Il nostro fact-checking in risposta al generale Vannacci

Il leader di Futuro Nazionale ha sfidato Pagella Politica a verificare una serie di dati sulla produzione di energia in Italia. Abbiamo accettato la sfida
ANSA
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«Sfido gli amici di Pagella Politica…sono i professorini che mi danno il voto, ogni volta che faccio un intervento poi esce Pagella Politica: “No, il generale Vannacci non è stato preciso”, “qua non ha stato proprio corretto”, “diciamo che l’ha detta ma però si poteva anche dettagliare di più”…allora sfido Pagella Politica ad andare a contestare questi dati». Con queste parole, sabato 13 giugno, il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci, durante l’assemblea costituente del suo partito ci ha “sfidato” a verificare una serie di dati sulla produzione di energia in Italia che aveva elencato poco prima. 
Abbiamo deciso di accettare la “sfida”, ma prima facciamo un po’ di contesto. Il 13 e 14 giugno si è tenuta a Roma l’assemblea costituente di Futuro Nazionale, il partito fondato a febbraio dal generale Roberto Vannacci, ex vicesegretario della Lega. Durante l’evento Vannacci ha tenuto due discorsi all’assemblea, nei quali ha toccato diverse questioni, dal rapporto con il centrodestra all’immigrazione, dai temi internazionali all’energia. Nel discorso tenuto sabato, proprio sul tema dell’energia Vannacci ha usato toni duri nei confronti dell’Unione europea e del Green deal, ossia il programma dall’Ue varato nel 2019 per favorire la transizione ecologica entro il 2050. In particolare, Vannacci ha sostenuto che investire nell’energia da fonti rinnovabili sarebbe uno spreco di denaro pubblico, visto che questo tipo di energia coprirebbe ad oggi solo una minima parte del fabbisogno energetico italiano. 

A sostegno di questa tesi, il leader di Futuro Nazionale ha portato alcuni dati. Riferendosi all’eolico e al fotovoltaico, Vannacci ha detto che finora l’Italia ha costruito impianti per la produzione di energia da queste fonti pari a «58 gigawatt», producendo nel complesso «meno di 45 terawattora all’anno». «Vent’anni di sforzo, migliaia di miliardi spesi, produciamo meno del 4 per cento del fabbisogno energetico italiano, meno del 4 per cento del fabbisogno energetico italiano stimato in 1.422 terawattora all’anno», ha detto il parlamentare europeo. «E ancora qualcuno mi vuole prendere in giro dicendo che le rinnovabili e l’elettrificazione sono il futuro di questa nazione. Ancora oggi dopo vent’anni che paghiamo gli oneri in bolletta per il fotovoltaico e il solare. Ancora qualcuno ci viene a raccontare che le pale (eoliche, ndr) messe nei posti più belli della nostra penisola risolveranno il problema energetico di questo Paese», ha quindi concluso il suo ragionamento.

Subito dopo queste dichiarazioni, Vannacci ci ha chiesto di fare una verifica. Essendo stati chiamati direttamente in causa, non potevamo non accogliere l’invito che ci è stato rivolto e abbiamo verificato la sua affermazione riguardo la produzione di energia rinnovabile nel nostro Paese. In breve: il leader di Futuro Nazionale ha messo insieme dati provenienti da fonti diverse, a volte non aggiornati, arrivando a conclusioni fuorvianti sul contributo delle rinnovabili al fabbisogno energetico italiano.

La potenza rinnovabile installata

Partiamo innanzitutto dagli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili in Italia. La fonte più affidabile su questo aspetto è Terna, la principale azienda italiana che si occupa della distribuzione di energia elettrica. Secondo i dati di Terna più aggiornati, al 31 dicembre 2024 la potenza efficiente lorda di tutti gli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili in Italia era pari a 74,5 gigawatt (GW), di cui circa 49,9 GW da eolico e solare, lievemente più basso di quello citato da Vannacci. L’eolico e il solare non sono infatti le uniche fonti per la produzione di energia rinnovabile, dato che ci sono anche l’idroelettrico, il geotermico e le biomasse. 

