Nel PD non scompaiono le correnti ma i finanziamenti degli imprenditori

Dal 2024 nessuna azienda fa più donazioni al partito guidato da Schlein, che riceve soldi soprattutto dai propri deputati, senatori e parlamentari europei
ANSA/FABIO FRUSTACI
ANSA/FABIO FRUSTACI
«Siamo qui non per fare una nuova corrente né per tenerci quelle di prima ma per superarle con un’onda di partecipazione». Così la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein scriveva nella mozione da lei presentata a febbraio 2023 in vista del congresso del suo partito, che l’ha vista poi vincitrice. In quella mozione, Schlein puntava a cancellare, o quantomeno a indebolire, il potere delle cosiddette “correnti del PD”, ossia gli storici raggruppamenti interni in cui si suddividono gli esponenti del partito, a seconda delle diverse inclinazioni e opinioni politiche, che negli anni oltre a costituire una ricchezza dal punto di vista del dibattito interno hanno anche causato spaccature e crisi interne. Ebbene, in questi oltre tre anni in cui Schlein è alla guida del PD, diversi osservatori hanno fatto notare come le correnti del partito non siano state in realtà superate, tanto che negli ultimi mesi sono usciti diversi esponenti contrari alla linea della segretaria, tra cui la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, che ha fondato un proprio movimento politico, e la deputata Maria Anna Madia, passata a Italia Viva. 

Se le correnti non si sono fatte da parte, in questi anni nel PD è scomparso invece qualcosa di più materiale: i finanziamenti degli imprenditori. Fino al 2023, e in particolare nel 2022 in vista della campagna elettorale per le elezioni politiche di quell’anno, il partito guidato da Schlein aveva beneficiato di diverse donazioni da parte di aziende, soprattutto del settore sanitario. Negli ultimi tre anni invece i finanziamenti di queste e altre realtà imprenditoriali sono scomparsi e il PD riceve donazioni per lo più dai propri deputati, senatori e parlamentari europei, che sono chiamati a versare al partito un contributo di almeno 1.500 euro al mese.

Il sostegno dei parlamentari

Per calcolare l’ammontare di finanziamenti del PD abbiamo fatto riferimento ai rendiconti sulle donazioni ai partiti pubblicati dalla Camera dei deputati. Abbiamo fatto riferimento alle donazioni erogate al PD nel 2023, nel 2024, nel 2025 e nei mesi da gennaio a luglio 2026, ossia i dati più aggiornati pubblicamente disponibili. Per una maggiore accuratezza dell’analisi, abbiamo considerato le donazioni in base alla data precisa di erogazione, ossia quando sono effettivamente avvenute, e non in base alla data in cui sono state comunicate alla Camera.

Secondo i dati più aggiornati resi disponibili dalla Camera, tra il 1° gennaio e il 31 luglio 2026 il PD ha ricevuto poco più di un milione di euro di donazioni. Un dato sostanzialmente in linea con il passato, se si conta che nell’intero 2025 il partito di Schlein aveva raccolto poco più di 2 milioni di euro e lo stesso aveva fatto nel 2024. Nel 2023 la quota di donazioni era stata invece maggiore, pari a circa 2,3 milioni di euro, ma comunque lontana rispetto ai circa 3,5 milioni di euro del 2022. Su quest’ultima cifra, come vedremo più avanti, hanno avuto un peso importante le donazioni delle aziende, che poi negli anni più recenti sono scomparse.

In ogni caso, in base alle verifiche di Pagella Politica, ormai la maggior parte delle donazioni che il PD riceve arriva dai propri eletti a livello nazionale ed europeo, ossia deputati, senatori e parlamentari europei, che devono versare al partito almeno 1.500 euro al mese come contributo. Nel 2026, stando alle nostre verifiche, il PD ha ricevuto donazioni da 11 persone che non sono attualmente suoi parlamentari, per un totale di circa 23,7 mila euro, appena il 2,3 per cento del totale dei contributi. 

Al momento ci sono comunque 14 parlamentari che quest’anno non hanno ancora versato nessuna quota mensile al PD: si tratta dei deputati Anna Ascani, Paolo Ciani, Claudio Mancini, Andrea Gnassi e Claudio Michele Stefanazzi; dei senatori Lorenzo Basso, Pierferdinando Casini, Francesca La Marca e Marco Meloni; e dei parlamentari europei Brando Benifei, Stefano Bonaccini, Alessandra Moretti, Dario Nardella e Georgia Tramacere. Per alcuni di questi vanno fatte comunque delle distinzioni. Per esempio, Ciani e Casini alle scorse elezioni sono stati eletti nelle liste del PD, ma non sono iscritti al partito, e con tutta probabilità non sono tenuti a versare il contributo mensile. In ogni caso, i parlamentari che finora non hanno versato le loro quote mensili possono versarle anche successivamente, raggruppate in un’unica tranche.

