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No, il Mes non ha «massacrato» tutti i Paesi che ha aiutato

| 27 giugno 2023
La dichiarazione
«Chi finora ha utilizzato il Mes ne è uscito massacrato»
Fonte: Corriere della Sera | 26 giugno 2023
ANSA
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Verdetto sintetico
Al di là dell’iperbole, la dichiarazione del ministro della Difesa è comunque esagerata.
In breve
  • Fino a oggi cinque Paesi hanno chiesto aiuto al Mes o all’Efsf, il fondo predecessore del Mes: Irlanda, Spagna, Portogallo, Cipro e Grecia. Per i primi quattro Paesi non sembrano esserci stati effetti disastrosi dagli aiuti, anzi. In alcuni casi vari indicatori mostrano che c’è stato un miglioramento dell’economia. TWEET
  • La Grecia merita invece una considerazione a parte: nel 2020 un’analisi indipendente commissionata dal Mes stesso ha spiegato che in effetti gli aiuti e le politiche hanno avuto anche effetti negativi sulla popolazione. TWEET
Il 26 giugno, in un’intervista con il Corriere della Sera, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha commentato l’indecisione del governo Meloni di ratificare la riforma del trattato che ha istituito il Meccanismo europeo di stabilità (Mes). Quattro giorni prima la Commissione Esteri della Camera ha approvato il testo base del disegno di legge per la ratifica, ma al voto non hanno partecipato i partiti che sostengono il governo. 

Secondo Crosetto «si deve discutere tra noi su quanto l’Europa reputi lo strumento necessario e come lo vediamo noi del centrodestra come coalizione e come governo. Bisogna ragionare su vantaggi e svantaggi, senza pregiudizi». Il ministro della Difesa, che è uno dei fondatori di Fratelli d’Italia, ritiene che finora chi ha chiesto aiuto al Mes «ne è uscito massacrato». 

Ma è davvero così? Abbiamo verificato che cosa dicono i numeri e, al di là dell’iperbole, la dichiarazione di Crosetto è comunque esagerata. Ricordiamo che il dibattito politico di questi giorni è sulla ratifica della riforma del Mes, non sulla possibilità dell’Italia di chiedere sostegno al Mes. Oggi l’Italia è l’unico Paese membro del Mes a non aver ratificato la riforma del suo trattato istitutivo.

Chi ha chiesto aiuto al Mes

All’inizio del 2010 alcuni Paesi europei, in particolare la Grecia, sono stati colpiti da una forte crisi economica. Per fare fronte all’emergenza, a maggio 2010 l’Ecofin, un organismo composto dai ministri dell’Economia di tutti i Paesi Ue, ha deciso di creare due strumenti temporanei di assistenza per gli Stati in condizioni finanziarie critiche: il Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (l’European financial stabilisation mechanism, o Efsm) e il Fondo europeo di stabilità finanziaria (l’European financial stability facility, o Efsf). A ottobre 2010 il Consiglio europeo ha accolto con favore l’idea di sostituire i due strumenti d’aiuto temporanei con un meccanismo permanente (il futuro Mes) per garantire la stabilità dell’area euro.

A ottobre 2012 è stato istituito ufficialmente il Mes, che ha una natura permanente e può aiutare gli Stati dell’area euro in caso di difficoltà economica. Per farlo può utilizzare una serie di strumenti: prestiti economici dati in cambio dell’accettazione da parte del Paese aiutato di un programma di riforme concordato; acquisti di titoli di Stato sul mercato primario e secondario; linee di credito precauzionali; prestiti per la ricapitalizzazione indiretta delle banche; e ricapitalizzazioni dirette. La riforma del Mes, di cui in Italia si torna periodicamente a discutere almeno da novembre 2019, prevede una serie di modifiche a queste forme di sostegno. 

Fino a oggi i Paesi che hanno ricevuto assistenza dall’Efsf e dal Mes sono stati cinque. Tra il 2010 e il 2013 l’Irlanda ha ricevuto quasi 18 miliardi di euro di prestiti dall’Efsf, mentre tra il 2011 e il 2014 il Portogallo ha ricevuto 26 miliardi. Tra il 2012 e il 2013 il Mes ha erogato oltre 41 miliardi di euro alla Spagna per la ricapitalizzazione indiretta delle sue banche in difficoltà, uno strumento diverso rispetto a quello richiesto dal Portogallo e da Cipro, che tra il 2013 e il 2016 ha ottenuto più di 6 miliardi di euro di prestiti dal Mes. Il caso più famoso e più discusso di supporto a un Paese europeo è però quello della Grecia, che in tre programmi di aiuto diversi ha ricevuto tra il 2010 e il 2018 quasi 142 miliardi di euro dell’Efsf e circa 62 miliardi di euro dal Mes.  

