Nessuno ha mai creduto davvero nella sfiducia di Nordio

La mozione contro il ministro della Giustizia per il caso Almasri è stata respinta dalla Camera, un esito del tutto prevedibile
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
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Nella tarda mattinata di mercoledì 26 marzo la Camera dei deputati ha bocciato con 215 voti contrari e 119 favorevoli la mozione di sfiducia contro il ministro della Giustizia Carlo Nordio. La mozione era stata presentata a febbraio da tutti i partiti all’opposizione, eccetto Azione, e chiedeva le dimissioni di Nordio per la gestione del caso del carceriere libico Njeem Osama Almasri Habish, meglio noto come Almasri. 

Almasri è il capo della polizia giudiziaria libica ed è accusato dalla Corte penale internazionale (CPI) di vari reati, tra cui crimini di guerra. Tra il 19 e il 21 gennaio Almasri era stato arrestato e scarcerato in poche ore dalle autorità italiane, per poi essere espulso dal nostro Paese e riportato in Libia. Su questo caso, come abbiamo spiegato in altri approfondimenti, il governo ha alternato posizioni differenti e per certi versi contrastanti, e dopo la liberazione di Almasri lo stesso Nordio, insieme al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, al sottosegretario Alfredo Mantovano e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sono stati indagati dall’autorità giudiziaria per i reati di favoreggiamento e peculato in merito alla liberazione del carceriere libico. 

Nella mozione di sfiducia, i partiti all’opposizione hanno chiesto le dimissioni di Nordio proprio per la sua gestione del caso. Secondo loro, il ministro della Giustizia «ha intrapreso, seguendo le indicazioni della presidente del Consiglio, una condotta di netta contrapposizione con l’ordine giudiziario, minando il principio costituzionale della leale collaborazione tra le istituzioni della Repubblica». 

Al netto delle accuse mosse a Nordio, era molto improbabile che il ministro della Giustizia fosse costretto alle dimissioni. E nessuno né tra i partiti all’opposizione e tra quelli che sostengono il governo era davvero convinto della possibilità che la mozione di sfiducia avesse successo.

Una mozione a vuoto

Nella storia repubblicana le mozioni di sfiducia, che possono essere fatte contro un ministro o un intero governo, non hanno praticamente mai avuto successo. Per essere approvate, queste mozioni avrebbero bisogno del voto favorevole di una parte della maggioranza, a cui però non converrebbe far cadere il governo di cui fanno parte o un ministro. Tra le decine di mozioni di sfiducia individuali votate dal 1946 a oggi, solo una è infatti stata approvata: quella contro Filippo Mancuso, ministro della Giustizia del governo Dini, il 19 ottobre 1995.

Prima della votazione pochi, se non nessuno, tra i partiti di opposizione confidavano davvero nell’approvazione della mozione contro Nordio dato che, al momento, i partiti che sostengono il governo Meloni godono di una netta maggioranza alla Camera, così come al Senato. 

«Siamo abbastanza disillusi sull’esito della mozione. Vediamo quello che succede in discussione, l’occasione è interessante più che altro per vedere se Nordio darà una versione dei fatti ancora diversa rispetto alle precedenti sul caso Almasri», ha detto a Pagella Politica il deputato del Movimento 5 Stelle Leonardo Donno poco prima dell’inizio della seduta.

«Non ci sfugge che le mozioni di sfiducia servano a poco, ma per noi era un atto dovuto presentarla nei confronti di Nordio. Sappiamo già come andrà a finire, ma siccome abbiamo contestato il comportamento del ministro sin dall’inizio non potevamo non presentarla», ha spiegato a Pagella Politica il capogruppo del PD in Commissione Giustizia Federico Gianassi. 

Tra l’altro, sulla mozione di sfiducia non c’è stata unità tra tutti i partiti di opposizione. Azione, il partito di Carlo Calenda, non ha aderito alla mozione di sfiducia. «Esprimiamo la piena condivisione delle motivazioni politiche alla base della mozione di sfiducia, ma vogliamo anche manifestare la nostra forte, totale perplessità rispetto all’efficacia di questo strumento che diventa puntualmente un boomerang. La nostra decisione sarà quella di non partecipare oggi al voto», ha detto in dichiarazioni di voto il deputato di Azione Antonio D’Alessio. Siccome spesso non sono approvate, secondo alcuni le mozioni di sfiducia finiscono per compattare i partiti che sostengono il governo.

Sull’esito della mozione di sfiducia non c’erano dubbi nemmeno nella maggioranza che sostiene il governo Meloni, che in queste settimane ha cercato di dare sostanzialmente poco peso e rilevanza alla mozione.  Basti pensare che durante la discussione generale della mozione, avvenuta un mese fa lo scorso 25 febbraio, nessuno tra i deputati dei partiti di centrodestra è intervenuto in aula alla Camera, lasciando parlare soltanto gli esponenti delle opposizioni. 

Prima del voto finale sulla sfiducia, lo stesso Nordio è intervenuto in aula per difendersi e in aula con lui sono stati presenti solo cinque esponenti del governo: il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani (Fratelli d’Italia), i sottosegretari Paola Frassinetti, Gianmarco Mazzi e Maurizio Leo di Fratelli d’Italia, e il sottosegretario Francesco Paolo Sisto di Forza Italia.
Pagella Politica

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La risposta di Nordio 

Nel suo discorso in aula prima del voto, Nordio ha parlato a braccio, senza un discorso scritto, e ha sostanzialmente ribadito la versione dei fatti fornita lo scorso 5 febbraio durante la sua informativa in Parlamento sul caso Almasri. 

Il ministro ha di fatto accusato la CPI di avere commesso errori nella scrittura del mandato di arresti contro Almasri e che, in qualità di ministro della Giustizia, aveva il diritto di valutare la richiesta della corte, con la possibilità di non darne seguito. In questo fact-checking abbiamo spiegato tutto quello che non torna su questa versione data da Nordio. 

Tra l’altro, con questa versione, il ministro della Giustizia ha smentito in buona parte quanto affermato inizialmente dalla presidente del Consiglio Meloni. In un primo momento, il 28 gennaio, Meloni aveva infatti affermato che la decisione di liberare Almasri non è stata responsabilità del governo, ma di un errore procedurale della Corte d’Appello di Roma, che in base alla legge è l’unico tribunale competente per quanto riguarda le richieste della CPI. In quell’occasione, Meloni aveva escluso ogni responsabilità da parte di Nordio sebbene, come abbiamo spiegato in diversi approfondimenti, il ministro della Giustizia era stato informato della richiesta di arresto da parte della CPI e, in base alla legge, aveva il dovere di eseguire il mandato d’arresto. 

Al di là del caso di Almasri, Nordio ha sfruttato il suo discorso in aula per attaccare le opposizioni su altri temi. Il ministro della Giustizia ha accusato le opposizioni di averlo sostanzialmente accusato di ogni cosa in questi mesi, dal sovraffollamento carcerario ai suicidi tra i detenuti, dalla lentezza dei processi al cosiddetto “panpenalismo”, ossia la tendenza del governo ad approvare nuovi reati sulle questioni più varie. In modo sarcastico, Nordio ha definito queste accuse «ai livelli dell’Inquisizione dei secoli scorsi; mancano soltanto le accuse finali di simonia e bestemmia e siamo a posto». Secondo il ministro, il vero obiettivo delle opposizioni sarebbe quello di attaccarlo costantemente per bloccare la riforma costituzionale per la separazione della carriere, approvata alla Camera a gennaio e ora all’esame del Senato.

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