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No, il governo non ha reso gratuiti gli asili nido dal secondo figlio in poi

| 08 novembre 2023
La dichiarazione
«Abbiamo reso gli asili nido sostanzialmente gratuiti dal secondo figlio in poi»
Fonte: La Stampa | 8 novembre 2023
ANSA/FABIO FRUSTACI
ANSA/FABIO FRUSTACI
Verdetto sintetico
La ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità la fa troppo semplice.
In breve
  • Il disegno di legge di Bilancio per il 2024, ora all’esame del Senato, propone di aumentare i soldi a disposizione per il “bonus asilo nido”. TWEET
  • Il governo vuole portare fino a 3.600 euro il valore del bonus per le famiglie con un Isee fino a 40 mila euro. L’aumento varrà per le famiglie che hanno almeno un figlio con meno di 10 anni di età e che ne avranno un altro dal 1° gennaio 2024. Quindi non tutte le famiglie con almeno due figli ne potranno beneficiare. TWEET
  • Restano poi due problemi: in alcune città il bonus non permette di coprire l’intera retta, mentre in altre gli asili nido sono troppo pochi in rapporto al numero di bambini piccoli. TWEET
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L’8 novembre, in un’intervista con La Stampa, la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità Eugenia Roccella (Fratelli d’Italia) ha detto che il governo ha reso «sostanzialmente gratuiti» gli asili nido per le famiglie «dal secondo figlio in poi». Roccella ha così ribadito quanto detto lo scorso 16 ottobre dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, presentando il disegno di legge di Bilancio per il 2024. «Il nostro obiettivo è dire che al secondo figlio l’asilo nido è gratis», aveva dichiarato in conferenza stampa Meloni.

Abbiamo verificato che cosa c’è scritto nel testo, ora all’esame del Senato, e la ministra Roccella la fa troppo semplice.

Come funziona il “bonus asilo nido”

L’articolo 35 del disegno di legge di Bilancio contiene un «incremento della misura di supporto per le rette relative alla frequenza di asili nido». Nel 2017 è stato introdotto il cosiddetto “bonus asilo nido”, del valore pari a mille euro annui, con cui pagare le rette degli asili nido pubblici o di quelli privati e autorizzati per i figli nati dal 1° gennaio di quell’anno. Negli anni successivi il bonus è stato modificato e, come spiega il sito dell’Inps (l’ente responsabile dell’erogazione del bonus), al momento il suo valore cambia a seconda dell’Isee delle famiglie: più è basso l’indicatore della situazione economica di una famiglia, più è alto il bonus. Le famiglie con un Isee fino a 25 mila euro possono ottenere un contributo di 3 mila euro l’anno, erogabili in 11 rate con un importo massimo di circa 273 euro. Quelle con un Isee tra i 25 mila e i 40 mila euro hanno accesso a un bonus pari a 2.500 euro l’anno (227 euro per 11 mesi), mentre quelle con un Isee superiore a 40 mila euro un bonus pari a 1.500 euro l’anno (136 euro per 11 mesi).

Secondo i dati Istat più aggiornati, nel 2019 le famiglie spendevano in media oltre 2.200 euro per gli asili nido, in aumento rispetto ai quasi 1.600 euro del 2015. Con tutta probabilità, visto anche il forte aumento dell’inflazione, questa cifra è aumentata negli ultimi tre anni. Essendo una media, c’è chi spende di più e chi di meno, in base alla provenienza geografica. In ogni caso il “bonus asilo nido” non permette di coprire i costi delle rette per tutte le famiglie.

Che cosa c’è nella legge di Bilancio

Come anticipato, con la nuova legge di Bilancio il governo Meloni vuole aumentare il “bonus asilo nido”, ma con alcune restrizioni.

Innanzitutto, se il disegno di legge sarà approvato così com’è dal Parlamento, l’aumento riguarderà le famiglie che hanno già almeno un figlio (con un’età inferiore ai dieci anni) e che ne avranno un altro a partire dal 1° gennaio 2024. Per le famiglie che hanno un Isee inferiore a 25 mila euro il “bonus asilo nido” aumenterà di 600 euro annui, mentre per quelle che hanno un Isee tra 25 mila e 40 mila euro l’aumento sarà di 1.100 euro. Il bonus passerà così a 3.600 euro annui. Per chi ha un Isee superiore a 40 mila euro l’importo rimarrà quello attuale, pari a 1.500 euro l’anno. 

La ministra Roccella ha detto che il governo ha reso «sostanzialmente gratuiti dal secondo figlio in poi» con tutta probabilità perché è consapevole del fatto che in alcune città le rette degli asili nido non possono essere interamente coperte con il bonus, come ha di recente mostrato un approfondimento del Sole 24 Ore. In ogni caso nessun automatismo introdurrà la gratuità degli asili nido.

Va poi aggiunto che esiste un limite di spesa per l’erogazione del bonus. Nel disegno di legge di Bilancio per il 2024 il governo ha proposto di portare dal 2024 in poi a oltre 800 milioni di euro le risorse per finanziare il “bonus asilo nido”. Come spiega un dossier del Senato, nel caso in cui dovessero esserci scostamenti rispetto ai limiti di spesa, l’Inps non prenderà più in esame nuove domande. In questo caso il governo potrebbe intervenire per rimodulare il valore del bonus.

Sullo sfondo resta comunque un problema cronico del nostro Paese, nonostante i miglioramenti degli ultimi anni. Secondo Istat, in Italia la percentuale di copertura dei posti negli asili nido rispetto ai residenti tra 0 e due anni di età è pari al 27,2 per cento, con grandi differenze tra le varie aree geografiche. Nelle regioni del Sud questa percentuale è intorno al 15 per cento.

Il verdetto

Secondo Eugenia Roccella il governo Meloni ha reso gli asili nido «sostanzialmente gratuiti dal secondo figlio in poi». Abbiamo verificato e la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità la fa troppo semplice.

Il governo vuole portare fino a 3.600 euro il valore del bonus per le famiglie con un Isee fino a 40 mila euro. L’aumento vale per le famiglie che hanno almeno un figlio con meno di 10 anni di età e che ne avranno un altro dal 1° gennaio 2024 in poi. Quindi non tutte le famiglie con almeno due figli ne potranno beneficiare.

Restano poi due problemi: in alcune città il bonus non permette di coprire l’intera retta, mentre in altre gli asili nido sono troppo pochi in rapporto al numero di bambini piccoli.

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