Nessun Paese ha invece chiesto aiuto al Pandemic crisis support. Questa era la speciale linea di credito del Mes creata a maggio 2020 per sostenere le spese in sanità durante la pandemia di Covid-19. Lo strumento è rimasto disponibile fino alla fine del 2022 e consentiva a uno Stato membro dell’area euro di chiedere prestiti per un valore massimo pari al 2 per cento del proprio Pil del 2019. Per l’Italia stiamo parlando di una cifra intorno ai 37 miliardi di euro.

Proviamo a capire quindi se il sostegno del Mes abbia avuto un effetto negativo sui Paesi che ne hanno fatto richiesta, lasciando per un attimo da parte la Grecia, sui cui ci concentreremo meglio più avanti.

Il caso dell’Irlanda

Partiamo dal primo caso, quello dell’Irlanda, che a suo modo ha alcune caratteristiche peculiari. Nei primi anni Duemila il Paese, come la maggior parte dei Piigs (acronimo dispregiativo che sta per Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) ha basato la propria crescita sui bassi tassi d’interesse offerti dall’euro, in particolare sul mercato immobiliare. L’appartenenza alla moneta unica aveva permesso a questi Paesi di essere considerati affidabili dai mercati internazionali, sia perché ci si aspettava che il progresso dell’area euro rendesse sempre più mature queste economie, sia perché si sapeva che l’unione monetaria era sostenuta da Paesi più stabili finanziariamente, come la Germania. Tra i Piigs, però, solo l’Italia poteva considerarsi davvero un’economia matura, con un sistema produttivo sviluppato, in particolare quello manifatturiero, nonostante tutti i limiti che la facevano ancora rientrare tra i Paesi meno stabili dell’Unione europea. Anziché approfittare dell’integrazione europea per sviluppare le proprie economie, la maggior parte dei Piigs ha sfruttato i bassi tassi di interesse per investimenti poco produttivi, come, appunto, quelli immobiliari. Così avvenne in Irlanda, che dopo scoppio della crisi economica del 2008 si ritrovò improvvisamente in grave difficoltà. La maggior parte delle banche aveva puntato soprattutto su mutui e altre forme di investimento immobiliare, ma i prezzi delle case crollarono e le banche subirono gravi perdite gravi. Per far fronte a questa situazione il governo ricevette aiuto dall’Efsf, il fondo poi sostituito dal Mes.

Come negli altri casi in cui il Mes è stato utilizzato, gli accordi di prestito prevedevano alcune condizionalità, ossia regole e risultati che si sarebbero dovuti rispettare utilizzando i fondi. In particolare le condizionalità prevedevano una riforma del sistema finanziario che riducesse il rischio, ma anche la potenziale redditività, delle banche, una stretta fiscale, ossia una riduzione della spesa pubblica o un aumento delle tasse, e una serie di riforme per aumentare la crescita e la produttività dell’economia, in particolare facendo crescere i posti di lavoro.

Nel caso dell’Irlanda, il sostegno dell’Efsf non sembra aver avuto un impatto negativo sull’economia. Con la creazione di un sistema fiscale vantaggioso per le grandi imprese, l’Irlanda ha sfruttato una delle sue peculiarità, ossia il fatto di avere una forza lavoro piuttosto scolarizzata, che parla inglese come prima lingua, con un costo relativamente basso. Le politiche di aggiustamento fiscale hanno avuto effetti dolorosi sulla popolazione, ma non sembrano aver creato disastri nel medio-lungo termine. Anzi, l’Irlanda è uno dei Paesi che da anni cresce più velocemente nell’Ue e che ha uno dei tassi di disoccupazione tra i più bassi. Anche senza spingersi a sostenere che questa crescita sia stata favorita dall’Efsf, di certo non si può dire che il Paese sia stato «massacrato».

Gli altri Paesi

Un discorso simile vale per la Spagna e per il Portogallo, che si sono trovati in grave difficoltà con la crisi del 2008 e con la successiva crisi del 2011-2013 legata ai debiti sovrani, che hanno fatto ricorso al Mes soprattutto per sostenere il proprio sistema bancario. Senza un’immediata iniezione di liquidità nel capitale delle banche, infatti, l’intero sistema finanziario rischiava di collassare. Anche nel loro caso, seppur non eclatante come quello irlandese, il Mes non sembra aver causato disastri. Lo si capisce guardando alcuni indicatori fondamentali, come il Pil pro capite, ossia il Pil rapportato alla popolazione. 

