Il fact-checking di Vannacci e Renzi a Pulp Podcast

Abbiamo verificato otto dichiarazioni del presidente di Futuro Nazionale e del leader di Italia Viva, che in alcuni casi hanno detto la verità e in altri sono stati imprecisi
Un momento dell’ospitata di Roberto Vannacci e Matteo Renzi a Pulp Podcast – Fonte: Youtube
Un momento dell’ospitata di Roberto Vannacci e Matteo Renzi a Pulp Podcast – Fonte: Youtube
Lunedì 20 aprile il presidente di Futuro Nazionale Roberto Vannacci e il leader di Italia Viva Matteo Renzi sono stati ospiti a Pulp, il videopodcast di Fedez e Marra a cui a metà marzo aveva partecipato anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Durante l’intervista Vannacci e Renzi hanno parlato di diversi argomenti, dal tema dell’energia ai flussi migratori, passando per la sicurezza. Abbiamo verificato otto dichiarazioni dei due leader, che in alcuni casi hanno detto la verità, e in altri sono stati imprecisi.



Il passato di Meloni

Renzi: «La Meloni stava con Putin […]. La Meloni diceva che tra Putin e Mattarella, lei stava con Putin. La Meloni poi è diventata per Zelensky perché le conveniva. La Meloni voleva uscire dall’Euro […] Nel 2014 diceva “lo dico alla sorda Germania, uscirò dall’Euro”»

È vero che Giorgia Meloni prima di diventare presidente del Consiglio ha più volte assunto una posizione favorevole nei confronti della Russia. Inoltre, nel 2015 in un’intervista a Otto e Mezzo, su La7, Meloni aveva sostenuto che Putin fosse meglio di Renzi. Tuttavia, non risulta che l’attuale presidente del Consiglio abbia mai detto che «tra Putin e Mattarella, lei stava con Putin». È possibile che in questo caso Renzi abbia fatto confusione tra Meloni e Salvini. Nel 2015 infatti Salvini aveva scritto sui social «cedo due Mattarella in cambio di mezzo Putin».

Per quanto riguarda la posizione di Meloni sull’euro, invece, Renzi ha ragione: «Penso che l’Italia debba dire chiaramente all’Europa: noi vogliamo uscire dall’Euro», aveva detto Meloni nel 2014. Oltre a Meloni, anche Fratelli d’Italia in passato si era espresso più volte a favore dell’uscita dalla moneta unica.

La fuga dei cervelli

Renzi: «Riprendere i cervelli che se ne sono andati, sono 200 mila lo scorso anno, e riportarli in Italia»

In questo caso Renzi esagera. Secondo i dati ISTAT più recenti, riferiti al 2025, l’anno scorso sono andate via dall’Italia poco più di 109 mila persone, e non 200 mila come ha sostenuto il leader di Italia Viva. Nel 2024, il numero di italiani emigrati era di poco superiore a 141 mila, mentre nel 2023 era pari a circa 114 mila persone.Da quando sono disponibili i dati ISTAT – cioè dal 2002 al 2025 – in nessun anno si è mai sfiorato il dato citato da Renzi, che viene raggiunto e superato sommando tutte le partenze registrate da quando il governo Meloni è in carica. L’anno in cui si sono registrate più partenze è stato il 2024. Tra l’altro, questi dati si riferiscono a tutti i cittadini italiani emigrati, di tutte le età e fasce di istruzione, e non solo ai cosiddetti “cervelli in fuga” citati da Renzi: gli emigrati in possesso di una laurea sono sicuramente meno, anche se non sono disponibili dati precisi.

