L’indagine della Procura di Roma sul ponte sullo Stretto di Messina aggiunge un nuovo capitolo alle controverse vicende che accompagnano da anni la realizzazione dell’opera. Tre persone sono indagate per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio: Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei conti; Giacomo Francesco Saccomanno, già componente del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina; e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio.
Secondo l’ipotesi della Procura, le condotte contestate avrebbero avuto l’obiettivo di condizionare, nel 2025, l’esame di legittimità della Corte dei conti sulla delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, il CIPESS. Si tratta dell’organo collegiale del governo che decide e vigila sull’uso delle risorse pubbliche destinate agli investimenti. Nel caso del Ponte sullo Stretto, la delibera riguardava l’approvazione del progetto definitivo e il quadro finanziario dell’opera.
La Corte dei conti, però, ha poi negato il visto e la registrazione alla delibera del CIPESS. L’eventuale tentativo di condizionare il controllo da parte delle persone sotto indagine non avrebbe quindi prodotto il risultato che, secondo l’accusa, era perseguito. Questo elemento è utile per distinguere due piani diversi: quello penale, che riguarda eventuali responsabilità personali degli indagati, e quello amministrativo, che riguarda invece la validità degli atti e la prosecuzione dell’iter dell’opera.
Il fatto che il risultato non sia stato raggiunto non esclude di per sé una possibile responsabilità penale dei singoli. Un reato, infatti, può essere contestato anche se il risultato concreto non viene raggiunto. Sul piano amministrativo, invece, l’accertamento della responsabilità penale potrà incidere sulla prosecuzione dell’opera solo se emergerà che le condotte contestate hanno concretamente compromesso gli atti su cui si fonda la procedura avviata dopo il diniego del visto alla delibera CIPESS del 2025.
Ma per capire che cosa potrà succedere dopo le indagini e l’eventuale accertamento delle responsabilità delle persone coinvolte, bisogna partire dallo stop della Corte dei conti.
Secondo l’ipotesi della Procura, le condotte contestate avrebbero avuto l’obiettivo di condizionare, nel 2025, l’esame di legittimità della Corte dei conti sulla delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, il CIPESS. Si tratta dell’organo collegiale del governo che decide e vigila sull’uso delle risorse pubbliche destinate agli investimenti. Nel caso del Ponte sullo Stretto, la delibera riguardava l’approvazione del progetto definitivo e il quadro finanziario dell’opera.
La Corte dei conti, però, ha poi negato il visto e la registrazione alla delibera del CIPESS. L’eventuale tentativo di condizionare il controllo da parte delle persone sotto indagine non avrebbe quindi prodotto il risultato che, secondo l’accusa, era perseguito. Questo elemento è utile per distinguere due piani diversi: quello penale, che riguarda eventuali responsabilità personali degli indagati, e quello amministrativo, che riguarda invece la validità degli atti e la prosecuzione dell’iter dell’opera.
Il fatto che il risultato non sia stato raggiunto non esclude di per sé una possibile responsabilità penale dei singoli. Un reato, infatti, può essere contestato anche se il risultato concreto non viene raggiunto. Sul piano amministrativo, invece, l’accertamento della responsabilità penale potrà incidere sulla prosecuzione dell’opera solo se emergerà che le condotte contestate hanno concretamente compromesso gli atti su cui si fonda la procedura avviata dopo il diniego del visto alla delibera CIPESS del 2025.
Ma per capire che cosa potrà succedere dopo le indagini e l’eventuale accertamento delle responsabilità delle persone coinvolte, bisogna partire dallo stop della Corte dei conti.