Matteo Salvini

Davvero il turismo è una delle «risorse principali» dell’Italia?

«L’Italia è un Paese stupendo che ha nel turismo una delle risorse principali». (min 15:07)

Pubblicato: 16 lug 2019
Data origine: 12 lug 2019
Macroarea economia

Il 12 luglio, ospite di Radio Anch’io su Rai Radio1, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha dichiarato (min. 15:07) che «l’Italia è un Paese stupendo che ha nel turismo una delle risorse principali».

Ma è davvero così? Sembrerebbe un luogo comune, e come molti luoghi comuni ha bisogno di essere verificato con i dati per vedere se è vero.

Quanto pesa il turismo sul Pil e sull’occupazione

Per verificare il peso del turismo sull’economia italiana, cerchiamo prima di tutto di capire quale sia il contributo delle attività turistiche in termini di Pil generato e di occupazione.

Per farlo utilizzeremo i dati raccolti dalla Banca d'Italia in uno studio recente (dicembre 2018) intitolato “Turismo in Italia. Numeri e potenziale di sviluppo”. In questo documento si legge che «nel 2015 [...] in Italia le attività connesse al turismo producevano un valore aggiunto di 88 miliardi di euro, pari al 5,9 per cento del Pil totale».

Quasi un terzo di questi 88 miliardi sono attribuibili alle spese legate all’acquisto e alla gestione delle seconde case per motivi turistici. Seguono poi le attività economiche «dei comparti alberghiero, della ristorazione, dei trasporti e, soprattutto, del commercio al dettaglio».

Secondo uno studio pubblicato a marzo 2018 dal World Travel and Tourism Council (Wttc) – un organo che rappresenta il settore privato turistico a livello mondiale – nel 2017 l’impatto economico diretto (dato dalla spesa dei turisti) in Italia del settore viaggi e turismo era invece pari al 5,5 per cento del Pil e al 6,5 per cento dell’occupazione.

Ai contributi diretti si aggiungono poi quelli indiretti (dati principalmente dagli investimenti dell’industria turistica) e indotti (relativi alle spese delle persone occupate nel settore turistico) generati dal turismo.

Se teniamo conto anche di queste due componenti, nel 2017 il Wttc stima che il contributo totale del turismo in Italia era pari al 13 per cento del Pil e al 14,7 per cento dell’occupazione totale (con 3,39 milioni di persone impiegate tra turismo e indotto su un totale di circa 23 milioni di occupati [1]).

Un dato che, secondo le stime del Wttc, è destinato a crescere nel 2018 (+1,4 per cento) e nel decennio successivo (+1,3 per cento annuo fino al 2028).

Un paragone complicato

Abbiamo visto che, secondo il Wttc, circa un ottavo del Pil italiano è il risultato di attività legate direttamente o indirettamente al turismo e ai viaggi.

Ma il contributo al Pil di altri settori (come, per esempio, quello manifatturiero, agricolo o edile) è inferiore o superiore a quello del turismo? Rispondere a questa domanda non è per nulla facile.

Come spiega la Banca d’Italia nel suo rapporto, non esiste un settore “turismo” definibile in senso stretto perché «i servizi turistici fanno capo a un complesso di attività eterogenee, difficilmente circoscrivibili per mezzo delle tradizionali classificazioni settoriali». Per questa ragione, la Banca d'Italia si rifà al Conto satellite del turismo, una metodologia utilizzata dall'Istat che «integra in un quadro coerente informazioni sulla domanda e sull’offerta turistica» integrando «le informazioni sul turismo derivanti da diverse fonti».

In altre parole, per capire l’impatto del turismo l’Istat stima quanto della produzione di altri settori (come, per esempio, la ristorazione) sia imputabile o meno alle spese effettuate dai turisti in Italia.

Allo stesso tempo, per le altre componenti del Pil non viene detto di preciso quanto della produzione di questi settori sia legato ad attività che non hanno a che fare con il turismo. Il rischio diventa perciò quello di contare due volte la stessa operazione: una volta quando si guarda al turismo, una seconda volta quando si guarda invece ad un altro settore.

E il resto del mondo?

