Nicola Danti

No, Draghi non vale già «un miliardo» di risparmi con lo spread

«Un calo [dello spread] che secondo le stime vale già per quest’anno un risparmio di un miliardo di euro per le casse dello Stato»

Pubblicato: 08 feb 2021
Data origine: 05 feb 2021
Macroarea economia

Il 5 febbraio l’europarlamentare Nicola Danti, ex Pd oggi a Italia viva, ha scritto su Facebook che il calo dello spread registrato negli ultimi giorni con l’incarico di governo dato a Mario Draghi varrebbe già per il 2021 «un risparmio di un miliardo di euro per le casse dello Stato». Il post di Danti è stato condiviso anche dalla pagina Facebook ufficiale di Italia viva e riporta, in parte, il titolo di un articolo del Messaggero.

È vero che nelle ultime ore lo spread sta calando particolarmente (anche se nel complesso è in discesa da mesi), ma la dichiarazione di Danti è fuorviante. Dà infatti per certo quello che in realtà è un risparmio, per ora, soltanto ipotetico. Vediamo nel dettaglio il perché.

Che cos’è lo spread, in breve

Come abbiamo spiegato in passato, lo spread è un indicatore con cui comunemente in Italia si fa riferimento alla differenza tra il rendimento dei titoli di Stato italiani con scadenza a 10 anni (i Btp) e quello dei corrispettivi tedeschi (i Bund). Detta in parole semplici, il rendimento di un titolo è quanto lo Stato promette di dare in cambio a un investitore che vuole finanziargli il suo debito pubblico.

In questo caso la Germania viene presa come metro di paragone perché da anni è considerata l’economia più solida a livello europeo. È importante sottolineare che lo spread ha dunque un valore relativo: può infatti calare sia quando il rendimento del Bund a dieci anni sale (e il Btp resta stabile) sia quando il rendimento del Btp a dieci anni scende (e il Bund resta stabile).

I meccanismi di funzionamento dei mercati dei titoli di Stato sono complicati, ma qui il principio da tenere a mente è il seguente: un eventuale aumento della forbice tra Btp e Bund viene di norma interpretato come un peggioramento della fiducia nei titoli di Stato italiano da parte degli investitori, che chiedono più soldi per finanziare il nostro debito pubblico. Viceversa, un calo dello spread viene generalmente inteso come un aumento di fiducia, con un conseguente calo dei rendimenti e un risparmio per lo Stato.

Lo spread è in calo... ma ormai da mesi

Prima di quantificare di quali soldi stiamo parlando, vediamo qual è stato l’andamento recente dello spread.

Il 3 febbraio – giorno in cui Draghi ha accettato l’incarico di provare a formare un nuovo governo – lo spread si è attestato intorno ai 103 punti base. Tradotto: la differenza tra i rendimenti dei Btp e i Bund era di poco superiore all’1 per cento. Il 5 febbraio – giorno della dichiarazione dell’europarlamentare Danti – lo spread è sceso intorno ai 98 punti base (Grafico 1).

Grafico 1. Andamento dello spread nell’ultima settimana – Fonte: Il Sole 24 ore

Era da marzo 2015, con il governo Renzi, che il differenziale tra Btp e Bund non scendeva sotto quota 100, ma il calo dello spread non è una novità degli ultimi giorni, anzi (Grafico 2). Dopo aver superato i 300 punti base a marzo 2020 – in concomitanza con l’inizio del lockdown – negli ultimi mesi lo spread ha iniziato una continua discesa, merito soprattutto dell’avvio da parte della Banca centrale europea del Pandemic emergency purchase programme (Pepp), un piano straordinario di acquisto dei titoli di Stato per un totale di 1.850 miliardi di euro.

Grafico 2. Andamento dello spread nell’ultimo anno – Fonte: Il Sole 24 Ore

Negli ultimi giorni lo spread è diminuito in particolare per il calo dei rendimenti dei Btp italiani, mentre quello dei Bund tedeschi è salito (pur rimanendo con il segno negativo).

Forse si risparmierà, ma è presto per dirlo

Da dove viene il miliardo di risparmi rivendicato da Danti grazie al calo dello spread registrato con Draghi incaricato premier? Come correttamente indicato dall’europarlamentare, si tratta di una stima, ma che non fa riferimento a un risparmio effettivo, ossia già concretizzato, ma piuttosto a un risparmio ipotetico, basato su alcune assunzioni teoriche.

