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È vero che gli incentivi alle fonti fossili ci costano 30 miliardi l’anno?

| 22 febbraio 2023
La dichiarazione
«Noi spendiamo 30 miliardi per gli incentivi sul fossile, i cosiddetti “ambientalmente dannosi”»
Fonte: | 21 febbraio 2023
ANSA
ANSA
Verdetto sintetico
Il leader del Movimento 5 stelle cita una stima più alta di quella del Ministero dell’Ambiente.
In breve
  • Secondo il Ministero dell’Ambiente, nel 2020 i sussidi ambientalmente dannosi in Italia erano stimati in 21,7 miliardi di euro, di cui 13 miliardi di euro riconducibili alle fonti fossili. TWEET
  • A livello internazionale non esistono però definizioni unanimi sulla distinzione tra sussidi ambientalmente dannosi e quelli ambientalmente favorevoli. TWEET
  • Secondo le stime di Legambiente, per esempio, i sussidi diretti alle fonti fossili in Italia ammontano a 13,4 miliardi di euro, ma superano i 40 miliardi considerando anche quelli indiretti. TWEET
Il 21 febbraio, ospite a Dimartedì su La7, il presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte ha difeso la cessione dei crediti d’imposta relativi al Superbonus, che è stata bloccata dal governo a causa degli ingenti costi per lo Stato. Secondo Conte l’Italia spende ogni anno molti soldi contro l’ambiente, tra cui «30 miliardi» di euro per gli incentivi alle fonti fossili, quelli chiamati “ambientalmente dannosi”.

A che cosa ha fatto riferimento il presidente del Movimento 5 stelle? E il dato citato è corretto? Abbiamo verificato.

Di che cosa stiamo parlando

A gennaio 2022 il Ministero della Transizione ecologica (diventato Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica con il governo Meloni) ha pubblicato la quarta edizione del “Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli”, che contiene dati aggiornati al 2020. Come spiega il rapporto, con il termine “sussidi” si fa riferimento a un insieme di misure, che per esempio mantengono i prezzi per i consumatori al di sotto dei livelli di mercato o quelli per i produttori al di sopra, o che riducono i costi per i produttori e i consumatori. I sussidi possono essere “diretti” quando c’è un trasferimento diretto, appunto, di fondi per coprire i costi oppure “indiretti”, attraverso esenzioni o sconti fiscali. 

A loro volta i sussidi erogati dallo Stato possono essere suddivisi in due categorie: i sussidi ambientalmente favorevoli (abbreviati con la sigla “Saf”) e i sussidi ambientalmente sfavorevoli (abbreviati con la sigla “Sad”). A prima vista questa distinzione può sembrare intuitiva: i primi sono sussidi che possono provocare un danno all’ambiente, mentre i secondi hanno tra i loro obiettivi la salvaguardia ambientale o la gestione sostenibile delle risorse. In realtà le cose sono più complicate di così. «Il problema di etichettare un sussidio come Saf o Sad non è semplice», spiega il Catalogo del ministero. «Non vi è infatti una definizione unanime in letteratura di Sad e, al pari del sussidio ambientalmente dannoso, è difficile identificare e valutare quanto favorevole all’ambiente sia un sussidio (Saf)». 

Le valutazioni contenute nel Catalogo sono state fatte con una «riflessione interna al gruppo di lavoro» del ministero e considerano «le indicazioni fornite dalla vasta letteratura scientifica sul tema e le osservazioni e suggerimenti espressi da esperti e organizzazioni».

Il valore dei sussidi

Secondo i dati più aggiornati del Catalogo, nel 2020 il valore dei sussidi ambientalmente dannosi era stimato in 21,7 miliardi di euro, in calo rispetto ai 24,5 miliardi del 2019. Quello dei sussidi ambientalmente favorevoli era stimato in 18,9 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 17,6 miliardi di euro. Nel 2020 i sussidi di classificazione incerta valevano 13,6 miliardi di euro, nel 2019 12,9 miliardi. 

Non tutti i sussidi ambientalmente dannosi riguardano incentivi alle fonti fossili, quelli di cui ha parlato in televisione Conte. Secondo il Catalogo del ministero, nel 2020 i sussidi alle fonti fossili valevano 13 miliardi di euro (il 60 per cento di tutti i sussidi ambientalmente dannosi), mentre l’anno prima 15 miliardi. 

Tra i sussidi ambientalmente favorevoli, quelli con il valore maggiore sono il cosiddetto “Conto energia” (6,2 miliardi di euro), un incentivo per la realizzazione di impianti fotovoltaici, e l’incentivazione dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico (5,8 miliardi di euro). Per quanto riguarda i sussidi ambientalmente dannosi, quelli con il valore più alto sono l’Iva agevolata per le case di abitazione non di lusso (4,2 miliardi di euro) e il differente trattamento fiscale fra benzina e gasolio (2,6 miliardi di euro). L’accisa sul gasolio è infatti più bassa di quella sulla benzina. 

Ricapitolando: Conte dice che i sussidi ambientalmente dannosi, destinati alle fonti fossili, valgono 30 miliardi di euro, mentre il Ministero dell’Ambiente parla di una cifra pari a 13 miliardi di euro, meno della metà, non considerando i sussidi con attribuzione incerta.

Le altre stime

Come anticipato, a seconda di come vengono classificati i sussidi, le stime possono cambiare. Lo stesso Catalogo del ministero dedica una parte al «dibattito italiano», elencando una serie di pubblicazioni alternative che hanno provato a stimare l’impatto dei sussidi per le casse dello Stato. Tra queste ci sono le stime di Legambiente, una delle principali associazioni ambientaliste italiane, che dal 2012 cerca periodicamente di quantificare il valore dei sussidi alle fonti fossili in Italia.

A novembre 2022 Legambiente ha pubblicato l’edizione aggiornata del rapporto “Stop sussidi ambientalmente dannosi”. Secondo le stime dell’organizzazione, che ha utilizzato non solo i dati del Catalogo del ministero ma anche altre fonti, nel 2021 13,4 miliardi di euro erano riconducibili a sussidi diretti alle fonti fossili, mentre 28,4 miliardi a sussidi indiretti, ossia «voci di spesa che finanziano il consumo di fonti fossili impedendo l’innovazione del settore». Nel 2020 queste cifre erano rispettivamente 16,6 miliardi e 17,9 miliardi. 

Tra le altre cose i calcoli di Legambiente differiscono da quelli del Catalogo del ministero perché si basano su metodi di calcolo o di stima diversi, su voci di spesa non sempre sovrapponibili e su differenti approcci di giudizio nel definire un sussidio come ambientalmente dannoso oppure no. I criteri di Legambiente sono meno restrittivi di quelli del ministero.

Il verdetto

Secondo Giuseppe Conte, l’Italia spende 30 miliardi di euro ogni anno in incentivi per le fonti fossili, ossia quelli chiamati “ambientalmente dannosi”. Abbiamo verificato e il presidente del Movimento 5 stelle cita una stima più alta di quella del Ministero dell’Ambiente.

Secondo il ministero, nel 2020 i sussidi ambientalmente dannosi in Italia erano stimati in 21,7 miliardi di euro, di cui 13 miliardi di euro riconducibili alle fonti fossili.

A livello internazionale non esistono però definizioni unanimi sulla distinzione tra sussidi ambientalmente dannosi e quelli ambientalmente favorevoli. Secondo le stime di Legambiente, per esempio, i sussidi diretti alle fonti fossili in Italia ammontano a 13,4 miliardi di euro, ma superano i 40 miliardi considerando anche quelli indiretti.

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