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Sì, la dispersione scolastica è più alta tra gli stranieri

| 03 aprile 2024
La dichiarazione
«La dispersione scolastica tra gli alunni stranieri è del 30,1 per cento, contro il 9,8 per cento degli italiani»
Fonte: Libero | 30 marzo 2024
Ansa
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Verdetto sintetico
Le due percentuali citate dal ministro dell’Istruzione sono corrette.
In breve
  • Nel 2022 in Italia, nella popolazione tra i 18 e i 24 anni di età, il 9,8 per cento dei cittadini italiani aveva al massimo il titolo di terza media ed era fuori dal sistema di formazione. La percentuale tra i cittadini non italiani era del 30,1 per cento. TWEET
  • Tra gli stranieri ci sono comunque differenze. Per esempio, quelli nati in Italia hanno una dispersione scolastica più bassa, così come quelli nati in famiglie con un livello di istruzione più alto. TWEET
Il 30 marzo, in un’intervista a Libero, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara (Lega) ha detto che in Italia la dispersione scolastica tra gli studenti stranieri «è del 30,1 per cento, contro il 9,8 per cento degli italiani». In queste settimane Valditara ha ripetuto spesso queste due percentuali per dimostrare che gli stranieri fanno più fatica degli italiani a concludere la scuola e che «c’è un problema da risolvere».

Al di là delle soluzioni proposte da Valditara, le due percentuali citate dal ministro sono corrette? Vediamo che cosa dicono i numeri.

Di che cosa stiamo parlando

Come prima cosa, va chiarito che non esiste una definizione univoca di “dispersione scolastica”. Questa espressione fa generalmente riferimento alla «mancata, incompleta o irregolare fruizione dei servizi dell’istruzione e formazione da parte dei giovani in età scolare», ha sottolineato l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza in un rapporto pubblicato nel 2022. 

Le cause e gli effetti di questo fenomeno si manifestano «anche lontani nel tempo» e sono «difficilmente misurabili nella loro articolazione», ha aggiunto l’Autorità garante: «La dispersione può infatti avvenire a diversi stadi del percorso scolastico e può consistere nell’abbandono, nell’uscita precoce dal sistema formativo, nell’assenteismo, nella frequenza passiva o nell’accumulo di lacune e ritardi che possono inficiare le prospettive di crescita culturale e professionale dello studente».

A livello internazionale, un indicatore molto usato per quantificare il fenomeno della dispersione scolastica è il tasso del cosiddetto “abbandono scolastico precoce”. In concreto, si prende la popolazione nella fascia di età tra i 18 e i 24 anni e si calcola quante persone in questa fetta di popolazione hanno al massimo un titolo secondario inferiore (il titolo di terza media, per intenderci) e sono fuori dal sistema di istruzione e formazione. Questa quota di popolazione è indicata con la sigla “ELET”, dall’inglese Early Leavers from Education and Training. L’Unione europea si è data un obiettivo: entro il 2030 tutti gli Stati membri dell’Ue devono avere una percentuale di ELET inferiore al 9 per cento (oggi la media degli Stati membri è intorno al 9,6 per cento, con grandi differenze tra i Paesi). 

Il tasso di abbandono scolastico

Secondo i dati più aggiornati di Eurostat, nel 2022 l’11,5 per cento dei cittadini in Italia tra i 18 e i 24 anni di età aveva al massimo la terza media e non era inserito in un percorso di istruzione e formazione. Era la quinta percentuale più alta tra i Paesi Ue, più bassa comunque di quelle di Spagna (13,9 per cento) e Germania (12,2 per cento), e in calo rispetto al 12,7 per cento del 2021. Dieci anni prima, nel 2013, la percentuale italiana era pari al 16,8 per cento. 

Ci sono differenze tra gli ELET con cittadinanza italiana e gli stranieri. Nel 2022, nel nostro Paese il 9,8 per cento dei cittadini italiani tra i 18 e i 24 anni aveva al massimo la terza media, percentuale che sale al 30,1 per cento tra i cittadini con cittadinanza non italiana. Dunque, è a queste due percentuali che fa riferimento il ministro Valditara quando ripete che «la dispersione scolastica tra gli alunni stranieri è del 30,1 per cento, contro il 9,8 per cento degli italiani».

