Matteo Renzi

No, i turisti americani non sono «il mercato principale» per l’Italia

«Bisogna sbloccare i turisti americani, che sono il nostro mercato principale»

Pubblicato: 01 giu 2021
Data origine: 31 mag 2021
Macroarea economia

Il 31 maggio il leader di Italia Viva Matteo Renzi, nella newsletter pubblicata sul suo sito, ha commentato l’andamento positivo del processo di riaperture in Italia dopo il lungo periodo di stop causato dalla pandemia di nuovo coronavirus, tuttora in corso. Renzi in particolare ha detto che per ripartire realmente è necessario far tornare nel nostro Paese i turisti americani, che sono «il nostro mercato principale».

Non è la prima volta che il leader di Iv propone questo dato. Già il 18 maggio scorso, ospite a Porta a porta su Rai1, Renzi aveva detto (min. 15:45): «Dobbiamo far venire [i turisti] americani» i quali valgono «più di tutti gli altri messi insieme, compresi quelli europei».

Come già spiegato in altre analisi, il turismo è senza dubbio una risorsa importante per l’Italia e uno dei settori colpiti in modo più pesante dalla pandemia. Solo per fare un esempio, nei primi nove mesi del 2020 i turisti stranieri sono diminuiti del 68,6 per cento, secondo i dati Istat.

Ma davvero gli americani sono i principali visitatori del nostro Paese, e spendono più di tutti i turisti europei messi insieme? Abbiamo verificato e le cose non stanno così: i turisti provenienti dagli Stati Uniti non rappresentano il «principale mercato» per l’Italia e non valgono più degli europei, né per quanto riguarda il numero di visitatori né per il numero di notti passati in Italia, e neanche in base alla spesa effettuata. Vediamo i dettagli.

Quanti sono i turisti americani

Il primo parametro a cui possiamo guardare è il numero di turisti che ogni anno arrivano in Italia dall’estero. Secondo un report pubblicato a giugno 2020 dalla Banca d’Italia, nel 2019 – quindi prima dell’arrivo della pandemia e dei blocchi forzati agli spostamenti – 96,2 milioni di turisti da tutto il mondo hanno visitato l’Italia. Tra i 10 Paesi principali per flusso di arrivi il primo era la Germania: due anni fa sono entrati nel nostro Paese 16,2 milioni di turisti tedeschi, di cui 14 milioni hanno passato almeno una notte in Italia.

La distinzione tra veri e propri turisti “pernottanti” (coloro che hanno speso almeno una notte nel Paese di destinazione) ed “escursionisti” (i turisti di passaggio, che invece non si fermano nemmeno una notte) è particolarmente rilevante soprattutto per i Paesi che confinano con l’Italia o possono raggiungerla in tempi relativamente rapidi, i cui residenti potrebbero quindi entrare e uscire dal nostro Paese in giornata. Ciò succede per esempio con la maggior parte dei visitatori svizzeri. Nel 2019 la Svizzera era il secondo Paese per numero complessivo di arrivi, ma sesto (su dieci, a pari merito però con la Spagna) per numero di turisti pernottanti.

Al contrario gli Stati Uniti si posizionavano al sesto posto per numero di arrivi (4,4 milioni), e al quinto se consideriamo soltanto coloro che hanno pernottato nel nostro Paese (3,9 milioni).

Inoltre, nel 2019 le persone arrivate complessivamente in Italia dall’area euro erano 52,3 milioni e i pernottanti 35,7 milioni. I numeri dei turisti in arrivo dall’America settentrionale, quindi dagli Stati Uniti e dal Canada, si fermavano rispettivamente a 5,7 e 5,1 milioni. Non erano quindi il «nostro principale mercato» e, almeno in base al numero di presenze, non valevano «più di tutti gli altri messi insieme» come sostenuto da Renzi.

Nel 2020 l’Istat ha pubblicato i dati relativi agli ingressi turistici registrati dall’Italia nei primi nove mesi del 2020, i quali però sono stati pesantemente influenzati dalla pandemia di Covid-19. Anche a causa delle diverse restrizioni agli spostamenti imposte dai governi nazionali e dalle istituzioni internazionali, come l’Unione europea, è impossibile fare un confronto equo con gli anni precedenti.

