Tra le aziende che finanziano Fratelli d’Italia è rimasta solo una farmacia

In cinque anni anni le donazioni degli imprenditori si sono quasi azzerate e ora il partito di Meloni riceve contributi soprattutto dai suoi parlamentari
ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI
ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI
In occasione della campagna elettorale per le elezioni politiche del 2022, Fratelli d’Italia aveva ricevuto finanziamenti da numerose imprese, per un totale di circa 141 mila euro. Tra quelle imprese, c’erano alcune realtà di rilievo, più o meno legate al partito di Giorgia Meloni, come il locale di lusso e stabilimento balneare a Forte dei Marmi dell’imprenditore Flavio Briatore, che era gestito insieme all’ex ministra del Turismo Daniela Santanché, e aziende del settore militare. Ora, dopo quasi quattro anni al governo, questi finanziamenti sono scomparsi e l’unica impresa che dona in maniera piuttosto regolare al partito è una farmacia. Sì, una farmacia, ma non una qualunque: è la farmacia di famiglia del sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, di cui lui stesso è socio, e che ha sede a Terlizzi, in provincia di Bari.

Per il resto, secondo le verifiche di Pagella Politica sui dati più aggiornati pubblicati dalla Camera dei deputati, tutte le aziende che lo finanziavano un tempo sembrano aver smesso di sostenere il partito di Meloni, che negli ultimi due anni ha beneficiato soprattutto dei contributi dei suoi parlamentari, i quali devono versare al partito una quota di mille euro al mese sebbene non tutti, come vedremo, sembrano dover rispettare quest’obbligo. Nel complesso, da quando è al governo, le donazioni a Fratelli d’Italia sono via via diminuite, sebbene si mantengano superiori per esempio al 2021, quando il partito di Meloni era all’opposizione e aveva pochi parlamentari che potevano contribuire con le loro donazioni alle finanze interne.

Le aziende se ne vanno

Per calcolare l’ammontare di finanziamenti a Fratelli d’Italia abbiamo consultato i rendiconti sulle donazioni ai partiti pubblicati dalla Camera dei deputati. Abbiamo fatto riferimento alle donazioni erogate al partito di Meloni nel 2023, nel 2024, nel 2025 e nei mesi da gennaio a giugno 2026, ossia i dati più aggiornati pubblicamente disponibili. Per una maggiore accuratezza dell’analisi, abbiamo considerato le donazioni in base alla data precisa di erogazione, ossia quando sono effettivamente avvenute, e non in base alla data in cui sono state comunicate alla Camera. 

Veniamo ai numeri. Per quanto riguarda le aziende, dal 1° gennaio al 31 giugno 2026 Fratelli d’Italia ha ricevuto solo due donazioni. Una è una donazione da 6 mila euro dalla farmacia della famiglia Gemmato, che dal 2022 continua a contribuire al partito in maniera continuativa. L’altra donazione da 5 mila euro è stata fatta da MCA Agency S.R.L, ma non è chiaro di che azienda si tratti nello specifico visto che l’elenco delle donazioni ai partiti non fornisce ulteriori informazioni. Nel registro delle imprese delle imprese delle Camere di commercio ci sono due imprese con un nome simile: una è la M.C.A. Agency S.R.L, con sede a Milano e che si occupa di vendita di prodotti farmaceutici, l’altra è la MCA Energy Agency S.R.L, con sede sempre a Milano, attiva nel settore delle telecomunicazioni e delle infrastrutture.