Il 30 per cento degli stranieri è comunque una media che al suo interno “nasconde” alcune differenze. Per esempio, come ha sottolineato Istat in un rapporto dello scorso ottobre, il tasso di abbandono precoce degli studi è più alto tra gli stranieri, ma «varia molto a seconda dell’età di arrivo in Italia». «Per chi è entrato in Italia tra i 16 e i 24 anni di età la quota raggiunge il 49,6 per cento, scende al 37 per cento tra chi aveva 10-15 anni e cala ulteriormente, pur rimanendo elevata (20,8 per cento), tra i ragazzi arrivati entro i primi nove anni di vita», ha spiegato l’istituto nazionale di statistica. A oggi circa il 67 per cento degli studenti stranieri in Italia è nato nel nostro Paese.

Eurostat fornisce informazioni anche sugli ELET nati in Italia e quelli nati all’estero: la percentuale nel primo gruppo è di fatto uguale a quella di chi ha cittadinanza italiana, mentre nel secondo gruppo è pari al 28,7 per cento. In più, ci sono differenze tra gli stranieri che crescono in contesti famigliari diversi: per esempio, l’incidenza di ELET nelle famiglie straniere con un livello di istruzione elevato è tre volte inferiore rispetto alle famiglie straniere dove i livelli di istruzione sono più bassi. 

Ricapitolando: sulla base di questi numeri, è vero che il tasso di abbandono precoce è più alto tra gli stranieri rispetto agli italiani, come ha dichiarato Valditara, ma le percentuali scendono tra gli stranieri che sono arrivati in Italia da bambini e tra gli stranieri nati nel nostro Paese.

I dati del Ministero dell’Istruzione

Il fenomeno della dispersione scolastica è monitorato anche dal Ministero dell’Istruzione e del Merito attraverso un altro indicatore, quello sugli studenti che abbandonano la scuola durante il percorso di studi. In concreto, il ministero calcola per ogni anno scolastico quanti studenti abbandonano gli studi mentre frequentano le medie, le superiori o nel passaggio tra i due cicli scolastici. Il rapporto più recente è stato pubblicato a ottobre 2023 e contiene i dati relativi agli anni scolastici 2019/2020, 2020/2021, 2021/2022. 

Anche questo indicatore rileva una dispersione scolastica più alta tra gli studenti che non hanno la cittadinanza italiana. Alle medie, il 2 per cento degli alunni stranieri abbandona la scuola, contro lo 0,25 per cento degli italiani. La percentuale di abbandono tra gli stranieri nati in Italia è un po’ più bassa e si attesta intorno all’1,5 per cento. Queste percentuali salgono tra gli studenti che abbandonano la scuola nel passaggio tra le medie e le superiori. Qui il tasso di abbandono degli stranieri è del 3,3 per cento, contro lo 0,7 per cento degli italiani. Tra gli stranieri nati in Italia è del 2,4 per cento. Alle superiori queste percentuali salgono rispettivamente al 7,1 per cento, al 2,2 per cento e al 5,1 per cento.

Secondo le analisi del Ministero dell’Istruzione e del Merito, la cittadinanza non italiana non è comunque il fattore che influisce di più sull’abbandono scolastico. I fattori che influenzano di più sono il ritardo scolastico, causato per esempio da una bocciatura, le assenze numerose e il frequentare un istituto professionale.

Il verdetto

Giuseppe Valditara ripete spesso che «la dispersione scolastica tra gli alunni stranieri è del 30,1 per cento, contro il 9,8 per cento degli italiani». Abbiamo verificato e le statistiche del ministro dell’Istruzione e del Merito sono corrette.

Nel 2022 in Italia, nella popolazione tra i 18 e i 24 anni di età, il 9,8 per cento dei cittadini italiani aveva al massimo il titolo di terza media ed era fuori dal sistema di formazione. La percentuale tra i cittadini non italiani era del 30,1 per cento.

Tra gli stranieri ci sono comunque differenze. Per esempio, quelli nati in Italia hanno una dispersione scolastica più bassa, così come quelli nati in famiglie con un livello di istruzione più alto.

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