Che cosa sta succedendo sull’accordo Italia-Albania

Il ministro degli Esteri albanese ha detto che l’intesa potrebbe non essere rinnovata dopo la scadenza, ma ciò non è dovuto a una rottura con il governo Meloni
ANSA
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Il 12 maggio, in un’intervista al sito di notizie Euractiv, il ministro degli Esteri albanese Ferit Hoxha ha dichiarato che l’Albania potrebbe non rinnovare l’accordo con l’Italia sui centri per migranti di Gjadër e Shëngjin oltre il 2030. «L’accordo ha una durata di cinque anni e non sono sicuro che ci sarà un rinnovo», ha detto Hoxha, perché a quel punto l’Albania conta di essere membro dell’Unione europea.

Secondo alcuni partiti di opposizione, le parole del ministro albanese sarebbero un nuovo problema per il governo Meloni e per il cosiddetto “modello Albania”. Per esempio, il 12 maggio il Movimento 5 Stelle ha commentato sui social la notizia definendola «un fallimento annunciato». Sulla stessa linea si sono espressi Più Europa, secondo cui Meloni dovrebbe «ammettere il fallimento di questo sadico esperimento», Partito Democratico, ed Europa Verde, che ha rilanciato la notizia scrivendo: «Da modello per l’Europa a simbolo del fallimento del governo».
Questa lettura, però, richiede alcune precisazioni. Le parole di Hoxha non implicano un’interruzione immediata dell’accordo, né attribuiscono l’eventuale mancato rinnovo a responsabilità del governo italiano. Lo stesso governo albanese, a partire dal proprio primo ministro Edi Rama, ha poi chiarito che l’intesa resta valida. Il punto riguarda soprattutto il futuro dell’accordo dopo la sua scadenza, alla luce del possibile ingresso dell’Albania nell’Unione europea.

Che cosa prevede l’accordo

Per chiarire il senso delle dichiarazioni di Hoxha, è utile ricordare che cosa prevede l’intesa tra Italia e Albania, nota anche come “modello Albania”. L’accordo nasce dal protocollo firmato dai due governi nel novembre 2023 e approvato dal Parlamento italiano nel febbraio 2024. Il protocollo ha una durata iniziale di cinque anni e si rinnova automaticamente per altri cinque, salvo che una delle due parti comunichi una diversa intenzione. La scadenza precisa, però, non si calcola dalla firma, ma dalla sua entrata in vigore, che avviene alla data concordata tra i due Paesi tramite un successivo scambio di note, che non è pubblicamente disponibile. 

Comunque, il protocollo mette a disposizione dell’Italia due aree in territorio albanese, a Shëngjin e Gjadër, dove sono state realizzate strutture destinate alle procedure di frontiera e ai rimpatri. I centri, anche se si trovano in Albania, sono gestiti dalle autorità italiane e ricadono sotto la giurisdizione italiana. Nella sua impostazione originaria, il progetto riguardava una categoria specifica di migranti: uomini adulti provenienti da Paesi considerati sicuri, imbarcati su mezzi delle autorità italiane fuori dalle acque territoriali dell’Italia o di altri Stati membri dell’Unione europea. L’obiettivo era esaminare in Albania le domande d’asilo attraverso la cosiddetta “procedura accelerata di frontiera”. La legge di ratifica dell’accordo ha inoltre equiparato i centri alle zone di frontiera italiane.

Il progetto, però, si è bloccato quasi subito. Nell’ottobre 2024, dopo i primi trasferimenti, i giudici italiani non hanno convalidato il trattenimento di alcuni migranti portati in Albania. Le persone coinvolte sono state riportate in Italia e, nei mesi successivi, le strutture sono rimaste in gran parte inutilizzate.

Così, a marzo 2025, il governo Meloni è intervenuto con un decreto-legge per ampliare l’uso dei centri. Da quel momento, a Gjadër possono essere trasferiti anche migranti già trattenuti nei Centri di permanenza per i rimpatri italiani (CPR) italiani, e non soltanto persone soccorse o intercettate in mare. La struttura è così entrata nella rete italiana dei centri per il rimpatrio, pur trovandosi fuori dal territorio nazionale.

