La politica, si sa, spesso sorprende, è creativa. E anche tra le pieghe più remote di un “grigio” decreto-legge si possono trovare misure che generano dibattito, oppure dettagli curiosi o, ancora, i segnali di strategie alquanto arzigogolate da parte del governo. In quest’ultimo caso, quello degli stratagemmi particolari, rientra il nuovo decreto-legge sulle accise approvato dal governo Meloni venerdì 3 aprile, su cui il governo sembra intenzionato ad adottare la strategia del decreto “minotauro”, altrimenti conosciuto come “decreto matrioska”. In pratica, un decreto-legge dentro a un altro decreto-legge per velocizzare l’approvazione di entrambi.
Ma facciamo un passo indietro. La Costituzione prevede che il governo possa approvare un decreto-legge solo «in casi straordinari di necessità e di urgenza». Una volta pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il decreto entra subito in vigore, ma deve essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni, altrimenti decade. Nel caso delle accise, l’urgenza era dettata dal fatto che il 7 aprile è scaduto il termine dello sconto stabilito dal governo con un altro decreto-legge approvato lo scorso 18 marzo. Con il nuovo decreto-legge il governo ha rinnovato fino al 1° maggio la riduzione di venti centesimi delle accise su benzina e diesel, e di dieci centesimi per quella sul Gas di petrolio liquefatto (GPL). In più, con il nuovo provvedimento il governo ha previsto l’azzeramento dell’accisa sul gas naturale usato come carburante, ossia il gas metano, e la riduzione dell’accisa sul biodiesel, cioè il carburante utilizzato per i mezzi agricoli.
E qui veniamo alla strategia del decreto “minotauro” o “matrioska”. Per prorogare lo sconto sulle accise e introdurre queste novità, il governo non è intervenuto direttamente sul precedente decreto, modificando i termini di validità dello sconto sulle accise. Il governo ha infatti preferito inserire la proroga della riduzione delle accise in un altro decreto-legge, approvato lo scorso 27 marzo, che ha introdotto alcune novità dal punto di vista fiscale. Questa scelta sembra un po’ strana, ma risponde a una necessità precisa, ossia “mettere una pezza” alla questione delle accise e allo stesso tempo correggere una misura parecchio contestata di questo decreto sul fisco.
Ma facciamo un passo indietro. La Costituzione prevede che il governo possa approvare un decreto-legge solo «in casi straordinari di necessità e di urgenza». Una volta pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il decreto entra subito in vigore, ma deve essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni, altrimenti decade. Nel caso delle accise, l’urgenza era dettata dal fatto che il 7 aprile è scaduto il termine dello sconto stabilito dal governo con un altro decreto-legge approvato lo scorso 18 marzo. Con il nuovo decreto-legge il governo ha rinnovato fino al 1° maggio la riduzione di venti centesimi delle accise su benzina e diesel, e di dieci centesimi per quella sul Gas di petrolio liquefatto (GPL). In più, con il nuovo provvedimento il governo ha previsto l’azzeramento dell’accisa sul gas naturale usato come carburante, ossia il gas metano, e la riduzione dell’accisa sul biodiesel, cioè il carburante utilizzato per i mezzi agricoli.
E qui veniamo alla strategia del decreto “minotauro” o “matrioska”. Per prorogare lo sconto sulle accise e introdurre queste novità, il governo non è intervenuto direttamente sul precedente decreto, modificando i termini di validità dello sconto sulle accise. Il governo ha infatti preferito inserire la proroga della riduzione delle accise in un altro decreto-legge, approvato lo scorso 27 marzo, che ha introdotto alcune novità dal punto di vista fiscale. Questa scelta sembra un po’ strana, ma risponde a una necessità precisa, ossia “mettere una pezza” alla questione delle accise e allo stesso tempo correggere una misura parecchio contestata di questo decreto sul fisco.