Le elezioni anticipate sono più facili a dirsi che a farsi

Sta circolando l’ipotesi di votare già ad aprile, ma i nodi da sciogliere sono diversi: tra questi ci sono pure le pensioni dei parlamentari
ANSA
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«Sono date che vengono buttate lì per creare discussione, dibattito, ma finché il Quirinale non decide non c’è niente di certo. Anche se nei prossimi mesi saremo tutti qui a discutere di date, di aprile, di settembre, come avviene sempre in questi casi». Federico Fornaro, deputato del Partito Democratico che è in Parlamento dal 2013 e di elezioni politiche ne ha fatte tre, ha commentato così a Pagella Politica la possibilità, emersa negli ultimi giorni, che la data del voto per le prossime elezioni politiche possa essere fissata per l’11 aprile 2027, o al massimo per la settimana successiva. 

L’ipotesi è stata lanciata dal quotidiano Libero il 19 giugno in un articolo intitolato “Andremo a votare l’11 aprile. Perché Meloni vuole anticipare”, ed è stata poi rilanciata dal sito di informazione statunitense Bloomberg con un articolo del 23 giugno, dal titolo “Meloni considers calling italian election as soon as april”, ossia “Meloni sta pensando di andare ad elezioni entro aprile”. Secondo Bloomberg, che ha citato fonti anonime, Meloni teme che il suo indice di gradimento possa diminuire quanto più a lungo aspetterà di andare alle elezioni e sarebbe preoccupata che un’elezione tardiva lasci al prossimo governo poco tempo per approvare la nuova legge di Bilancio, che deve essere varata entro la fine dell’anno. 

Ma dietro la data dell’11 aprile, e più in generale sulla possibilità di andare al voto in anticipo rispetto alla naturale scadenza della legislatura, non ci sono certezze. Di mezzo ci sono diversi fattori, tra cui pure le pensioni dei parlamentari.

Opinioni diverse

L’attuale legislatura è iniziata il 13 ottobre 2022, dopo le elezioni politiche del 25 settembre, e il suo termine ufficiale è il 13 ottobre 2027. Dunque, in linea teorica, le elezioni dovrebbero tenersi dopo questa data, al massimo entro 70 giorni dallo scioglimento della Camera e del Senato, secondo quanto previsto dalla Costituzione. Non è escluso comunque che la legislatura possa terminare in anticipo, visto questa decisione dovrà essere concordata tra la presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica, a cui spetta l’indizione delle elezioni. L’ultima parola sulla data del voto e sullo scioglimento di Camera e Senato spetta infatti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. 

Anche tra i parlamentari ci sono opinioni discordanti: per alcuni l’11 aprile è plausibile, per altri è un’idea lanciata solo per alimentare il dibattito, visto che ancora mancano diversi mesi alla fine ufficiale della legislatura. La differenza di vedute tra i parlamentari non riguarda solo deputati e senatori appartenenti a schieramenti opposti: anche all’interno della stessa maggioranza di centrodestra non c’è un’idea condivisa sulla data del voto. 

Secondo il deputato Paolo Emilio Russo, responsabile per i rapporti con la stampa di Forza Italia, la data dell’11 aprile è plausibile. «Il periodo potrebbe essere quello, ma la data è ancora un’incognita», ha detto Russo a Pagella Politica. Fonti anonime di Fratelli d’Italia ci hanno riferito che per loro il voto ad aprile non è ancora in discussione e che Meloni per ora non abbia intenzione di andare a elezioni anticipate,  mentre dalla Lega il deputato Giulio Centemero ha detto a Pagella Politica che votare la prossima primavera sarebbe troppo presto. «Non credo che Mattarella sia così disponibile a concederci le elezioni in anticipo ad aprile. Vedo più plausibile la possibilità che si vada al voto a giugno, oppure al limite ad ottobre, alla scadenza della legislatura», ci ha detto il deputato.

Uscendo dalla maggioranza, secondo il vicesegretario di Azione Ettore Rosato tutte le date sono possibili per il voto, e non è escluso che si possa andare a votare a ottobre. «Non è la prima volta che si farebbero le elezioni in concomitanza con l’inizio della stesura della nuova legge di Bilancio», ha detto Rosato a Pagella Politica. Come vedremo più avanti, l’eventuale concomitanza con la legge di Bilancio è un possibile problema per la decisione della data delle elezioni.

Una questione storica

Al netto delle varie opinioni, nella storia della Repubblica la maggior parte delle tornate elettorali per le elezioni politiche si è svolta nei mesi tra la primavera e l’estate. 

Secondo le verifiche di Pagella Politica, dal 1946 a oggi le elezioni per il rinnovo dei membri di Camera e Senato si sono svolte 20 volte e in 16 casi si sono tenute tra aprile e giugno, anche se il caso più recente è stato quasi 20 anni fa, nel 2008. In altri tre casi, nel 1994, nel 2013 e nel 2018, si è votato tra gennaio e marzo, mentre in un solo caso, le elezioni politiche del 25 settembre 2022, si è votato a tra luglio e settembre.