In ogni caso, le donazioni da parte di MCA Agency S.R.L e della farmacia della famiglia Gemmato si aggiungono a quelle dei privati, soprattutto dei parlamentari del partito, per un totale di circa 1,3 milioni di euro nei primi sei mesi del 2026. Nel 2022, quando Fratelli d’Italia è arrivata al governo, l’ammontare delle donazioni era stato nettamente più alto, pari a 4,3 milioni di euro, di cui quelli delle aziende sono valsi circa 500 mila euro. L’anno seguente il totale dei finanziamenti è iniziato a calare, a 3,9 milioni, di cui circa 81 mila da imprenditori. Nel 2024 i finanziamenti delle aziende sono invece leggermente aumentati, a 121 mila euro, grazie anche a due donazioni per un totale di 75 mila euro di SEDA packaging group, un’azienda del settore degli imballaggi con sede nella zona di Napoli gestita dai fratelli imprenditori Antonio e Gianfranco D’Amato, poi divenuti finanziatori quest’anno di Forza Italia attraverso una loro altra azienda. Nel 2025 invece i finanziamenti da parte delle aziende sono calati drasticamente, con solo due versamenti, uno da 6 mila euro della farmacia di Gemmato e uno da 5 mila euro della S.I.C. Società per l’industria dei calcari S.R.L., un’azienda con sede a Roma che si occupa della costruzione di strade, ponti e pavimentazioni. Comunque, dal 2022 a oggi, oltre a quelli delle aziende sono calate in generale le donazioni al partito, che si mantengono comunque superiori a quelle per esempio del 2021, quando Fratelli d’Italia era all’opposizione e aveva raccolto quell’anno circa 750 mila euro di contributi, contro gli oltre 2,4 milioni del 2025 e gli 1,1 milioni registrati al momento quest’anno. 

Il contributo dei parlamentari, o quasi

Dal 2022 Fratelli d’Italia ha infatti molti più parlamentari rispetto a prima, quando era sempre stata all’opposizione. Per intenderci, al termine della scorsa legislatura il partito di Meloni poteva contare su un totale di 58 parlamentari, tra deputati e senatori. Con la vittoria delle scorse elezioni politiche Fratelli d’Italia è stato il partito che ha eletto più parlamentari e al momento ne conta 180, ossia il triplo. L’aumento dei parlamentari rispetto alla scorsa legislatura ha dunque portato più contributi degli eletti al partito, che hanno compensato il crollo dei finanziamenti dalle aziende.

Come anticipato, i deputati e i senatori di Fratelli d’Italia devono versare al partito mille euro al mese, tanto che pure la presidente del Consiglio Meloni, in qualità di deputata, contribuisce regolarmente al partito. Ci sono, però, secondo le verifiche di Pagella Politica, alcuni tra deputati e senatori che non contribuiscono al partito o che, se lo fanno, lo fanno in maniere meno regolare degli altri. Per esempio, il ministro per gli Affari europei, le Politiche di coesione e il PNRR Tommaso Foti non versa il contributo al partito dal 2023, ma in questi anni ha fatto alcune donazioni alla sezione di Fratelli d’Italia di Piacenza, dove l’ex capogruppo alla Camera è originario. Un discorso simile vale per il capogruppo al Senato Lucio Malan. Già esponente di Forza Italia, Malan è entrato in Fratelli d’Italia nel 2021 e da lì in poi ha iniziato a versare i suoi contributi al partito in maniera irregolare. Nel 2021, dopo essere entrato nel partito, Malan aveva versato 5 mila euro, nel 2022 41 mila, nel 2023 non ha effettuato alcun versamento, mentre nel 2024 ne aveva versati 13 mila in totale. Il 2024 è al momento l’ultimo anno per cui risultano donazioni a Fratelli d’Italia da parte di Malan, che non risulta finora aver versato altri contributi nel 2025 e nel 2026. L’ultima donazione al partito del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, storico esponente del partito di Meloni, risale invece a maggio 2025, dopo diversi anni in cui Rampelli aveva contribuito significativamente pure alle casse della sezione romana di Fratelli d’Italia. Anche il già citato sottosegretario Marcello Gemmato sembra contribuire al partito diversamente dagli altri deputati. Dal 2022 in poi, Gemmato ha versato ogni anno in media 6 mila euro al partito, dunque meno dei mille al mese previsti, ma i restanti sembrano essere stati compensati dai versamenti della farmacia di famiglia, che dal 2022 versa in media 5 mila euro ogni anno al partito. 

Ci sono poi tre parlamentari che da quando sono stati eletti, nel 2022, non hanno versato nessun contributo a Fratelli d’Italia. Si tratta del ministro della Giustizia Carlo Nordio e di Gianfranco Rotondi, che sono deputati, e dell’ex presidente del Senato Marcello Pera. Secondo fonti stampa, che avevano già sollevato la questione tempo fa, il motivo dietro alle mancate contribuzioni di questi parlamentari è che sono stati eletti con Fratelli d’Italia, ma non sono iscritti al partito. Nel loro caso, la contribuzione sembra solo richiesta e non obbligatoria.

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