Il secondo parametro che possiamo considerare, e a cui abbiamo già accennato, riguarda il numero di notti passate nel nostro Paese.

Le notti spese in Italia

Secondo i dati Istat, nel 2019 i turisti americani hanno passato in Italia un totale di 16 milioni di notti: il 7,4 per cento del totale. Il Paese era secondo in classifica, superato di gran lunga dalla Germania che, con quasi 59 milioni di notti – più di un quarto del totale complessivo –, si poneva saldamente al primo posto [1].

Al terzo posto troviamo i turisti francesi, che hanno passato 14 milioni di notti in Italia nel 2019 (il 6,3 per cento del totale), seguiti a breve distanza dai britannici (6,2 per cento).

Nei dieci anni precedenti (qui i dati 2009-2012, e qui 2013-2016) i tedeschi hanno sempre rappresentato il gruppo più corposo di visitatori nel nostro Paese per numero di notti spese, con un picco del 29,6 per cento nel 2009. Gli Stati Uniti invece si sono più volte ritrovati terzi e anche quarti, seppur di poco, dietro ad altri Paesi europei come la Francia nel 2013 o il Regno Unito nel 2016. Non sono comunque mai stati primi.

Infine, vediamo quanto spendono i turisti americani rispetto a quelli europei quando visitano l’Italia.

Quanto spendono gli americani

Anche in questo caso le informazioni sono fornite dalla Banca d’Italia, ma si tratta di stime: la spesa di ogni Paese è calcolata sommando le spese dei pernottanti (calcolate come prodotto tra il numero di viaggiatori, il numero medio di notti passate in Italia e l’importo medio speso per notte) e di “escursionisti”, cioè coloro che sono entrati nel Paese ma senza fermarsi (calcolato invece come prodotto del numero di escursionisti e la loro spesa media giornaliera).

I risultati ottenuti ricalcano la classifica relativa al numero di visitatori che hanno speso almeno una notte in Italia. Nel 2019 infatti i tedeschi sono stati i turisti che complessivamente – considerando quindi sia quelli pernottanti che quelli di passaggio – hanno speso di più nel nostro Paese: 7,6 miliardi di euro, il 17,2 per cento del totale.

Al secondo posto gli americani, con 5,5 miliardi di euro (12,5 per cento), seguiti da Francia (9,9 per cento) e Regno Unito (8,6 per cento). L’ordine rimane invariato nel 2018 e nel 2017.

Per quanto riguarda i valori del blocco europeo, nel 2019 i visitatori dell’area euro hanno speso 19,2 miliardi di euro per i loro viaggi in Italia, mentre quelli in arrivo dal Nord America 7,5 miliardi.

Il verdetto

Il 31 maggio Matteo Renzi ha scritto nella sua newsletter che i visitatori americani rappresentano il «mercato principale» per il nostro Paese da un punto di vista turistico. Qualche settimana prima, il 18 maggio, ospite a Porta a porta su Rai1 il leader di Italia Viva aveva affermato che i turisti americani «valgono più di tutti gli altri messi insieme, compresi quelli europei».

Abbiamo controllato, e Renzi sbaglia. Negli ultimi anni infatti i turisti tedeschi sono stati i più numerosi in Italia, quelli che hanno passato il maggior numero di notti nel nostro Paese e anche coloro che hanno speso di più. I numeri complessivi registrati dai Paesi dell’area euro, inoltre, superano notevolmente i valori americani in tutti e tre i parametri considerati.

Per Renzi quindi un Nì.

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[1] Al secondo posto della classifica stilata dall’Istat si posizionerebbe la categoria indicata come “altri Paesi extra-europei” che include tutti gli Stati che non fanne parte dell’Unione tranne Australia, Brasile, Canada, Cina, Giappone e Stati Uniti. Comprensibilmente però questo macrogruppo – i cui turisti hanno speso 17 milioni di notti in Italia, il 7,9 per cento del totale – include centinaia di Stati, e in nessun caso i suoi residenti hanno soggiornato in Italia più a lungo di quelli dei Paesi espressamente citati.

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