Le terre rare

Vannacci: «Il 70 per cento delle terre rare mondiali vengono vendute, non prodotte, ma vendute dalla Cina»

Qui Vannacci fa confusione tra vendita e produzione. Prima di tutto, con “terre rare” si intendono 17 elementi chimici, fondamentali per la realizzazione di diversi prodotti tecnologici, dai computer agli smartphone, dalle auto elettriche ai pannelli solari. Secondo le stime più aggiornate dello United States Geological Survey (USGS), un’agenzia statunitense tra le fonti più autorevoli in tema di risorse naturali, nel 2024 si stimavano riserve di terre rare a livello mondiale per più di 90 milioni di tonnellate. Di queste, circa il 49 per cento (pari a 44 milioni di tonnellate) si trovava in Cina. Mentre, a livello di produzione, nel 2024 la Cina ha prodotto circa 270 mila tonnellate di terre rare su un totale mondiale di 390 mila, cioè poco più del 69 per cento. Questo dato si avvicina a quello citato da Vannacci, ma il leader di Futuro Nazionale non parla di produzione, bensì di vendita.

Secondo i dati della World Integrated Trade Solution, un software commerciale fornito dalla Banca Mondiale, nel 2024 la Cina è stato il primo Paese esportatore mondiale di composti di terre rare, ma con una quota molto inferiore al 70 per cento.

Rimpatri e flussi migratori

Renzi: «Con il governo Meloni ci sono stati meno rimpatri che con il governo Renzi»

I dati Eurostat danno ragione al leader di Italia Viva. Considerando i dati dal 2023 – primo anno intero dell’esecutivo guidato dalla presidente di Fratelli d’Italia – al 2025, il governo Meloni ha rimpatriato 12.535 persone. Tra il 2014 e il 2016, invece, il governo Renzi ha rimpatriato 15.695 persone, quindi oltre 3 mila in più. Bisogna considerare che il governo Renzi è entrato in carica due mesi dopo l’inizio del 2014, ma comunque il dato relativo ai rimpatri rimane sensibilmente più alto.

Vannacci: «I flussi in entrata sono stati estremamente maggiori con il tuo governo [il governo Renzi, ndr]»

In questo caso Vannacci è impreciso, perché non è chiaro che cosa intenda con «flussi in entrata». Se con questa espressione si riferisce agli sbarchi irregolari via mare, allora il confronto con il governo Renzi gli dà in larga parte ragione, al netto di «estremamente», che resta una valutazione soggettiva. Il governo Renzi è rimasto in carica dal febbraio 2014 al dicembre 2016. Secondo le elaborazioni di Pagella Politica a partire dai dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, in quegli anni gli arrivi via mare sono stati: 170 mila nel 2014, 154 mila nel 2015 e 181 mila nel 2016, per un totale di oltre 505 mila. Negli anni pieni fin qui trascorsi sotto il governo Meloni, invece, gli sbarchi sono stati 158 mila nel 2023, 67 mila nel 2024 e 66 mila nel 2025, per un totale di 291 mila in tre anni. Limitatamente agli arrivi irregolari via mare, dunque, è corretto affermare che durante il governo Renzi i numeri siano stati più alti. 
La formulazione utilizzata da Vannacci resta però troppo generica. L’espressione «flussi in entrata» non coincide necessariamente con gli sbarchi irregolari, ma può includere anche gli ingressi legali per lavoro. Su questo piano il quadro cambia, perché il governo Meloni ha programmato con il decreto flussi 2023-2025 l’ingresso di circa 452 mila cittadini stranieri, suddivisi in 136 mila nel 2023, 151 mila nel 2024 e 165 mila nel 2025. Secondo i calcoli di Pagella Politica gli ingressi legali per lavoro autorizzati dal governo Renzi sono stati molti meno: quasi 33 mila nel 2014, 13 mila nel 2015 e 31 mila nel 2016, per un totale di circa 77 mila ingressi. Il dato è stato conteggiato sommando la programmazione dei flussi stagionali e non stagionali degli anni 2014, 2015 e 2016.

Renzi: «Lo sai quanti migranti ha autorizzato a entrare legalmente Giorgia Meloni? 165 mila per tre anni, che vuol dire 485 mila»

L’affermazione di Matteo Renzi è sostanzialmente corretta. Anche se i numeri citati dal leader di Italia Viva non coincidono perfettamente con quelli ufficiali, il senso generale della frase regge, perché il governo Meloni ha effettivamente autorizzato tra il 2026 e il 2028 un numero di ingressi legali per lavoro vicino al mezzo milione.