Un discorso simile vale per la quantità di energia prodotta. Sempre secondo i dati più aggiornati di Terna, al 31 dicembre 2024 gli impianti per la produzione di energia rinnovabile avevano prodotto in totale 134,4 terawattora (TWh) lordi di energia, di cui quelli prodotti con l’eolico e il solare erano pari a 58,3, un dato più alto rispetto a quello citato da Vannacci. Il valore di 45 TWh menzionato dal leader di Futuro Nazionale si avvicina semmai a quello registrato da Terna nel 2021, ossia cinque anni fa. 

Insomma, sulla potenza degli impianti eolici e fotovoltaici e sulla loro produzione di energia Vannacci cita dati vicini a quelli reali, ma che sembrano poco aggiornati.

Il fabbisogno energetico italiano

Veniamo ora al peso dell’energia eolica e solare nell’insieme dei consumi energetici nel nostro Paese. Secondo il generale, il «fabbisogno energetico italiano» sarebbe stimato in «1.422 TWh all’anno», di cui meno del «4 per cento» sarebbe prodotto da energia eolica e fotovoltaica. 

Partiamo da quello che Vannacci chiama come “fabbisogno energetico”, di cui non ha dato una definizione precisa e nemmeno la fonte da cui ha preso i dati. Comunque, il leader di Futuro Nazionale può aver fatto riferimento al monitoraggio del Gestore dei servizi energetici (GSE), in cui la quota delle rinnovabili è calcolata sui consumi finali lordi di energia, che comprendono i consumi degli utenti finali più alcune perdite e consumi del sistema energetico. Il GSE è una società pubblica che promuove lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. 

Secondo i dati GSE, contenuti in un file excel, nel 2024 l’eolico ha prodotto 1.986 kilotonellate equivalenti di petrolio (ktep) e il solare 3.095 ktep, per un totale di 5.081 ktep. Convertendo questo valore in terawattora, con il coefficiente standard di 1 tep uguale a 11,63 megawattora (MWh), si ottengono circa 59 TWh. Rapportando questo valore ai consumi finali lordi complessivi, pari a 115.804 ktep, cioè 1.347 TWh – un valore leggermente sotto i 1.422 TWh citati da Vannacci, si ottiene circa il 4,4 per cento, in linea con la percentuale espressa dal generale. GSE chiarisce comunque che nel 2024 le fonti rinnovabili nel loro complesso, quindi non quindi solo eolico e fotovoltaico, hanno coperto il 19,4 per cento dei consumi finali lordi di energia in Italia, in aumento rispetto al 19,2 per cento del 2023. 

Quella del GSE non è l’unica stima che prova a quantificare il consumo di energia in Italia. Un altro indicatore che si può considerare è quello fornito da Our World in Data. Come abbiamo spiegato in un precedente articolo su Pagella Politica, secondo questa fonte nel 2024 l’Italia ha consumato circa 1.696 TWh di energia primaria. Per energia prima si intende tutta l’energia usata dal Paese prima delle trasformazioni: per esempio il gas usato per produrre elettricità, i carburanti per i trasporti e i combustibili impiegati per il riscaldamento o per l’industria. Questo dato va però letto con cautela perché Our World in Data calcola l’energia primaria con il cosiddetto substitution method, che per le fonti elettriche non fossili – come eolico o fotovoltaico – stima quanta energia fossile sarebbe servita per produrre la stessa quantità di elettricità. Secondo questa metodologia, nel 2024 eolico e fotovoltaico hanno coperto intorno all’8,5 per cento del consumo di energia primaria in Italia, più del doppio rispetto al 4 per cento citato da Vannacci in riferimento al fabbisogno energetico complessivo.

Dunque, l’incidenza dell’energia prodotta attraverso energia eolica e fotovoltaica nel nostro Paese varia tra il 4 e l’8,5 per cento, a seconda della fonte utilizzata.

Il problema di fondo 

Al netto delle precisazioni, la parte fuorviante del ragionamento di Vannacci è la conclusione. Dopo avere elencato i numeri sulla produzione di energia eolica e solare, il leader di Futuro Nazionale lascia intendere che l’energia rinnovabile sia frutto esclusivamente di queste fonti. Nel suo discorso infatti Vannacci non menziona mai le altre fonti, come l’idroelettrico, il geotermico e le biomasse, che costituiscono una parte significativa, se non proprio la maggioranza, della produzione di energia da fonti rinnovabili in Italia.