Dalle parole di Crosetto sembra che non utilizzare il Mes abbia salvato l’Italia dal “massacro”, ma in realtà tutti i Paesi che hanno utilizzato i fondi messi a disposizione dall’Efsf e dal Mes hanno registrato una crescita del Pil reale pro capite più alta rispetto all’Italia. Prendiamo il 2013 come anno di riferimento perché è stato l’anno in cui tutti i Paesi che hanno usufruito del Mes stavano ricevendo i prestiti. Si potrebbe obiettare che quei Paesi erano maggiormente in crisi in quel momento e che di conseguenza il recupero è stato più alto negli anni successivi. Ma la situazione non cambia di molto se si prende come riferimento un altro anno, per esempio il 2010. In ogni caso, secondo i dati Eurostat, la situazione dei Paesi che hanno utilizzato il Mes è perlomeno simile a quella italiana, se non migliore.
Secondo i dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), un’indicazione simile è data dal rapporto tra il debito pubblico e il Pil, che è aumentato per quasi tutti i Paesi aiutati dal Mes tranne l’Irlanda, che come abbiamo visto è un caso un po’ speciale. Nel seguente grafico non è indicato il dato per Cipro, che non è reso disponibile dell’Ocse. Per alcuni Paesi il debito è cresciuto di più rispetto a quello italiano, ma mai in una misura che verrebbe da definire disastrosa rispetto a quella del nostro Paese.
Questi dati non dimostrano un nesso di causalità: non è detto che il Pil pro capite dei Paesi che hanno usato il Mes sia cresciuto più di quello italiano proprio perché hanno utilizzato il Mes. I dati però non mostrano, come sostiene il ministro della Difesa, che la situazione economica e di stabilità dei conti siano peggiorate in maniera disastrosa negli anni successivi all’utilizzo del Mes. Anzi, in alcuni casi sono migliorate.

Che cos’è successo alla Grecia

Quando si fa riferimento ai presunti effetti negativi del Mes, di solito si pensa alla Grecia, ossia al Paese che ha sofferto di più la crisi dei debiti sovrani e che è uscito in brutte condizioni dai vari salvataggi subìti. Come indicato in un rapporto di valutazione indipendente sull’effetto del Mes, commissionato dallo stesso Mes e pubblicato nel 2020, la Grecia ha effettivamente subìto effetti negativi dal programma di salvataggio. In particolare i tagli alla spesa imposti come condizionalità hanno avuto pesanti conseguenze sull’accesso ai servizi pubblici per i greci e ne hanno ridotto il benessere sociale. 

Il rapporto critica il Mes e gli altri organismi internazionali coinvolti nel salvataggio del Paese per come hanno agito. Secondo il rapporto, le organizzazioni internazionali hanno spinto per i tagli alla spesa sociale senza insistere abbastanza sulle riforme del mercato del lavoro e della concorrenza, che nel breve periodo avrebbero avuto un impatto meno invasivo sulla popolazione, mentre nel medio periodo avrebbero avuto effetti positivi più rilevanti. Le richieste del Mes nascevano da una situazione di emergenza e, con il senno di poi, hanno in parte inasprito la sofferenza della crisi da parte della popolazione greca. Lo stesso rapporto indipendente, però, sottolinea che il Mes ha riconosciuto i propri errori e che negli anni successivi ai primi interventi ha tenuto di più in considerazione il benessere sociale della popolazione.

Ma perché il Mes e le altre organizzazioni internazionali che hanno prestato soldi alla Grecia non hanno pensato all’impatto sociale delle misure fin dall’inizio? Qui c’entra il peso della politica. Come sottolinea il già citato rapporto, l’equilibrio raggiunto con i salvataggi ha portato alla creazione di prospettive di bassa crescita perché, per esempio, la mancata riforma della concorrenza, evitata per proteggere «interessi corporativistici», ha ridotto il potenziale di crescita del Paese. La protezione di questi interessi si può difficilmente ricondurre all’Ue, quanto invece al governo nazionale, che, per ragioni politiche, poteva accettare più facilmente la via dell’austerità piuttosto che quella del danneggiamento di categorie protette.

Il verdetto

Secondo Guido Crosetto «chi finora ha utilizzato il Mes ne è uscito massacrato». Numeri alla mano e al di là dell’iperbole, la dichiarazione del ministro della Difesa è comunque esagerata.

Fino a oggi cinque Paesi hanno chiesto aiuto al Mes o all’Efsf, il fondo predecessore del Mes: Irlanda, Spagna, Portogallo, Cipro e Grecia. Per i primi quattro Paesi non sembrano esserci stati effetti disastrosi dagli aiuti, anzi. In alcuni casi vari indicatori mostrano che c’è stato un miglioramento dell’economia. La Grecia merita invece una considerazione a parte: nel 2020 un’analisi indipendente commissionata dal Mes stesso ha spiegato che in effetti gli aiuti e le politiche hanno avuto anche effetti negativi sulla popolazione.

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