Sono ripresi i cambi di casacca in Parlamento

Dopo gli ultimi ingressi in Futuro Nazionale, i passaggi da un gruppo all’altro sono tornati ad aumentare, ma restano lontani da quelli delle legislature precedenti
ANSA
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Negli ultimi giorni Futuro Nazionale, il partito fondato da Roberto Vannacci, ha aumentato il numero dei suoi parlamentari. Il 6 giugno,  durante una conferenza a Viareggio, in provincia di Lucca, l’ex generale ha annunciato l’adesione al partito di quattro nuovi deputati: Domenico Furgiuele e Gianangelo Bof, eletti con la Lega; Attilio Pierro e Davide Bergamini, arrivati da Forza Italia dopo una precedente esperienza nel partito di Matteo Salvini. Con questi ingressi, i deputati di Futuro Nazionale sono saliti a otto, e in Commissione Affari costituzionali alla Camera il partito di Vannacci conta al momento più parlamentari della Lega.

La crescita in Parlamento di Futuro Nazionale ha riportato l’attenzione sui cosiddetti “cambi di casacca”, ossia i passaggi di deputati e senatori da un gruppo parlamentare all’altro. Dopo un avvio di legislatura abbastanza tranquillo, negli ultimi mesi i cambi di gruppo sono aumentati, soprattutto alla Camera.

I dati forniti da Openparlamento, un progetto della fondazione Openpolis che raccoglie e monitora i dati ufficiali del Parlamento, mostrano proprio questa ripresa. Secondo le rielaborazioni di Pagella Politica dall’inizio dell’attuale legislatura, cominciata ufficialmente il 13 ottobre 2022, ci sono stati 78 cambi di gruppo, per un totale di 61 parlamentari coinvolti (un parlamentare può cambiare gruppo anche più di una volta). Anche tenendo conto che questa legislatura arriva dopo il referendum costituzionale del 2020 sul taglio dei parlamentari, che ne ha ridotto il numero di circa un terzo, i cambi di casacca restano comunque molto lontani dai numeri delle legislature precedenti.

In numeri assoluti

Prima di confrontare questi dati con quelli delle ultime legislature, servono alcune precisazioni. Per quanto riguarda i senatori, nel nostro conteggio abbiamo considerato solo i senatori eletti, escludendo quindi i senatori a vita, che pure in alcuni casi hanno cambiato gruppo. Per fare un esempio, nella diciassettesima legislatura cinque senatori a vita su dieci risultano averlo fatto. Si tratta di Mario Monti, Elena Cattaneo, Carlo Rubbia, Renzo Piano e Carlo Azeglio Ciampi.

Non abbiamo inoltre conteggiato tra i cambi di gruppo i movimenti dovuti alla morte di un parlamentare, al subentro dopo una decadenza per incompatibilità con un altro incarico e i passaggi interni tra le componenti del gruppo Misto.

Guardando solo ai numeri assoluti, la legislatura in corso è ancora lontana dalle precedenti. Considerando anche gli ultimi quattro passaggi alla Camera verso Futuro Nazionale, finora i cambi di gruppo sono stati 78 e hanno coinvolto 61 parlamentari: 51 deputati e 10 senatori. Nella scorsa legislatura, durata dal marzo 2018 all’ottobre 2022, i cambi erano stati 465 e avevano riguardato 306 parlamentari. Tra i casi più evidenti ci sono quelli della deputata Maria Teresa Baldini e del senatore Giovanni Marilotti, che nella diciottesima avevano cambiato gruppo cinque volte ciascuno.

Il record resta comunque quello della diciassettesima legislatura, iniziata nel marzo 2013 e conclusa nel marzo 2018: in quel caso i cambi di gruppo erano stati 564, con 343 parlamentari coinvolti. Mentre in quella precedente, tra il 2008 e il 2013, i cambi erano stati 261 e avevano riguardato 180 parlamentari.