Le donazioni della segretaria 

Un contributo importante al PD dal punto di vista economico lo sta dando la stessa segretaria Elly Schlein, che è deputata, ma versa ogni mese più dei 1.500 euro mensili richiesti agli altri parlamentari. Secondo le verifiche di Pagella Politica, Schlein ha iniziato a fare donazioni al PD poco prima delle elezioni politiche del 25 settembre 2022, quando aveva versato 5 mila euro. Qui bisogna ricordare che, prima di diventare segretaria, Schlein era stata esponente e parlamentare europea del PD dal 2013 al 2015, quando è uscita dal partito insieme al deputato Giuseppe Civati aderendo a Possibile, il partito fondato dallo stesso Civati. Nel 2019 Schlein forma poi la lista civica di sinistra “Emilia-Romagna coraggiosa” a sostegno del candidato presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, con cui viene eletta consigliera regionale alle elezioni regionali del 2020. Alle elezioni politiche del 2022 Schlein viene poi eletta come deputata nelle liste del PD e a dicembre, dopo essersi ufficialmente candidata come segretaria, si iscrive al partito dopo sette anni da quando lo aveva lasciato.

Nel 2023, dopo aver vinto le primarie, Schlein ha versato al partito nel complesso 9 mila euro, un po’ meno rispetto alla somma prevista per i parlamentari del PD, ma nel 2024 e nel 2025 ha poi donato 20 mila euro entrambi gli anni, quindi di più. Nel 2026 la segretaria ha finora donato già 12 mila euro al PD, ed è quindi probabile che a fine anno Schlein donerà nel complesso una somma maggiore dei suoi colleghi.

Finanziamenti elettorali

Il PD riceve donazioni dunque per lo più dai suoi parlamentari, salvo poche eccezioni. Negli ultimi tre anni infatti sono scomparsi i contributi di soggetti terzi come aziende e altre realtà imprenditoriali, che invece avevano avuto un peso significativo nel 2022, anno in cui si sono tenute le scorse elezioni politiche e in cui il partito allora guidato da Enrico Letta aveva ricevuto circa 3,5 milioni di euro di finanziamenti, di cui 105 mila da alcune aziende. 

Come avevamo raccontato all’epoca, tra le aziende che avevano contribuito alla campagna elettorale del PD c’erano Farmaservizi Srl e Promofarma Srl, società farmaceutiche entrambe controllate da Federfarma, il principale organo di rappresentanza dei farmacisti in Italia, che avevano donato al partito 10 mila euro ciascuna, mentre un contributo più consistente – da 60 mila euro – era arrivato da Milano Krea Design Srl. In base a una visura camerale, quest’ultima è un’azienda che si occupa di «progettazione, costruzione, commercializzazione all’ingrosso di mobili, arredi, attrezzature per alberghi, ristoranti, mense, banche, esposizioni, mostre, sale cinematografiche e teatri». La stessa visura indica anche che la società è controllata per il 33 per cento dall’imprenditore Felice Boga e per il 67 per cento dall’imprenditore Gianfranco Librandi. Il 2 giugno 2015, all’epoca del governo Renzi, Boga è stato nominato cavaliere della Repubblica su proposta della Presidenza del Consiglio dei ministri, mentre Librandi, che oggi ha 72 anni di età, è una sorta di “giramondo” della politica. Nella sua carriera, Librandi ha attraversato vari partiti. Eletto per la prima volta alle elezioni del 2013 con Scelta civica, il partito fondato dall’ex presidente del Consiglio Mario Monti, nel 2017 Librandi è passato al gruppo parlamentare del Partito Democratico, con il quale è stato rieletto alle elezioni del 2018. 

Un anno dopo, nel 2019, ha cambiato nuovamente partito, entrando nel gruppo parlamentare di Italia Viva, mentre in occasione delle elezioni politiche del 2022 si è candidato con Più Europa, non venendo eletto, e a novembre 2024 è entrato in Forza Italia insieme al suo movimento politico “L’Italia c’è” ed è diventato vice-coordinatore del partito di Antonio Tajani in Campania, di cui è attualmente anche finanziatore. Oltre che del PD e di Forza Italia, Librandi è stato infatti negli anni un assiduo finanziatore di tutti i partiti in cui è stato, compresi Italia Viva, fino a Più Europa e Azione.
Comunque, le aziende che nel 2022 avevano finanziato il PD hanno smesso di contribuire al partito oggi guidato da Schlein, che però è allo stesso tempo il partito che ottiene più finanziamenti da un’altra fonte di introiti, ossia il cosiddetto “2 per mille”. Il 2 per mille rappresenta una delle principali forme di finanziamento per i partiti politici italiani. Ogni anno, all’interno della dichiarazione dei redditi, ciascun contribuente può indicare un partito cui intende destinare il 2 per mille (0,2 per cento) dell’Irpef nel corso dello stesso anno. Secondo i dati più aggiornati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, nel 2025 il PD ha ottenuto circa 10,5 milioni di euro di contributi dal 2 per mille, frutto della scelta di poco più di 630 mila contribuenti. Il PD è al primo posto per contributi ricevuti attraverso il 2 per mille, staccando nettamente Fratelli d’Italia, al secondo posto con 6,7 milioni di euro ricevuti lo scorso anno, e il Movimento 5 Stelle, al terzo posto con 3,2 milioni di euro di contributi.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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