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Nella tarda mattinata di mercoledì 26 marzo la Camera dei deputati ha bocciato con 215 voti contrari e 119 favorevoli la mozione di sfiducia contro il ministro della Giustizia Carlo Nordio. La mozione era stata presentata a febbraio da tutti i partiti all’opposizione, eccetto Azione, e chiedeva le dimissioni di Nordio per la gestione del caso del carceriere libico Njeem Osama Almasri Habish, meglio noto come Almasri.
Almasri è il capo della polizia giudiziaria libica ed è accusato dalla Corte penale internazionale (CPI) di vari reati, tra cui crimini di guerra. Tra il 19 e il 21 gennaio Almasri era stato arrestato e scarcerato in poche ore dalle autorità italiane, per poi essere espulso dal nostro Paese e riportato in Libia. Su questo caso, come abbiamo spiegato in altri approfondimenti, il governo ha alternato posizioni differenti e per certi versi contrastanti, e dopo la liberazione di Almasri lo stesso Nordio, insieme al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, al sottosegretario Alfredo Mantovano e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sono stati indagati dall’autorità giudiziaria per i reati di favoreggiamento e peculato in merito alla liberazione del carceriere libico.
Nella mozione di sfiducia, i partiti all’opposizione hanno chiesto le dimissioni di Nordio proprio per la sua gestione del caso. Secondo loro, il ministro della Giustizia «ha intrapreso, seguendo le indicazioni della presidente del Consiglio, una condotta di netta contrapposizione con l’ordine giudiziario, minando il principio costituzionale della leale collaborazione tra le istituzioni della Repubblica».
Al netto delle accuse mosse a Nordio, era molto improbabile che il ministro della Giustizia fosse costretto alle dimissioni. E nessuno né tra i partiti all’opposizione e tra quelli che sostengono il governo era davvero convinto della possibilità che la mozione di sfiducia avesse successo.
Nella tarda mattinata di mercoledì 26 marzo la Camera dei deputati ha bocciato con 215 voti contrari e 119 favorevoli la mozione di sfiducia contro il ministro della Giustizia Carlo Nordio. La mozione era stata presentata a febbraio da tutti i partiti all’opposizione, eccetto Azione, e chiedeva le dimissioni di Nordio per la gestione del caso del carceriere libico Njeem Osama Almasri Habish, meglio noto come Almasri.
Almasri è il capo della polizia giudiziaria libica ed è accusato dalla Corte penale internazionale (CPI) di vari reati, tra cui crimini di guerra. Tra il 19 e il 21 gennaio Almasri era stato arrestato e scarcerato in poche ore dalle autorità italiane, per poi essere espulso dal nostro Paese e riportato in Libia. Su questo caso, come abbiamo spiegato in altri approfondimenti, il governo ha alternato posizioni differenti e per certi versi contrastanti, e dopo la liberazione di Almasri lo stesso Nordio, insieme al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, al sottosegretario Alfredo Mantovano e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sono stati indagati dall’autorità giudiziaria per i reati di favoreggiamento e peculato in merito alla liberazione del carceriere libico.
Nella mozione di sfiducia, i partiti all’opposizione hanno chiesto le dimissioni di Nordio proprio per la sua gestione del caso. Secondo loro, il ministro della Giustizia «ha intrapreso, seguendo le indicazioni della presidente del Consiglio, una condotta di netta contrapposizione con l’ordine giudiziario, minando il principio costituzionale della leale collaborazione tra le istituzioni della Repubblica».
Al netto delle accuse mosse a Nordio, era molto improbabile che il ministro della Giustizia fosse costretto alle dimissioni. E nessuno né tra i partiti all’opposizione e tra quelli che sostengono il governo era davvero convinto della possibilità che la mozione di sfiducia avesse successo.