Nelle regioni con più fuorisede si è votato di meno

Alle elezioni del 25 settembre l’affluenza alle urne è stata più bassa dove i fuorisede pesano di più sul numero degli aventi diritto di voto
ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI
ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI
Alle elezioni politiche del 25 settembre, le regioni in cui si è votato di meno sono anche quelle da dove provengono la maggior parte dei cosiddetti “fuorisede”, ossia chi vive fuori dal comune di residenza principalmente per motivi di studio o lavoro. In Italia, a differenza di altri Stati del mondo, i fuorisede per votare devono tornare al loro comune di residenza, salvo alcune eccezioni, con ostacoli economici e logistici che limitano la loro partecipazione al voto.

Il legame tra l’elevato astensionismo alle ultime elezioni politiche e la maggiore concentrazione dei fuorisede in alcune regioni è stato messo in evidenza da The Good lobby, un’organizzazione non profit che si batte per una società più democratica ed equa, e si può osservare confrontando i dati sull’affluenza con quelli sull’incidenza dei fuorisede sugli aventi diritto di voto.

Dove si è votato di meno

Alle elezioni politiche del 25 settembre, tenutesi per il rinnovo del Parlamento italiano, ha votato il 63,9 per cento degli oltre 46 milioni di aventi diritto, il dato più basso nella storia repubblicana, con un calo di quasi 10 punti percentuali rispetto al 73 per cento registrato alle elezioni del 2018 (che all’epoca rappresentava a sua volta il dato peggiore). 

In generale, le regioni dove si è votato di più sono quelle del Nord, mentre quelle in cui si è votato di meno sono state le regioni del Sud e le Isole. 

Più nel dettaglio, la regione dove si è votato di meno è stata la Calabria (50,8 per cento di affluenza), seguita dalla Sardegna (53,2 per cento), dalla Campania (53,3 per cento), dal Molise (56,6 per cento), dalla Puglia (56,6 per cento), dalla Sicilia (57,3 per cento) e dalla Basilicata (58,8 per cento).
Se si confrontano questi dati con quelli relativi alla presenza dei fuorisede, queste regioni sono anche quelle con la maggiore incidenza di persone che abitano fuori dal proprio comune di residenza per studio o lavoro.

Da dove provengono i fuorisede

I dati più aggiornati riguardanti i fuorisede si riferiscono al 2018 e sono stati pubblicati ad aprile 2022 nel libro bianco Per la partecipazione dei cittadini. Come ridurre l’astensionismo e agevolare il voto, una relazione prodotta da una commissione di esperti istituita dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà (Movimento 5 stelle). 

In base alle rielaborazioni di Pagella Politica, in Italia i lavoratori e gli studenti fuorisede costretti a viaggi superiori alle quattro ore per tornare nel proprio comune di residenza sono complessivamente quasi 1,9 milioni, il 4 per cento degli aventi diritto.

Più nel dettaglio, le regioni con la maggiore incidenza di fuorisede sul totale degli elettori sono, nell’ordine, la Basilicata (il 7,8 per cento degli elettori), il Molise (7,2 per cento), la Calabria (il 7 per cento), la Sardegna (6,5 per cento), Puglia (6,3 per cento), la Sicilia (5,8 per cento), l’Abruzzo (5,6 per cento) e la Campania (4,9 per cento).
Al contrario, tra le regioni con la minore incidenza di fuorisede sul totale del corpo elettorale troviamo la Lombardia (2,2 per cento), il Piemonte (2,4 per cento), l’Emilia-Romagna (2,7 per cento), il Trentino Alto-Adige (2,7 per cento) e il Veneto (2,9 per cento). Alle elezioni politiche del 25 settembre, queste regioni sono anche tra quelle che hanno registrato l’affluenza più alta: in Emilia-Romagna ha votato il 72 per cento degli elettori, in Veneto e in Lombardia poco più del 70 per cento, mentre sia in Piemonte che in Trentino Alto-Adige l’affluenza è stata circa del 66 per cento.

SOSTIENI PAGELLA

La politica senza chiacchiere.

Aiutaci a realizzare il nostro progetto per una nuova informazione politica in Italia.
Unisciti a noi
Newsletter

I Soldi dell’Europa

Il lunedì, ogni due settimane
Il lunedì, le cose da sapere sugli oltre 190 miliardi di euro che l’Unione europea darà all’Italia entro il 2026.

Ultimi articoli