Il 5 febbraio l’agenzia stampa Ansa ha infatti pubblicato un calcolo dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani (Ocpi) dell’Università Cattolica di Milano, diretto dall’economista Carlo Cottarelli, che ha confrontato due scenari ipotetici.

Da un lato l’Ocpi ha calcolato quanto sarebbe costato all’Italia rinnovare i Btp che vanno in scadenza nel 2020 se il loro rendimento fosse rimasto quello registrato a metà gennaio, oltre lo 0,7 per cento, durante il picco della crisi di governo (Grafico 3). Dall’altro lato ha calcolato quale sarebbe il costo per il rinnovo dei Btp italiani nel 2020 se per tutto quest’anno il loro rendimento rimanesse intorno allo 0,5 per cento, percentuale che ha consentito allo spread di scendere sotto i 100 punti base.

Grafico 3. Andamento del rendimento dei Btp italiani a 10 anni negli ultimi 6 mesi – Fonte: Il Sole 24 Ore

Secondo le stime dell’Ocpi, la differenza tra questi due scenari è di un risparmio di un miliardo di euro. Ma come è evidente dalla spiegazione vista sopra, si tratta di un risparmio del tutto teorico per le casse dello Stato e ottenuto prendendo due date abbastanza arbitrarie, distanti tra loro solo per pochi giorni.

È impossibile infatti sapere che cosa succederà nelle prossime settimane: nulla vieta di immaginare che con un eventuale governo Draghi questi risparmi possano crescere ancora, oppure annullarsi durante l’anno, per una eventuale nuova crisi. Inoltre, un calo sotto quota 100 sarebbe magari potuto essere ottenuto anche con un eventuale terzo governo Conte, visto l’andamento degli ultimi mesi.

In sostanza, dare per certo un risparmio che ad oggi è solo teorico – come fa Danti – è un messaggio fuorviante. Discorso analogo vale anche per le altre stime in circolazione, che vanno prese con molta cautela.

Curiosità: già a inizio gennaio di quest’anno alcuni quotidiani, come La Repubblica, avevano stimato risparmi per il 2021 di circa 2 miliardi di euro, visto il continuo calo dello spread, quando però al governo c’era ancora la maggioranza M5s-Pd-Leu-Iv, seppure già in agitazione.

Ricordiamo che per lo scorso anno – nonostante il forte aumento del debito pubblico causato dalla crisi – le stime governative parlano di una spesa sugli interessi del debito di circa 2 miliardi di euro inferiore ai quasi 60,4 miliardi impiegati nel 2019 (la cifra più bassa dal 1989). Questo, come abbiamo visto prima, è merito del continuo calo registrato negli ultimi mesi dei rendimenti dei titoli di Stato italiani.

Ricapitolando: un calo di rendimento dei Btp italiani e dello spread è un buon segnale, ma non bisogna né esagerare con l’entusiasmo nel quantificare risparmi sicuri lungo i prossimi mesi né individuare legami di causa-effetto certi con le vicende del governo.

– Leggi anche: Gli interessi sul debito ci sono costati 185 milioni al giorno dal 1980 ad oggi

Il verdetto

Secondo l’europarlamentare di Italia viva Nicola Danti, il calo dello spread registrato nelle ultime ore con Draghi incaricato premier «vale già per quest’anno un risparmio di un miliardo di euro per le casse dello Stato».

Questa dichiarazione è però parecchio fuorviante, perché sembra dare per certo un risparmio che al momento è soltanto ipotetico e basato su alcuni assunti teorici.

Dall’incarico a Draghi, è vero che lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è sceso sotto quota 100, grazie soprattutto al calo di rendimento dei primi. Ma un calo generale dello spread è in corso da diversi mesi, nonostante un leggero rialzo durante la crisi di governo.

Il “miliardo di euro di risparmi” proviene da un calcolo fatto dall’Osservatorio sui conti pubblici italiani, che ha confrontato due scenari ipotetici: da un lato quanto sarebbe costato allo Stato rinnovare i Btp in scadenza con il rendimento di metà gennaio, dall’altro lato con quello registrato durante le consultazioni di Draghi.

Questo non significa però che i risparmi siano già stati effettivi: bisognerà attendere la fine dell’anno per quantificare con precisione quanto dovrà sborsare di meno lo Stato, se davvero i costi di finanziamento sui mercati resteranno stabili. In dodici mesi possono succedere davvero molte cose, in Italia e fuori dall’Italia.

In conclusione, Danti si merita un “Pinocchio andante”.

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