Dunque, un voto ad aprile per le prossime elezioni politiche è plausibile perché si è quasi sempre votato prima della scadenza effettiva della legislatura. «Raramente abbiamo assistito ad elezioni politiche che si sono tenute dopo la scadenza della legislatura. L’ultima parola spetta sempre al capo dello Stato, ma se c’è un accordo tra le forze politiche di maggioranza e opposizione potrebbe esserci una spinta a sciogliere le camere in anticipo e andare al voto già in primavera», ha spiegato a Pagella Politica il costituzionalista Alfonso Celotto, professore di Diritto costituzionale all’Università Roma Tre.

Le pensioni dei parlamentari

Secondo Celotto, un possibile voto anticipato ad aprile potrebbe poi essere spinto per convenienze politiche ed economiche. «Con un voto ad aprile 2027 inoltrato il governo Meloni potrà già fregiarsi di essere stato quello più longevo nella storia della Repubblica, e in più parlamentari avranno già maturato i contributi per la pensione». 

Il riferimento di Celotto è al fatto che i parlamentari maturano i contributi per la pensione solo dopo aver svolto almeno 4 anni, 6 mesi e un giorno di legislatura. Se un parlamentare resta in carica per meno tempo, perché magari si dimette o viene eletto a un altro incarico, non matura nessun contributo ai fini della pensione. La diciannovesima legislatura è iniziata il 13 ottobre 2022 e quindi la data dopo la quale i parlamentari potranno maturare i contributi ai fini della pensione è il 14 aprile 2027. Dunque, se l’attuale legislatura terminasse appena dopo questa data, i parlamentari avrebbero già il diritto a vedersi riconosciuti i contributi per il loro mandato.

Tra comunali e legge di Bilancio

Secondo Celotto, poi, le elezioni politiche anticipate ad aprile si presterebbero bene per essere accorpate in un’unica data con le elezioni comunali, che nei primi mesi del prossimo anno vedranno andare al voto le principali città italiane tra cui Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna. 

La maggioranza di centrodestra non sembra però così convinta di accorpare le elezioni politiche con le comunali. Le città al voto per le comunali nel 2027 sono quasi tutte governate dalla coalizione di centrosinistra e i partiti della maggioranza partono sfavoriti. Proprio per questo, secondo fonti della maggioranza consultate da Pagella Politica, il centrodestra vuole evitare di far combaciare la data delle elezioni politiche con quella delle elezioni comunali. «Se ci fosse stata qualche città a noi favorevole si poteva anche pensare di fare un election day, cioè fare le comunali in un’unica data con le politiche. Ma fare l’election day con queste città rischia di spingere indirettamente il centrosinistra», ci ha detto un deputato della Lega, che ha preferito rimanere anonimo.

Dall’altro lato, il centrodestra vorrebbe evitare di andare troppo a ridosso della stesura della legge di Bilancio, che implica un percorso lungo. Già dopo le scorse elezioni politiche del 2022, tenutesi a fine settembre, il governo Meloni si è trovato ad affrontare la scrittura della legge di Bilancio in tempi molto ristretti, dovendola presentare in netto ritardo rispetto alle scadenza previste e comprimendo l’esame del testo in Parlamento.

Il fattore Vannacci

L’ipotesi di un voto già ad aprile potrebbe comunque essere plausibile alla luce dell’attuale dibattito sulla legge elettorale. 

A fine febbraio la maggioranza di centrodestra aveva presentato alla Camera un testo di riforma della legge elettorale, ma a fine maggio la stessa maggioranza che sostiene il governo Meloni lo ha sostituito con un altro per far fronte alle richieste di modifica e di correzione da parte degli esperti. Oltre che a correggere il testo precedente, la nuova versione è servita ad accelerare i tempi dei lavori, evitando di dover svolgere un lungo esame degli emendamenti. L’inizio dell’esame in aula alla Camera del testo della nuova legge elettorale è previsto per il 26 giugno. Come abbiamo spiegato in un precedente approfondimento, l’intenzione della maggioranza è quella di velocizzare i tempi dell’esame della proposta per arrivare all’approvazione del testo della legge elettorale alla Camera entro luglio, per poi approvarla al Senato entro l’autunno. Questa eventualità consentirebbe poi di andare al voto per le elezioni politiche già ad aprile 2027. 

Un altro elemento che potrebbe spingere la maggioranza di centrodestra a optare per un voto anticipato è la crescita in questi mesi di Futuro Nazionale. Il partito creato dal generale Roberto Vannacci sta facendo opposizione da destra al governo Meloni e sta erodendo consensi soprattutto alla Lega, di cui Vannacci era fino a poco tempo fa vicesegretario. «Se fossi in Giorgia Meloni cercherei di andare al voto quanto prima. Più tempo ci dà, più noi possiamo costruire la nostra struttura e organizzarci, con la possibilità di crescere ulteriormente», ha detto a Pagella Politica il deputato di Futuro Nazionale Rossano Sasso, ex parlamentare della Lega e tra i primi ad aderire al partito di Vannacci.

