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Sì, oltre il 70 per cento dei percettori “occupabili” del reddito di cittadinanza ha solo la terza media

| 21 novembre 2022
La dichiarazione
«Il 70,8 per cento degli “occupabili” del reddito di cittadinanza ha come titolo di studio al massimo la terza media»
Fonte: la Repubblica | 20 novembre 2022
ANSA/ANGELO CARCONI
ANSA/ANGELO CARCONI
Verdetto sintetico
Il presidente del Movimento 5 stelle ha ragione.
In breve
  • In base ai dati Anpal, al 30 giugno 2022 i beneficiari del sussidio tenuti a sottoscrivere al Patto per il lavoro erano circa 660 mila. Oltre il 70 per cento di questi aveva al massimo il titolo di terza media e meno del 3 per cento era laureato. TWEET
Il 20 novembre il quotidiano la Repubblica ha pubblicato un intervento del presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte, che ha accusato il governo di Giorgia Meloni di voler «smantellare il reddito di cittadinanza» con alcuni vincoli introdotti nella prossima legge di Bilancio per ridurre o togliere il sussidio ai percettori che possono trovare un lavoro.

Tra le altre cose, Conte ha scritto che il «70,8 per cento» dei percettori del reddito di cittadinanza che sono considerati “occupabili” «ha come titolo di studio al massimo la terza media». Abbiamo verificato e questa percentuale è corretta.

I titoli di studio dei percettori del reddito di cittadinanza

La fonte della percentuale indicata dal presidente del Consiglio è una nota pubblicata lo scorso ottobre Agenzia nazionale politiche attive lavoro (Anpal), dove sono contenuti i dati sui beneficiari del reddito di cittadinanza indirizzati ai servizi per il lavoro, aggiornati al 30 giugno 2022.

In quella data, erano poco più di 660 mila i percettori del reddito di cittadinanza tenuti a sottoscrivere il cosiddetto “Patto per il lavoro”, un percorso di accompagnamento al lavoro che di fatto obbliga i percettori del sussidio a seguire corsi di formazione, orientamento e riqualificazione professionale nei centri per l’impiego presenti su tutto il territorio italiano, pena la decadenza o l’annullamento del sostegno. Di questi 660 mila percettori “occupabili”, circa 481 mila (il 72,8 per cento) non aveva avuto un contratto di lavoro dipendente o in para-subordinazione nei tre anni precedenti il 30 giugno 2022. Una minoranza (quasi 86 mila percettori, il 13 per cento) aveva avuto un contratto cessato nell’anno precedente.

In generale, «si tratta di individui che complessivamente esprimono alcune fragilità rispetto al bagaglio con cui si affacciano ai percorsi di accompagnamento al lavoro», sottolineava la nota Anpal, presentando i dati sui titoli di studio. Alla fine della seconda metà di quest’anno, il 70,8 per cento dei 660 mila percettori “occupabili” – la percentuale indicata correttamente da Conte – aveva «conseguito al massimo il titolo della scuola secondaria inferiore», ossia quello di terza media. Solo il 2,8 per cento era laureato, mentre il 26,4 per cento aveva un diploma di scuola superiore (Grafico 1).
Grafico 1. Titoli di studio dei beneficiari “occupabili” del reddito di cittadinanza, al 30 giugno 2022 – Fonte: Anpal
Grafico 1. Titoli di studio dei beneficiari “occupabili” del reddito di cittadinanza, al 30 giugno 2022 – Fonte: Anpal

Il verdetto

Secondo Giuseppe Conte, il «70,8 per cento» dei percettori “occupabili” del reddito di cittadinanza «ha come titolo di studio al massimo la terza media». La percentuale indicata dal presidente del Movimento 5 stelle è corretta.

In base ai dati Anpal, al 30 giugno 2022 i beneficiari del sussidio tenuti a sottoscrivere al Patto per il lavoro erano circa 660 mila. Oltre il 70 per cento di questi aveva al massimo il titolo di terza media e meno del 3 per cento era laureato.

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