Il decreto flussi 2026-2028 prevede infatti complessivamente circa 497 mila ingressi, un totale persino superiore al dato di 485 mila richiamato da Renzi. Le quote annuali sono tutte vicine ai 165 mila ingressi ciascuna: 164.850 nel 2026, 165.850 nel 2027 e 166.850 nel 2028, mantenendo quindi lo stesso ordine di grandezza indicato dal leader di Italia Viva. 

Le forze dell’ordine

Vannacci: «Non diciamo che dobbiamo aumentare le forze dell’ordine, perché siamo uno dei Paesi in Europa con più forze dell’ordine per centinaia di abitanti»

Qui Vannacci non la racconta tutta. La parte finale della sua frase è sostanzialmente corretta, ma la conclusione che ne trae non è supportata dai dati. Come abbiamo spiegato in un altro approfondimento, secondo i dati Eurostat più aggiornati disponibili per l’Italia, il nostro Paese è effettivamente tra quelli con più agenti di polizia in rapporto alla popolazione, tanto da collocarsi al settimo posto tra gli Stati membri dell’Unione europea.
Il punto più debole della sua affermazione riguarda però l’interpretazione di questi numeri. Dal fatto che l’Italia abbia un numero elevato di agenti pro capite in rapporto agli altri Stati Ue non discende automaticamente che non sia necessario aumentare gli organici. La situazione, infatti, non si valuta confrontando il numero di agenti italiani con quello degli altri Paesi europei, ma mettendo a confronto il personale previsto con quello effettivamente in servizio. Inoltre, anche in presenza di un valore pro capite relativamente alto, possono comunque esserci scoperture significative in singoli corpi, reparti o territori, che il dato aggregato finisce per nascondere.

La Costituzione antifascista

Vannacci: «139 articoli della Costituzione, non ce n’è uno che parli di fascismo e antifascismo. La dodicesima disposizione transitoria dice che è vietata la ricostituzione del già disciolto partito fascista […] La dodicesima disposizione transitoria si colloca nell’era nella quale il partito fascista era appena stato disciolto e ha quella disposizione “non vogliamo ricostituire quel partito là, specifico”, non dell’antifascismo in generale come viene interpretato oggi»

La dichiarazione di Vannacci è fuorviante. Contiene infatti un elemento formalmente corretto, ma lo utilizza per sostenere una conclusione sbagliata. È vero che la parola «antifascismo» non compare nei 139 articoli numerati della Costituzione. Da questo, però, non si può concludere che la legge fondamentale dello Stato non parli di fascismo o che la dodicesima disposizione transitoria e finale riguardi soltanto, in senso storico, il vecchio partito fascista. Quella disposizione fa parte a pieno titolo della Costituzione e vieta la riorganizzazione del fascismo «sotto qualsiasi forma». Come chiarito dalla giurisprudenza costituzionale, il suo significato è stato definito in senso ampio, come espressione di un principio generale. Al piano giuridico si aggiunge poi anche quello storico. Come abbiamo spiegato in un altro approfondimento, la Costituzione nasce infatti dalla Resistenza e dalla sconfitta del fascismo. Per questo motivo è considerata antifascista non solo per la presenza di un esplicito divieto, ma anche per il suo impianto valoriale, fondato su pluralismo, diritti e democrazia.

Siamo tutti dalla stessa parte

Se sei qui, è perché credi anche tu in un’informazione politica libera, indipendente da partiti, influenze e agende.
Da 14 anni verifichiamo quello che dicono i politici, e oltre 5.000 fact-checking dopo continuiamo a fare la nostra parte mettendo al centro i fatti e i numeri.
Se pensi che questo lavoro serva, puoi darci una mano.
SOSTIENI IL GIORNALISMO INDIPENDENTE
Newsletter

Politica di un certo genere

Ogni martedì
In questa newsletter proviamo a capire perché le questioni di genere sono anche una questione politica. Qui un esempio.

Ultimi articoli