Il 10 settembre è ripresa la discussione della riforma della legge elettorale al Senato, già approvata alla Camera a luglio. Prima dell’eventuale via libera, l’aula del Senato dovrà esaminare una serie di emendamenti alla riforma, tra cui quelli per introdurre le preferenze, ossia la possibilità per gli elettori di indicare, oltre al partito o alla lista, anche uno o più candidati di quella lista.
Ad oggi lo Stabilicum – la riforma voluta dal centrodestra – non prevede le preferenze, il cui inserimento è stato bocciato durante l’esame alla Camera. Sul tema è intervenuto il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci, che in un post su Facebook ha invitato Fratelli d’Italia – da sempre favorevole alle preferenze – a votare «un emendamento che ripropone le preferenze pure, senza liste bloccate, analogo a quello che noi di Futuro Nazionale avevamo presentato alla Camera». Vannacci non lo dice espressamente, ma l’emendamento che ha suggerito di votare al partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni è quello presentato al Senato dal Partito Democratico e sostenuto da tutti i partiti del centrosinistra.
La proposta chiede di modificare l’emendamento che a sua volta Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Noi Moderati e Unione di Centro hanno presentato per introdurre le preferenze. Nonostante la bocciatura alla Camera, infatti, la maggioranza di centrodestra ha ripresentato al Senato un emendamento sulle preferenze molto simile a quello bocciato nell’altro ramo del Parlamento. In poche parole, l’emendamento del centrodestra consentirebbe ai cittadini di esprimere fino a tre preferenze sulla scheda, escludendo dalle preferenze i cosiddetti “capilista”, ossia i primi candidati dell’elenco che vedrebbero di fatto garantita la loro elezione e sarebbero dunque “bloccati”.
Dunque, l’emendamento del centrodestra deve essere approvato dall’aula del Senato per essere introdotto nella legge elettorale. Il PD però, come anticipato, ha risposto presentando un emendamento per correggere a sua volta l’emendamento della maggioranza. Nel gergo parlamentare, l’emendamento del PD viene definito un “sub-emendamento”, cioè una modifica alla richiesta di modifica di un provvedimento. Il sub-emendamento del PD chiede di eliminare dall’emendamento del centrodestra i capilista bloccati, permettendo agli elettori di esprimere fino a due preferenze, con alternanza di genere, su tutti i candidati a disposizione. La presenza dei capilista bloccati è una delle richieste fatte da Forza Italia e Lega a Fratelli d’Italia per accettare l’introduzione delle preferenze, su cui i partiti di Antonio Tajani e Matteo Salvini sono da tempo dubbiosi.
Ad oggi lo Stabilicum – la riforma voluta dal centrodestra – non prevede le preferenze, il cui inserimento è stato bocciato durante l’esame alla Camera. Sul tema è intervenuto il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci, che in un post su Facebook ha invitato Fratelli d’Italia – da sempre favorevole alle preferenze – a votare «un emendamento che ripropone le preferenze pure, senza liste bloccate, analogo a quello che noi di Futuro Nazionale avevamo presentato alla Camera». Vannacci non lo dice espressamente, ma l’emendamento che ha suggerito di votare al partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni è quello presentato al Senato dal Partito Democratico e sostenuto da tutti i partiti del centrosinistra.
La proposta chiede di modificare l’emendamento che a sua volta Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Noi Moderati e Unione di Centro hanno presentato per introdurre le preferenze. Nonostante la bocciatura alla Camera, infatti, la maggioranza di centrodestra ha ripresentato al Senato un emendamento sulle preferenze molto simile a quello bocciato nell’altro ramo del Parlamento. In poche parole, l’emendamento del centrodestra consentirebbe ai cittadini di esprimere fino a tre preferenze sulla scheda, escludendo dalle preferenze i cosiddetti “capilista”, ossia i primi candidati dell’elenco che vedrebbero di fatto garantita la loro elezione e sarebbero dunque “bloccati”.
Dunque, l’emendamento del centrodestra deve essere approvato dall’aula del Senato per essere introdotto nella legge elettorale. Il PD però, come anticipato, ha risposto presentando un emendamento per correggere a sua volta l’emendamento della maggioranza. Nel gergo parlamentare, l’emendamento del PD viene definito un “sub-emendamento”, cioè una modifica alla richiesta di modifica di un provvedimento. Il sub-emendamento del PD chiede di eliminare dall’emendamento del centrodestra i capilista bloccati, permettendo agli elettori di esprimere fino a due preferenze, con alternanza di genere, su tutti i candidati a disposizione. La presenza dei capilista bloccati è una delle richieste fatte da Forza Italia e Lega a Fratelli d’Italia per accettare l’introduzione delle preferenze, su cui i partiti di Antonio Tajani e Matteo Salvini sono da tempo dubbiosi.