aveva già previsto una spesa di 417,4 milioni di euro per quest’anno, oltre a 6,1 milioni di euro nel 2028. Le accise sono uno dei fattori che determinano il prezzo alla pompa dei carburanti, insieme al costo della materia prima e all’IVA. In generale, l’accisa è un’imposta indiretta fissa, che colpisce determinati beni (come l’energia elettrica o i tabacchi) al momento della produzione o del consumo. Dal 1995 l’accisa sui carburanti è definita in modo unitario e le entrate che ne derivano finanziano il bilancio statale, ma non in specifiche attività.

Nella conferenza stampa, Giorgetti ha aggiunto che se, la situazione non cambia, sarà inevitabile, a suo giudizio di poter chiedere all’Unione europea la sospensione delle regole sul Patto di Stabilità, ossia l’accordo che regola i limiti di deficit e debito per i Paesi dell’Ue, per consentire il finanziamento di altre misure contro i rincari dei carburanti. Di questa possibilità, e delle sue relative criticità, abbiamo parlato nella nuova uscita settimanale di Conti in tasca, la nostra newsletter sulle questioni economiche. 

In generale, ci sono comunque dubbi sull’utilità di abbassare in maniera generalizzata le accise sui carburanti per far fronte ai rincari del petrolio. Come abbiamo spiegato in questo approfondimento, il primo provvedimento di taglio delle accise ha infatti generato un vantaggio più per i benzinai che per i consumatori finali, ossia i cittadini, visto che una quota del beneficio fiscale non si è tradotta in un pieno ribasso dei prezzi al consumo ed è stata parzialmente trattenuta dai distributori.