Il 2 aprile la Corte penale internazionale (CPI) ha reso pubblica la decisione con cui l’Italia è stata deferita all’Assemblea degli Stati che fanno parte della CPI per non aver eseguito la richiesta di arresto e consegna di Njeem Osama Almasri Habish, capo della polizia giudiziaria libica, destinatario di un mandato della Corte per crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Adesso la posizione dell’Italia nella vicenda sarà giudicata dall’Assemblea, che è l’organo di controllo gestionale e amministrativo della CPI, incaricato di monitorare l’adempimento degli obblighi degli Stati membri.
La decisione della CPI è arrivata a oltre un anno da quando Almasri era stato arrestato a Torino, e poi rilasciato due giorni dopo e rimpatriato in Libia. Per capire le ragioni di questo deferimento, bisogna ripercorrere la procedura attraverso cui si è arrivati a questo esito. In ogni caso, l’Assemblea degli Stati della CPI potrà sostanzialmente solo fare dei richiami all’Italia, ma non sanzionarla dal punto di vista pratico, visto che l’obiettivo principale della corte penale è quello di invitare gli Stati alla cooperazione.
La decisione della CPI è arrivata a oltre un anno da quando Almasri era stato arrestato a Torino, e poi rilasciato due giorni dopo e rimpatriato in Libia. Per capire le ragioni di questo deferimento, bisogna ripercorrere la procedura attraverso cui si è arrivati a questo esito. In ogni caso, l’Assemblea degli Stati della CPI potrà sostanzialmente solo fare dei richiami all’Italia, ma non sanzionarla dal punto di vista pratico, visto che l’obiettivo principale della corte penale è quello di invitare gli Stati alla cooperazione.