Secondo alcuni è un ente che dovrebbe essere abolito, perché produrrebbe pochi risultati concreti. Per altri, invece, è un organo costituzionale da preservare, come punto di raccordo tra la politica e i cosiddetti “corpi intermedi”, le organizzazioni sindacali, quelle dei datori di lavoro e le associazioni. Al netto delle valutazioni politiche, una cosa è certa: da mesi il CNEL, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, su spinta del suo presidente Renato Brunetta sta presentando proposte di legge al Parlamento a raffica, a un ritmo mai visto in passato, in media una ogni venti giorni. Il punto però è che, come succedeva in passato, nessuna di queste proposte ha quasi mai fortuna e diventa legge.

Il CNEL è un organo consultivo previsto dalla Costituzione e il suo compito è quello di fornire pareri in ambito economico e sociale al governo e al Parlamento. Oltre a questo, può presentare proposte di legge alla Camera e al Senato. Dal 21 aprile 2023 il presidente del CNEL è Renato Brunetta, ex esponente di Forza Italia e ministro nei governi Draghi e Berlusconi, che ha succeduto un altro ex ministro, Tiziano Treu.

Secondo fonti di Pagella Politica vicine a Brunetta, l’obiettivo dell’ex ministro è arrivare a una cifra tonda: cento proposte di legge al Parlamento entro aprile 2028, quando scadrà il suo mandato. Ora, a circa due anni dalla scadenza del mandato di Brunetta, possiamo dire che il presidente del CNEL è a metà strada. Secondo le nostre verifiche, infatti, in questa legislatura, ossia dal 13 ottobre 2022, il CNEL ha presentato 63 proposte di legge al Parlamento, di cui 50 da quando è presidente Brunetta, mentre le restanti 13 sono state presentate nel periodo in cui il presidente era ancora Treu.

Considerando le ultime sette legislature, ossia dal 1996 a oggi, il CNEL non ha mai presentato così tante proposte di legge come in quella attuale. Nella scorsa legislatura, tra il 2018 e il 2022, ne aveva presentate 42, il numero più alto fino a quel momento. Per contare le proposte di legge del CNEL ci siamo basati sulle informazioni pubblicate nella banca dati del Senato, che raccoglie tutti i testi presentati in Parlamento suddivisi per legislatura.

Prima delle due ultime legislature, il CNEL non era solito presentare così tante proposte al Parlamento. Basti pensare che nella diciassettesima legislatura, tra il 2013 e il 2018, ne aveva depositate sei, mentre in quella ancora precedente, tra il 2008 e il 2013, solo due. Il numero più basso di proposte depositate dal CNEL è stato registrato però nella quattordicesima legislatura quando, in cinque anni, dal 2001 al 2006 ne aveva presentata una sola. In quel caso la proposta riguardava la regolazione delle nuove discipline professionali non ancora regolamentate, ma il suo esame in Parlamento non è mai stato concluso.   

Il problema delle proposte di legge presentate dal CNEL rimane lo stesso da anni: che siano tante o poche, hanno raramente fortuna e pochissime vengono anche solo prese in considerazione. In questa legislatura, su 63 proposte di legge depositate, solo una è stata approvata dal Parlamento diventando legge insieme ad altri testi sullo stesso tema. Si tratta della proposta per la prevenzione delle discriminazioni e la tutela dei diritti delle persone che sono state affette da malattie oncologiche, approvata definitivamente dal Parlamento all’unanimità a dicembre 2023. 

E allora qual è il senso di presentare così tante proposte se poi non vengono considerate? La risposta l’ha data lo stesso Brunetta a dicembre 2024, in occasione proprio della presentazione di una serie di proposte al Parlamento. «I nostri disegni di legge sono sassi nello stagno, basati sulla sensibilità e la competenza dei corpi intermedi», aveva spiegato allora l’ex ministro, che aveva aggiunto di voler dare piena attuazione all’articolo 99 della Costituzione, che attribuisce appunto al CNEL la possibilità di depositare proposte di legge. Insomma, le proposte del CNEL sono più che altro un lavoro di testimonianza, frutto dell’analisi e dello studio di esperti, associazioni e sindacati, ma rimangono per lo più inascoltate, dei “sassi nello stagno”. 

Come abbiamo spiegato in altri approfondimenti, il Parlamento ha in generale un problema nell’esaminare le proposte che non siano quelle del governo. Negli ultimi anni, come quelle del CNEL, anche le proposte di legge di iniziativa degli stessi parlamentari, delle regioni e di iniziativa popolare trovano sempre poco spazio e raramente diventano legge. Il motivo principale dietro alla scarsa considerazione di queste proposte è il fatto che Camera e Senato sono sovraccaricate dalle proposte del governo, in particolare di decreti-legge da convertire entro le scadenze previste, e così gran parte dell’attività del Parlamento si concentra su questi provvedimenti, che però dovrebbero essere adottati solo in casi eccezionali.