La patrimoniale da sola non basta a rilanciare l’economia

È stata lanciata una nuova proposta di legge di iniziativa popolare. Se approvata può far crescere il gettito fiscale, ma andrebbe accompagnata a riforme strutturali 
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso conferisce un premio a Leonardo Maria Del Vecchio, chief strategy officer di EssilorLuxottica, giugno 2025 – Fonte: ANSA
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso conferisce un premio a Leonardo Maria Del Vecchio, chief strategy officer di EssilorLuxottica, giugno 2025 – Fonte: ANSA
Come accade periodicamente ormai da anni, negli ultimi giorni si è tornati a parlare di patrimoniale. Il 7 maggio, è stata depositata alla Corte di cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre un’imposta sui grandi patrimoni, promossa da Rifondazione comunista e da economisti, docenti universitari e ricercatori impegnati sui temi della giustizia fiscale e sociale. La raccolta firme partirà il 15 maggio e terminerà il 15 novembre, e per essere presentata in Parlamento la proposta dovrà ottenere almeno 50 mila sottoscrizioni. Se dovesse arrivare in Parlamento, non è comunque detto che sarà approvata, visto che a quel punto dovrà ottenere il via libera sia della Camera che del Senato.
In ogni caso, in questi giorni il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni è tornato a dirsi favorevole all’introduzione di una patrimoniale. «Noi diciamo una patrimoniale sulle grandi ricchezze, ma ci sono anche proposte che riguardano le successioni», ha dichiarato il 9 maggio in un’intervista al Manifesto. Fratoianni ha aggiunto comunque di essere aperto ad alternative, basta che l’obiettivo sia quello di «correggere l’inaccettabile concentrazione della ricchezza». Il ritorno di una tassa sulla ricchezza nel dibattito pubblico ha portato a una reazione delle forze politiche contrarie a questo strumento fiscale: l’11 maggio Fratelli d’Italia ha rilanciato su Instagram un articolo di Libero per criticare «il ritorno del partito della patrimoniale» e la volontà della sinistra di «mettere le mani sui risparmi degli italiani».

Al di là degli schieramenti, la proposta di iniziativa popolare offre la possibilità di valutare l’impatto di una patrimoniale in Italia, la potenziale crescita del gettito fiscale e le possibili conseguenze negative che potrebbe avere una simile imposta. In breve: un’imposta sulla ricchezza può far crescere le entrate fiscali ma questa misura non può rilanciare da sola l’economia.

Come funziona una patrimoniale

La maggior parte delle imposte che paghiamo, come quelle sui salari, colpiscono un reddito, ossia la generazione di nuova ricchezza. Più raramente si pagano imposte sul possesso della ricchezza stessa e, anche quando avviene, si tratta di prelievi di entità ridotta, come nel caso delle tasse sugli immobili, sulle auto o sulla proprietà di strumenti finanziari. 

In questi anni sono emerse numerose proposte di tassazione della ricchezza nel suo complesso, anziché ricorrere a una classificazione in base singoli beni. La ragione è che tassare soprattutto il reddito da lavoro non basterebbe più, dato che milionari e miliardari generano la loro ricchezza soprattutto dalle rendite, come quelle derivanti dal possesso di azioni delle società. Le rendite tendono a essere tassate meno del lavoro, per ragioni che avevamo spiegato in un altro articolo, ma questo porta le persone più abbienti ad avere un vantaggio fiscale nei confronti di chi guadagna perlopiù dal lavoro. Una tassa sui patrimoni permetterebbe di compensare in parte questo svantaggio della “popolazione comune” nei confronti di chi ha accumulato grandi ricchezze. 

Una delle proposte di patrimoniale più famose è stata redatta da Emmanuel Saez e Gabriel Zucman, economisti dell’Università di Berkeley in California. Saez e Zucman propongono di tassare i patrimoni in modo progressivo, ossia aumentando la percentuale di ricchezza sottoposta a tassazione al crescere della ricchezza stessa: chi possiede di più, paga di più. Anche la proposta italiana depositata in Cassazione si ispira a questo modello.

I limiti della proposta 

Sul sito di 1% Equo, il comitato che si occupa della promozione della proposta di legge sulla patrimoniale, si racconta l’obiettivo dell’imposta e il suo funzionamento. La patrimoniale colpirebbe solo chi detiene una ricchezza superiore a due milioni di euro, non considererebbe il valore della prima casa e avrebbe aliquote comprese tra l’1 e il 3,5 per cento, a seconda della dimensione del patrimonio. Le risorse recuperate da questa tassa andrebbero vincolate a investimenti dal valore sociale, come quelli in sanità e in istruzione. Nella presentazione della proposta sono raccontati molti dei problemi del sistema fiscale italiano, come il fatto che i contribuenti molto ricchi pagano meno tasse rispetto alla classe media, ma si fa poco riferimento ai rischi di un’imposta patrimoniale, come la possibile fuga di capitali dal Paese. I benefici, inoltre, sembrano in parte sopravvalutati.