Sebbene non sia possibile capire quanto valgono le altre componenti del Pil rispetto al turismo, possiamo confrontare il dato italiano con quelli di altri Paesi per vedere se il nostro Paese gode di un apporto turistico al Pil e all’occupazione superiore alla media.

Secondo le stime del Wttc, nel 2017 il nostro Paese con il 5,5 per cento si posizionava in 54° posizione al mondo per il contributo diretto che il turismo ha in percentuale al Pil.

Se si guarda invece al contributo totale (diretto, indiretto e indotto) il nostro Paese si è classificato 64° al mondo nel 2017, con un contributo totale del turismo sul Pil pari al 13 per cento.

Questo faceva sì che l’Italia superasse sia la media dei Paesi Ue (3,9 per cento) sia la media mondiale (che nel 2017 era pari al 3,2 per cento del Pil globale).

Nonostante il 64° posto, il contributo totale del turismo sul Pil italiano ha permesso che il nostro Paese si aggiudicasse una posizione migliore rispetto ad alcune delle principali economie mondiali (come, ad esempio, Cina, India, Stati Uniti, Giappone, Canada, Australia e Corea del Sud). Il nostro Paese veniva così superato per la maggior parte da economie di piccole dimensioni (come, ad esempio, Aruba, Bahamas, Maldive, Bermuda, Granada) per le quali il turismo costituisce la principale fonte di ricchezza nazionale.

Anche la Banca d’Italia ha riportato questo dato, ricordando inoltre che il settore turistico ha raggiunto nel 2017 «un peso economico comparabile al dato della Spagna e superiore a quello di Francia e Germania» ed è secondo solamente a quello di Grecia e Portogallo, che ci superano però grazie «alla debolezza degli altri comparti produttivi».

Grafico: Contributo diretto e totale del turismo rispetto al Pil e all’occupazione per alcuni Paesi (2017) – Fonte: Banca d’Italia

Se utilizziamo invece i dati per il 2018 riguardanti tutti i Paesi del mondo, scopriamo poi che, con 275 miliardi di dollari, l’Italia era il sesto Paese per contributo assoluto (diretto, indiretto e indotto) del turismo e dei viaggi al Pil.

Ci precedevano solamente Stati Uniti (1.595 miliardi di dollari), Cina (1.509 miliardi), Giappone (368 miliardi), Germania (345 miliardi) e Regno Unito (311 miliardi). Tutti Paesi, a parte il Regno Unito, nettamente più popolosi dell’Italia.

Tabella: Classifica dei Paesi per contributo assoluto al Pil di turismo e viaggi (2018) – Fonte: World Travel and Tourism Council

In termini relativi, invece, nel 2018 l’impatto economico totale del turismo in rapporto al Pil (13,2 per cento) era superiore a quello della media europea (10,1 e 11,6 per cento) e della media mondiale (10,4 e 10 per cento). Con questo dato ci classificavamo inoltre in 11° posizione tra la lista dei primi 40 Paesi al mondo per ammontare del contributo turistico all’economia nazionale, e primi tra i Paesi del G7.

Tiriamo le somme

I dati del Wttc, riportati anche dalla Banca d’Italia, mostrano che l’Italia supera la media europea e quella Ocse per l’apporto del turismo al Pil e all’occupazione.

Sebbene poi non esistano comparazioni tra il contributo al Pil del turismo e quello degli altri settori, la stessa Banca d’Italia ricorda in più occasioni (come riportato qui, qui e qui) la rilevanza delle attività turistiche per l’economia italiana e la tradizionale specializzazione che il nostro Paese ha in questo settore.

Questi elementi sembrano quindi confermare l’importanza del turismo per l’economia italiana.

Il verdetto

Il leader della Lega Matteo Salvini ha dichiarato che il turismo è una delle principali risorse italiane.

Alla luce di quanto riportato dalla Banca d’Italia e dal World Travel and Tourism Council, il ministro dell’Interno sembra avere ragione.

Infatti, l’Italia supera la media dei Paesi europei e del mondo per l’apporto del turismo al Pil e all’occupazione, piazzandosi inoltre nelle prime posizioni in termini assoluti e relativi.

In conclusione, Salvini merita un “Vero”.


[1] Seleziona periodo > Seleziona il periodo > Annuale > 2017

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