Andrea Cangini

No, la Turchia non finanzia metà delle moschee francesi

«Immagino che il presidente del Consiglio italiano sia al corrente del fatto che la Turchia finanzia il 50% delle moschee francesi, molte delle quali secondo i servizi di sicurezza di Parigi fomentano l’estremismo islamico».

Pubblicato: 02 nov 2020
Data origine: 29 ott 2020
Macroarea esteri

Il 29 ottobre, il senatore di Forza Italia Andrea Cangini ha criticato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte per aver sì denunciato il «vile attacco» terroristico di Nizza, ma «dopo aver taciuto sulla violenta accusa di voler sterminare gli islamici francesi» mossa dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan al presidente francese Emmanuel Macron. Nello stesso post, il senatore forzista ha poi scritto che proprio la Turchia guidata da Erdogan «finanzia il 50 per cento delle moschee francesi».

Grazie all’aiuto dei colleghi turchi del progetto di fact-checking Teyit, dell’agenzia stampa francese Afp e del giornalista di Le Monde William Audureau abbiamo scoperto che questo dato è sbagliato e probabilmente nasce dal fraintendimento di un altro numero, relativo agli imam turchi presenti in Francia e non al finanziamento delle moschee.

Andiamo con ordine e vediamo come si è arrivati a questa cifra errata.

Il rapporto del Senato francese

Contattati da Pagella Politica, i colleghi francesi Rémi Banet dell’agenzia di stampa Afp e William Audureau di Le Monde hanno indicato un rapporto sull’Islam in Francia come probabile punto di partenza “francese” per la nostra ricerca sul dato. Il documento risale al 6 luglio 2016 ed è il prodotto di una commissione parlamentare su alcuni aspetti dell’Islam francese, tra cui anche le fonti di finanziamento dei luoghi di culto.

Nel dossier si riporta che i fondi delle moschee francesi derivassero principalmente dalle donazioni dei fedeli, come avviene peraltro anche per i luoghi di culto cattolici. Allo stesso tempo, gli autori della ricerca hanno sottolineato la difficoltà di tracciare con certezza i flussi di denaro dei luoghi di culto islamici, spesso basati sull’utilizzo dei contanti.

Nella sezione del rapporto dedicata ai fondi dall’estero veniva quindi specificato che «il ruolo degli Stati stranieri nel finanziamento della costruzione e della manutenzione delle moschee è marginale rispetto al finanziamento della comunità stessa». La specificità della Turchia, leggiamo nel documento, «sta in ultima analisi proprio nel fatto che controlla i luoghi di culto “turchi”, anche senza inviare fondi, attraverso l’organizzazione Ditib». Come ci è stato spiegato anche dai colleghi turchi di Teyit, la Ditib (sigla per il turco Diyanet İşleri Türk İslam Birliği), ossia l’Unione islamica turca per gli affari religiosi, è un’istituzione che gestisce un numero significativo di moschee in Germania e alcune in Francia.

Secondo i colleghi turchi, non è possibile sapere quante siano esattamente le moschee francesi affiliate alla Ditib, ma è improbabile che si tratti della metà dei luoghi di culto islamici nel Paese. Abbiamo contattato anche noi l’Unione islamica turca per gli affari religiosi per chiedere maggiori informazioni sui luoghi di culto francesi che ricevono sostegno dalla Turchia, ma non abbiamo ricevuto risposta.

Gli “imam distaccati” in Francia

Un documento ufficiale francese conclude insomma che l’apporto del finanziamento straniero in Francia è «marginale». Ma il rapporto del Senato francese del 2016 evidenziava un altro fenomeno rilevante: «La Turchia ha scelto di contribuire al funzionamento delle moschee attraverso l’invio di imam, piuttosto che con sovvenzioni destinate alle associazioni religiose».

Proprio dal dato sugli imam turchi in Francia – peraltro risalente a quattro anni fa, come abbiamo visto – è probabile che si sia generata l’informazione errata sulle moschee francesi finanziate dalla Turchia. Vediamo perché.

L’indagine del Senato francese dedicava un capitolo agli imam, i ministri del culto islamico. Una parte degli imam in Francia sono «imam détachés», imam distaccati, ovvero «stranieri, finanziati dall’estero, con la procedura dei funzionari distaccati e nell’ambito di accordi bilaterali». In altri termini, il governo francese accoglie – in collaborazione con lo Stato da cui provengono – un certo numero di imam dall’estero regolarmente autorizzati. Questi imam sono ammessi in territorio francese con diversi status, talvolta come insegnanti della lingua e cultura di origine o come «assistenti sociali», nel caso della Turchia in particolare.