Dopo il taglio

Per valutare davvero il peso di questi numeri bisogna tenere conto del taglio dei parlamentari. Come detto, quella attualmente in corso è la prima legislatura con 400 deputati e 200 senatori elettivi, per un totale di 600 parlamentari. Nelle legislature precedenti gli eletti erano 945, di cui 630 deputati e 315 senatori.

Il confronto con il passato, quindi, non può basarsi solo sui numeri assoluti. Registrare 78 cambi di gruppo in un Parlamento da 600 eletti non è la stessa cosa che confrontare questo dato con legislature in cui i parlamentari erano quasi mille. Per questo è più coerente guardare alla quota di parlamentari che hanno cambiato gruppo almeno una volta rispetto al totale. Anche da questo punto di vista, però, la distanza resta ampia. In questa legislatura finora ha cambiato gruppo almeno una volta il 10,2 per cento dei parlamentari. Nelle due legislature precedenti la quota era più del triplo: il 32,4 per cento nella diciottesima e il 36,3 per cento nella diciassettesima. Nella sedicesima invece si era registrata una quota un po’ più bassa, pari al 19 per cento, ma comunque superiore a quella attuale.
Un numero di cambi così alto rispetto a quello registrato finora nella legislatura in corso dipende anche dalle trasformazioni politiche avvenute negli anni. Nella diciottessima legislatura, per esempio, molti passaggi furono legati a scissioni e alla nascita di nuovi gruppi: nel 2019 Matteo Renzi lasciò il Partito Democratico e fondò Italia Viva, mentre tre anni dopo Luigi Di Maio uscì dal Movimento 5 Stelle e diede vita a Insieme per il Futuro, che alle elezioni politiche del 2022 confluì in Impegno Civico. Al momento quella di Di Maio è stata la scissione che ha coinvolto più parlamentari nella storia dell’Italia repubblicana.

Più cambi alla Camera

Nella legislatura in corso i cambi di gruppo si sono concentrati soprattutto alla Camera. Secondo i calcoli di Pagella Politica, alla Camera ci sono stati finora 66 cambi, che hanno coinvolto 51 deputati. Al Senato, invece, i cambi sono stati 12 e hanno riguardato 10 senatori eletti. 

La differenza si vede anche guardando alla quota di parlamentari coinvolti. Alla Camera ha cambiato gruppo almeno una volta quasi il 13 per cento dei deputati, mentre al Senato la quota scende al 5 per cento dei senatori eletti. Oggi, dunque, la quota alla Camera è quasi il triplo di quella registrata al Senato. Nelle legislature precedenti il rapporto tra i due rami del Parlamento non è stato sempre lo stesso. Nella scorsa legislatura il fenomeno era stato più marcato alla Camera, ma con una differenza meno pronunciata rispetto a quella attuale: i cambi erano stati 305 alla Camera e 160 al Senato, coinvolgendo il 34,6 per cento dei deputati e il 27,9 per cento dei senatori eletti.

Nella diciassettesima legislatura era successo invece il contrario: al Senato aveva cambiato gruppo il 42,9 per cento degli eletti, contro il 33 per cento dei deputati. In termini assoluti, i cambi erano stati 316 alla Camera e 248 al Senato. Mentre durante la sedicesima legislatura la situazione è stata di sostanziale parità: 19 per cento sia alla Camera sia al Senato, rispettivamente con 165 e 96 cambi.
All’inizio della legislatura i cambi di casacca sembravano essersi quasi fermati. Il Parlamento più piccolo, la maggioranza ampia e, almeno al Senato, le modifiche al regolamento possono aver contribuito a ridurre gli spostamenti tra i gruppi. Gli ultimi movimenti legati a Futuro Nazionale mostrano però che il fenomeno è ripreso, soprattutto alla Camera, che a febbraio aveva approvato una riforma per rendere meno convenienti i cambi di gruppo, intervenendo anche sui fondi parlamentari. Le nuove regole, però, entreranno in vigore dalla prossima legislatura.

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