Per i promotori questa imposta porterebbe nelle casse dello Stato tra i 26 e i 60 miliardi di euro annui. Una cifra molto elevata, se si considera per esempio che l’intero Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) vale 194,4 miliardi distribuiti in cinque anni: 39 miliardi l’anno. La stima del comitato, però, non viene spiegata nel dettaglio. Proviamo a fare qualche calcolo un po’ più tecnico per capire quale potrebbe essere il gettito potenziale.

Secondo la Banca d’Italia, la ricchezza netta delle famiglie italiane valeva 11,7 mila miliardi di euro nel 2024, mentre il World inequality database, uno dei portali più importanti al mondo sullo studio della disuguaglianza, riporta che la quota di ricchezza in mano all’1 per cento più ricco era pari al 22 per cento. Questo significa che la ricchezza dell’1 per cento più ricco, il gruppo di contribuenti che si vorrebbe colpire con la patrimoniale, vale circa 2.581 miliardi di euro. L’1 per cento della popolazione italiana rappresenta circa 500 mila persone e la tassa proposta va a colpire solo l’eccedenza di ricchezza sopra i 2 milioni di euro. Perciò, solo 1.581 miliardi di euro sono effettivamente tassabili (2.581 miliardi meno il numero di contribuenti, 500 mila, per la soglia di esenzione, due milioni). Con un’aliquota all’1 per cento, il gettito annuo sarebbe di circa 16 miliardi, mentre se tutti pagassero l’aliquota massima al 3,5 per cento si raggiungerebbe un gettito di 55 miliardi. È però molto improbabile che l’aliquota media pagata da ogni persona colpita dalla patrimoniale sia vicina a quella massima. Questo calcolo non tiene poi conto di tutte le complicazioni che emergono dall’attuazione di una simile imposta. Per esempio, è molto complesso stabilire il valore della ricchezza netta di un contribuente, soprattutto se benestante. Il valore del suo patrimonio è infatti distribuito tra beni di diverso tipo, dagli immobili alle opere d’arte, dalle quote in società ai vestiti. Va poi considerata la perdita di gettito dovuta alla cancellazione di altre patrimoniali, come l’IMU sulle seconde case, che verrebbero assorbite da questo provvedimento.

La proposta dunque non dovrebbe portare un gettito elevato come promesso, anche se potrebbe comunque rappresentare un contributo importante per le casse pubbliche italiane.

Una patrimoniale non basta

L’introduzione di un’imposta sui patrimoni viene spesso vista come una possibile soluzione alle crescenti disuguaglianze che esistono nel nostro Paese, e alcuni propongono di istituirne una a livello sovranazionale, in modo da evitare le fughe di capitali. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein si è detta favorevole a una tassazione a livello europeo sui miliardari. I calcoli sul potenziale gettito, però, mostrano che un semplice prelievo sui più ricchi non basta per rilanciare la crescita economica, che ha bisogno soprattutto di riforme strutturali.

La tassazione dei milionari e dei miliardari può aumentare lo spazio fiscale del nostro Paese, anche in maniera considerevole, ma per garantire la mobilità sociale è importante agire su altri aspetti. La tassazione dei redditi, per esempio, è concentrata quasi del tutto su dipendenti e pensionati, una stortura che non è ancora stata risolta. C’è poi il tema dell’evasione, che è in calo, ma che in media costa 90 miliardi l’anno alle casse dello Stato. L’intero sistema fiscale presenta delle criticità, che il governo sta provando a risolvere – finora senza grandi successi – attraverso la semplificazione dell’IRPEF. Una patrimoniale potrebbe aiutare nel processo, ma da sola non basta per uscire dalla stagnazione.

Meno rumore, più informazioni.

Con la membership di Pagella Politica hai:
– una newsletter quotidiana che ti dice cosa bisogna sapere (e perché)
– guide chiare sui temi politici del momento
– articoli e approfondimenti esclusivi
– un contatto diretto con la redazione
Per informarti meglio, senza perderti nel rumore
INIZIA AD INFORMARTI MEGLIO
Newsletter

Politica di un certo genere

Ogni martedì
In questa newsletter proviamo a capire perché le questioni di genere sono anche una questione politica. Qui un esempio.

Ultimi articoli