I provvedimenti da portare a termine

Ci sono però altri due elementi che mettono in forse la possibilità che effettivamente si vada al voto ad aprile. Il primo riguarda i provvedimenti che il governo deve ancora portare a termine, in particolare l’attuazione dell’autonomia differenziata. Quest’ultima è una delle tre riforme istituzionali principali portate avanti dal governo Meloni insieme al premierato e alla riforma della separazione delle carriere dei magistrati, e tra queste è l’unica che può ancora essere portata a termine

La riforma costituzionale del premierato, ossia l’introduzione dell’elezione diretta del presidente del Consiglio, è bloccata alla Camera da mesi ed è improbabile che venga approvata definitivamente entro la fine naturale della legislatura. La riforma costituzionale della separazione delle carriere dei magistrati è stata invece bocciata dai cittadini con il referendum tenutosi lo scorso 22 e 23 marzo. Dunque, l’unica riforma che rimane ancora di possibile attuazione è l’autonomia differenziata, che è uno degli storici cavalli di battaglia della Lega. Proprio su questo tema e sulla possibilità di un voto anticipato si è espresso il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, uno degli esponenti di punta del partito di Salvini. «Vi do una notizia: per poter completare il passaggio parlamentare (dell’autonomia differenziata, ndr) non si può votare ad aprile», ha detto Giorgetti durante un evento a Roma del 23 giugno. 

La strada per l’attuazione della riforma dell’autonomia differenziata è ancora lunga ed è difficile attuarla andando ad elezioni anticipate ad aprile. A giugno 2024 il Parlamento aveva approvato in via definitiva la legge che stabilisce la procedura per le regioni ordinarie per avere più autonomia dallo Stato in determinate materie. L’attuazione di questa legge però si è dimostrata da subito difficile, perché a novembre 2024 la Corte Costituzionale ha bocciato diversi punti del provvedimento tra cui quelli sui Livelli essenziali delle prestazioni (LEP), ritenuti vaghi e privi di criteri chiari. I LEP sono servizi fondamentali da garantire a tutti i cittadini e costituiscono una condizione necessaria per assegnare maggiore autonomia alle regioni in alcune materie, come la tutela della salute e il lavoro. Così nei mesi successivi il governo è corso ai ripari approvando un disegno di legge per correggere queste problematiche, che però non ha ancora ricevuto il via libera né dalla Camera né dal Senato. 

C’è poi un altro provvedimento da approvare in questi mesi prima delle elezioni su cui la maggioranza, e in particolare la presidente del Consiglio puntano molto, ossia la legge delega per la ripresa della produzione di energia nucleare. Il 4 giugno l’aula della Camera ha approvato un disegno di legge del governo per «l’adozione di una strategia nazionale di sviluppo delle tecnologie nucleari di nuova generazione». Il testo non autorizza direttamente la costruzione di nuove centrali nucleari, ma delega il governo a scrivere, entro 12 mesi, uno o più decreti legislativi per costruire il quadro normativo italiano sul cosiddetto “nucleare sostenibile”. L’obiettivo dichiarato è permettere all’Italia di valutare e disciplinare l’uso delle tecnologie nucleari di nuova generazione e dell’energia da fusione. 

Nel nostro Paese la produzione di energia nucleare è stata interrotta a partire dagli anni Novanta, in seguito al referendum abrogativo del 1987 e il disastro di Chernobyl, avvenuto in Unione sovietica l’anno precedente. «Il nucleare dipende soprattutto dalla velocità con la quale noi riusciamo a operare, ed io sono estremamente determinata», ha detto Meloni il 24 giugno in un’intervista con il direttore de La Verità Maurizio Belpietro all’evento “Il Giorno della Verità”. «Confido che prima della pausa estiva si possa arrivare all’approvazione definitiva della legge delega, ma intanto il governo sta già lavorando ai decreti attuativi, io non voglio perdere su questo neanche un giorno. Manca un anno o poco più alla fine di questa legislatura, vorrei arrivare avendo offerto all’Italia una cosa che io considero estremamente importante, che è il nucleare», ha aggiunto Meloni. 

Insomma, da giorni si parla di un possibile voto anticipato ad aprile 2027 per le prossime elezioni politiche. L’ipotesi in sé è plausibile, visto che spesso nella storia della Repubblica si è votato in primavera per il rinnovo di Camera e Senato e spesso si è andati ad elezioni anticipate. Dall’altro lato però incombono una serie di interrogativi per la maggioranza di centrodestra, tra cui le pensioni dei parlamentari, la data delle elezioni comunali, la scrittura della legge di Bilancio e la necessità di portare a termine una serie di provvedimenti considerati fondamentali dal governo.

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