Come abbiamo visto, secondo il GSE nel 2024 le fonti rinnovabili hanno coperto il 19,4 per cento dei consumi finali lordi di energia in Italia. Usando invece l’indicatore di Our World in Data, la quota delle rinnovabili arriva a circa il 21 per cento del consumo di energia primaria. In entrambi i casi quindi il peso complessivo delle rinnovabili è molto più alto di quello del solo eolico e fotovoltaico.

Va poi precisato un altro passaggio della dichiarazione di Vannacci, quello sugli «oneri in bolletta». Il leader di Futuro Nazionale sostiene che «ancora oggi dopo vent’anni» gli italiani pagherebbero «gli oneri in bolletta per il fotovoltaico e il solare». Secondo l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), la spesa per gli oneri di sistema serve a finanziare attività di interesse generale per il sistema elettrico, stabilite dalla legge e pagate da tutti i clienti. Una parte di questi oneri sostiene le fonti rinnovabili, ma non solo. Negli oneri rientrano altri costi, tra cui le agevolazioni per le imprese a forte consumo di energia e per il settore ferroviario. Per questo non è corretto presentarli come una voce riferita solo al fotovoltaico o al solare.

La confusione tra rinnovabili ed elettrificazione

C’è poi un ultimo aspetto che non torna del discorso di Vannacci. Al termine del suo ragionamento il leader di Futuro Nazionale ha criticato chi «vuole prendere in giro» gli italiani «dicendo che le rinnovabili e l’elettrificazione sono il futuro di questa nazione». Secondo Vannacci, quindi, le rinnovabili e l’elettrificazione non converrebbero al nostro Paese: questa conclusione, al netto delle legittime idee politiche, presenta almeno due problemi.

Il primo è che rinnovabili ed elettrificazione – messe insieme da Vannacci nel suo discorso – non sono necessariamente collegate, ma sono due cose diverse. Come abbiamo già spiegato in un altro approfondimento, le fonti rinnovabili sono solo uno dei modi in cui l’energia viene prodotta, mentre per elettrificazione si intende la crescita del ruolo dell’elettricità nei consumi finali, per esempio nei trasporti o in alcuni processi industriali. Questa elettricità può essere prodotta da fonti rinnovabili, ma anche da altre fonti, come il nucleare, che lo stesso Vannacci ha dichiarato di sostenere. Questo è il caso della Francia, dove il nucleare copre il 65 per cento della produzione elettrica nazionale. 

Il secondo motivo riguarda il costo dell’energia. Per esempio, in Italia l’elettricità ha un costo molto alto perché il gas naturale ha un peso ancora rilevante nella produzione elettrica. Nel 2024, il gas da solo ha generato il 44 per cento dell’elettricità italiana, e nel complesso circa la metà dell’elettricità è stata prodotta bruciando combustibili fossili. Questo ha conseguenze dirette sulle bollette. In Europa, l’elettricità viene venduta partendo dalle fonti più economiche: quindi prima le rinnovabili, poi l’idroelettrico e il nucleare, e infine il gas. Il prezzo finale per tutti, però, è determinato dall’ultima fonte necessaria a coprire la domanda, che nella maggior parte delle ore è una centrale a gas. Nel 2024, in Italia, il gas ha determinato il prezzo dell’elettricità nell’89 per cento delle ore, la percentuale più alta d’Europa. In Spagna, che ha investito nelle rinnovabili e usa anche l’energia nucleare, questa quota è scesa al 15 per cento.

Di conseguenza, quando il prezzo del gas aumenta, anche il prezzo dell’elettricità tende a salire, persino se una parte crescente dell’energia elettrica prodotta da fonti che non sono combustibili fossili. Da questo punto di vista il discorso di Vannacci può quindi risultare svantaggioso. Se l’obiettivo è ridurre la dipendenza dell’Italia dal gas e dagli altri combustibili fossili importati, aumentare la produzione elettrica da fonti che non dipendono dal gas (come le rinnovabili o il nucleare) può contribuire a rendere il sistema meno esposto alle oscillazioni dei prezzi internazionali. 

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