Nei primi giorni della crisi in Iran, con il conseguente aumento dei prezzi energetici, una parte della politica italiana e del governo ha parlato di “speculazione” per spiegare il rialzo dei prezzi del carburante alla pompa. Ma, al netto delle dichiarazioni, l’esistenza di un fenomeno speculativo del genere non è mai stata dimostrata del tutto.
Vale quindi la pena analizzare i dati disponibili per capire se ci siano elementi per sostenerlo, e per provare a stabilire che cosa sia cambiato dopo il decreto-legge che ha tagliato di 25 centesimi accise e IVA su benzina e diesel. Per “speculazione” si intende, in questo caso, un aumento anomalo dei prezzi non giustificato dal mercato, ma da rendite di posizione o da una concorrenza debole.
In altre parole, in caso di speculazione il prezzo alla pompa crescerebbe più del costo della materia prima, cioè del prodotto raffinato (che in questo caso è il semilavorato ricavato dal greggio da cui si ottengono benzina e gasolio). Ma è davvero questo il caso?
Vale quindi la pena analizzare i dati disponibili per capire se ci siano elementi per sostenerlo, e per provare a stabilire che cosa sia cambiato dopo il decreto-legge che ha tagliato di 25 centesimi accise e IVA su benzina e diesel. Per “speculazione” si intende, in questo caso, un aumento anomalo dei prezzi non giustificato dal mercato, ma da rendite di posizione o da una concorrenza debole.
In altre parole, in caso di speculazione il prezzo alla pompa crescerebbe più del costo della materia prima, cioè del prodotto raffinato (che in questo caso è il semilavorato ricavato dal greggio da cui si ottengono benzina e gasolio). Ma è davvero questo il caso?