Enrico Letta

Letta ha ragione: «metà» dei rifugiati nell’Ue viene da Afghanistan, Iraq e Siria

«La metà dei rifugiati arrivati in Europa nel decennio scorso provenivano da Afghanistan, Iraq e Siria, le tre guerre sbagliate dell’Occidente»

Pubblicato: 17 ago 2021
Data origine: 16 ago 2021
Macroarea esteri

Il 16 agosto, in un’intervista con La Repubblica, il segretario del Partito democratico Enrico Letta ha commentato la situazione in Afghanistan, tornato nelle mani dei talebani. Tra le altre cose, Letta si è concentrato sulla questione umanitaria, dicendo che nello scorso decennio «la metà dei rifugiati arrivati in Europa» è arrivata dall’Afghanistan, dall’Iraq e dalla Siria.

Secondo il segretario del Pd, in questi Paesi si sarebbero combattute «le tre guerre sbagliate dell’Occidente», ma è bene sottolineare che si tratta di conflitti diversi tra loro. Infatti, mentre in Afghanistan e Iraq gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno attuato operazioni di invasione e di occupazione, in Siria l’intervento occidentale è stato più indiretto o per lo meno non ha incluso un’invasione via terra, all’interno di una guerra civile che coinvolge il dittatore Bashar al-Assad, le forze ribelli siriane e l’autoproclamato Stato islamico (l’Isis), insieme a molti altri attori.

Al di là di questa osservazione, il dato sui rifugiati è corretto? Abbiamo verificato e Letta riporta una percentuale sostanzialmente giusta.

Quanti rifugiati ha accolto l’Ue negli ultimi 10 anni

Secondo i dati Eurostat, tra il 2011 e il 2020 i Paesi membri dell’Unione europea hanno ricevuto nel complesso oltre 6 milioni e 885 mila richieste di asilo [1]. Di queste, circa 529 mila provenivano dall’Afghanistan, quasi 467.600 dall’Iraq e circa un milione e 250 mila dalla Siria. Stiamo parlando dunque di quasi 2 milioni e 247 mila richieste di asilo provenienti dai tre Paesi citati da Letta, un numero pari a circa il 38 per cento di tutte le richieste arrivate nello scorso decennio.

Nella sua intervista il segretario del Partito democratico ha però fatto riferimento a qualcosa di più specifico rispetto alle richieste di asilo, ossia ai «rifugiati». Come abbiamo spiegato più volte in passato, lo status di rifugiato è previsto dalla Convenzione di Ginevra del 1951 e viene riconosciuto a un cittadino straniero che corre il rischio, nel suo Paese di origine, di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, per l’appartenenza a un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche. In Italia, e nell’Ue, è una delle tre forme di protezione che può essere concessa a un richiedente asilo, insieme alla protezione sussidiaria e alla protezione per motivi umanitari (di fatto abrogata con il primo “decreto Sicurezza” di Matteo Salvini del 2018 e poi parzialmente reintrodotta nel 2020 dal governo Pd-M5s).

Secondo i dati Eurostat, tra il 2011 e il 2020 l’Ue ha concesso lo status di rifugiato, in totale, a oltre un milione e 376 mila persone. Tra queste, oltre 99 mila provenivano dall’Afghanistan, quasi 145 mila dall’Iraq e quasi 574 mila dalla Siria. Queste tre nazionalità messe insieme rappresentano dunque circa il 59 per cento dei rifugiati ufficialmente riconosciuti dall’Ue nello scorso decennio, una percentuale un po’ più alta della «metà» arrotondata per difetto da Letta.

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Grafico 1. Rifugiati riconosciuti dall'Ue tra il 2011 e il 2020 – Fonte: Eurostat

In valori assoluti, tra il 2011 e il 2020 la Germania è stato il Paese dell’Ue che ha accolto più rifugiati di tutti (oltre 701 mila, più della metà di tutti i rifugiati riconosciuti dall’Ue), in particolare dai tre Paesi in conflitto visti finora. La Germania ha infatti accolto il 68 per cento circa dei siriani che hanno ricevuto lo status di rifugiato (quasi 390 mila), il 68 per cento degli iracheni (quasi 99 mila) e il 44 per cento circa degli afghani (circa 44 mila).

L’Italia, nel complesso, ha invece riconosciuto lo status di rifugiato a oltre 46 mila persone nello scorso decennio (poco oltre il 3 per cento sul totale dell’Ue). Nello specifico ha riconosciuto come rifugiati oltre 2.600 afghani (il 2,7 per cento sul totale Ue) , circa 1.700 iracheni (l’1,2 per cento sul totale Ue) e poco più di 3.500 siriani (lo 0,7 per cento sul totale Ue). Questi numeri sono spiegati per lo più dal fatto che l’immigrazione nel nostro Paese arriva per la gran parte dal Nordafrica e non dall’Asia, continente di origine dei siriani, degli iracheni e degli afghani.

Il verdetto

Secondo Enrico Letta, «la metà dei rifugiati arrivati in Europa nel decennio scorso provenivano da Afghanistan, Iraq e Siria». Abbiamo verificato che cosa dicono i dati Eurostat e il segretario del Partito democratico riporta una statistica sostanzialmente corretta, anche se arrotondata un po’ per difetto.

Tra il 2011 e il 2020, i Paesi membri dell’Unione europea hanno assegnato lo status di rifugiato a oltre un milione e 376 mila persone. Di queste, circa il 59 per cento aveva una tra le nazionalità afghane (99 mila), irachena (quasi 145 mila) e siriana (quasi 574 mila).

In conclusione, Letta si merita un “Vero”.

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[1] Fino al 2019 sono conteggiati anche i dati del Regno Unito, uscito ufficialmente dall’Ue il 31 gennaio 2020.

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