La crisi economica innescata dalla pandemia ha causato un forte aumento dell’inflazione, i cui segni sono percepibili ancora oggi nella riduzione del potere d’acquisto delle famiglie, anche a causa di una crescita insufficiente dei salari in questi anni.
A ben vedere, però, la scarsa crescita dei salari non riguarda solo gli ultimi anni, ma gli ultimi decenni. Secondo l’OCSE, l’organizzazione che riunisce la maggior parte delle economie avanzate, dal 1990 a oggi i salari medi reali italiani non sono cresciuti, a differenza di quelli di quasi tutti gli altri Paesi avanzati. In un periodo di tempo piuttosto limitato, l’Italia è passata da essere una delle economie con i maggiori tassi di crescita, a diventare fanalino di coda in molti indicatori economici a livello europeo. Questa scarsa performance nella crescita economica si è riflessa anche sui salari, come mostrano anche i dati Eurostat, che raccontano come l’Italia sia l’unico Paese dell’Unione europea insieme alla Grecia ad aver registrato una riduzione del reddito medio reale dal 2000 a oggi.
La stagnazione dei salari è senza dubbio una cattiva notizia, ma per certi versi potrebbe rappresentare un’opportunità: se il costo del lavoro è basso, i capitali stranieri potrebbero essere interessati a investire nel nostro Paese per ridurre i costi. Da un’iniziale “sfruttamento” dei nostri bassi salari, potrebbe poi svilupparsi un percorso di crescita più solida, portando a un rilancio del Paese. Eppure, questo passaggio non sembra essere ancora avvenuto. Proviamo a capire perché.
A ben vedere, però, la scarsa crescita dei salari non riguarda solo gli ultimi anni, ma gli ultimi decenni. Secondo l’OCSE, l’organizzazione che riunisce la maggior parte delle economie avanzate, dal 1990 a oggi i salari medi reali italiani non sono cresciuti, a differenza di quelli di quasi tutti gli altri Paesi avanzati. In un periodo di tempo piuttosto limitato, l’Italia è passata da essere una delle economie con i maggiori tassi di crescita, a diventare fanalino di coda in molti indicatori economici a livello europeo. Questa scarsa performance nella crescita economica si è riflessa anche sui salari, come mostrano anche i dati Eurostat, che raccontano come l’Italia sia l’unico Paese dell’Unione europea insieme alla Grecia ad aver registrato una riduzione del reddito medio reale dal 2000 a oggi.
La stagnazione dei salari è senza dubbio una cattiva notizia, ma per certi versi potrebbe rappresentare un’opportunità: se il costo del lavoro è basso, i capitali stranieri potrebbero essere interessati a investire nel nostro Paese per ridurre i costi. Da un’iniziale “sfruttamento” dei nostri bassi salari, potrebbe poi svilupparsi un percorso di crescita più solida, portando a un rilancio del Paese. Eppure, questo passaggio non sembra essere ancora avvenuto. Proviamo a capire perché.