L’ingresso dell’Albania nell’Ue

Il ministro degli Esteri albanese ha tuttavia escluso il rinnovo dell’accordo soprattutto per una ragione: il possibile ingresso dell’Albania nell’Unione europea.

L’Albania ha infatti presentato domanda di adesione nel 2009, ha ottenuto lo status di Paese candidato nel 2014 e ha avviato formalmente i negoziati nel luglio 2022. A novembre 2025 il Consiglio dell’Ue ha annunciato l’apertura dell’ultimo gruppo di capitoli negoziali. Secondo la Commissione europea, in questo modo l’Albania ha aperto tutti i 33 capitoli previsti in tredici mesi. L’ingresso, però, non è automatico: i negoziati dovranno essere chiusi e l’adesione dovrà essere approvata secondo le procedure previste.

Questo percorso aiuta a capire il senso delle parole di Hoxha, secondo cui l’accordo con l’Italia potrebbe non essere prorogato perché entro il 2030 l’Albania potrebbe diventare membro dell’Ue.

Qui entra in gioco la natura dell’accordo bilaterale tra Italia e Albania. L’intesa si basa sull’uso di strutture collocate in Albania, quindi fuori dall’Unione europea, anche se gestite dalle autorità italiane e sottoposte alla giurisdizione italiana. Se l’Albania entrasse nell’Ue, verrebbe meno questa condizione. Per questo le dichiarazioni di Hoxha non indicano una rottura con il governo italiano, ma riguardano il futuro dell’accordo dopo la scadenza prevista. Nella stessa intervista, Hoxha ha inoltre respinto l’ipotesi che l’Italia possa avere interesse a rallentare l’ingresso dell’Albania nell’Ue per mantenere in vita i centri. «L’Italia aveva bisogno di aiuto. Noi abbiamo aiutato. E questo non va dimenticato», ha detto il ministro.

L’intervento di Edi Rama

Come anticipato, le parole del ministro degli Esteri albanese sono state in parte ridimensionate già nella serata del 12 maggio, quando è intervenuto il primo ministro albanese Edi Rama.

Sui social Rama ha definito «fuorviante» la citazione dell’intervista al ministro degli Esteri albanese riportata da Euractiv. «Permettetemi di ribadire, con chiarezza e spero una volta per tutte, che il nostro Protocollo con l’Italia è qui per restare, per tutto il tempo che l’Italia lo vorrà», ha scritto il primo ministro albanese. Una precisazione in questo senso era arrivata anche qualche ora prima dallo stesso Hoxha, che su X aveva scritto: «Questa dichiarazione non dovrebbe in alcun modo essere interpretata come un cambiamento della posizione dell’Albania riguardo al protocollo».

La volontà di proseguire la collaborazione era emersa anche dopo l’incontro in Albania del 12 maggio tra il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e quello albanese Besfort Lamallari. Secondo il Ministero dell’Interno italiano, i due ministri hanno discusso degli sviluppi futuri del Protocollo Italia-Albania, anche in vista dell’entrata in vigore dei nuovi regolamenti europei in materia di migrazione e asilo, e hanno condiviso l’opportunità di proseguire la cooperazione avviata. Piantedosi ha inoltre confermato che l’Italia continuerà a sostenere l’Albania nel percorso di adesione all’Ue.

In sostanza, l’accordo non è stato cancellato né sospeso e può proseguire fino alla scadenza prevista. L’Albania ha però lasciato intendere che un rinnovo oltre il 2030 potrebbe non esserci, soprattutto nel caso in cui nel frattempo entri nell’Unione europea. Per questo le dichiarazioni di Hoxha vanno lette soprattutto nel quadro del percorso dell’Albania verso l’adesione all’Ue, più che come una rottura con il governo italiano.

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