Secondo i dati del dossier, nel 2016 in Francia erano presenti 151 «imam détachés» provenienti dalla Turchia, 120 dall’Algeria e 30 dal Marocco. Quattro anni fa, quindi, il 50 per cento degli imam distaccati in territorio francese proveniva – e veniva quindi finanziato – dalla Turchia.

Ecco quindi il dato distorto: è corretto dire che il 50 per cento degli imam distaccati in Francia sia sostenuto economicamente dalla Turchia, ma questo non significa affatto che lo siano il 50 per cento delle moschee. La categoria degli «imam distaccati» rappresenta infatti una minoranza del totale dei ministri del culto islamico. Come abbiamo visto, nel 2016 erano infatti 300 su un totale – come riporta il documento del Senato francese – di più di 2.500 moschee in Francia. Nelle stragrande maggioranza delle moschee francesi le funzioni vengono quindi celebrate da imam che non c’entrano con il programma di sostegno da parte di Stati stranieri.

Come si è arrivati, in questi giorni, alla distorsione di un dato risalente al 2016? Con l’aiuto dei nostri colleghi francesi abbiamo ricostruito anche quest’ultimo passaggio della vicenda.

Dagli imam alle moschee

William Audureau, giornalista del quotidiano Le Monde, ci ha aiutato a ricostruire come si possa essere generata la confusione sul numero di moschee finanziata dalla Turchia in Francia.

Il 26 ottobre, l’europarlamentare Bernard Guetta (Renew Europe) ha detto in un’intervista televisiva che la metà degli imam stranieri operativi in Francia viene dalla Turchia. Come abbiamo visto, il dato si riferisce al numero degli «imam distaccati» presenti in territorio francese, frutto di accordi bilaterali tra alcuni Paesi e la Francia: 151 di questi erano turchi a luglio 2016. La metà del totale di imam inviati e stipendiati da altri Paesi, ovvero 300 imam su 2.500 moschee francesi. Definirli genericamente “imam stranieri” potrebbe però aver contribuito a rendere meno chiaro il concetto. In alcuni tweet, infatti, l’europarlamentare è stato citato in maniera imprecisa e gli è stata attribuita la frase «metà degli imam in Francia viene dalla Turchia».

Una dinamica simile si è verificata con un articolo di giornale. Il settimanale economico francese Challenges ha scritto un editoriale riportando sì le cifre giuste, ma titolando uno dei paragrafi in maniera fuorviante: «La metà degli imam francesi proviene dalla Turchia». In contrasto con il testo, in cui si specifica, correttamente, che «Ankara ha inviato metà dei 300 imam stranieri che predicano» in Francia. Gli imam stranieri, appunto, i 300 «imam distaccati» registrati dal rapporto del Senato francese di luglio 2016.

Anche l’articolo, in alcuni casi, è stato condiviso sui social network riportando la citazione in maniera imprecisa. Come vediamo in questopost su Facebook, in cui l’utente ha presentato l’editoriale scrivendo, ancora una volta, «metà degli imam francesi vengono dalla Turchia».

Credibilmente, secondo Audureau, in questa catena di imprecisioni, la frase – già sbagliata – sulla «metà degli imam francesi provenienti dalla Turchia» potrebbe essere stata travisata ulteriormente, diventando «metà delle moschee francesi viene finanziata dalla Turchia». Come abbiamo dimostrato, una dichiarazione che non trova riscontro.

Andrea Cangini, quindi, potrebbe essere fra quanti hanno frainteso il dato o averlo letto da una fonte che lo riportava in maniera erronea.

Il verdetto

Il senatore di Forza Italia Andrea Cangini ha scritto su Facebook che «la Turchia finanzia il 50 per cento delle moschee francesi». L’informazione non è corretta. Grazie all’aiuto dei colleghi turchi di Teyit, dell’agenzia francese Afp e del giornalista di Le Monde William Audureau, siamo riusciti a ricostruire come si sia arrivati a questa cifra sbagliata.

Secondo un rapporto del Senato francese, a luglio 2016 in Francia erano presenti 301 «imam distaccati», ovvero imam stranieri inviati in Francia e finanziati dal Paese di provenienza sulla base di accordi bilaterali. Di questi 301, quattro anni fa, 151 venivano dalla Turchia, dunque circa il 50 per cento degli «imam détachés». Si tratta comunque di una piccola minoranza sul totale degli imam presenti in Francia, dove le moschee erano più di 2.500 già nel 2016.

Questa informazione è stata citata anche di recente almeno in due circostanze specifiche: in un’intervista televisiva dell’europarlamentare Bernard Guetta e in un editoriale del settimanale Challenges. In entrambi i casi il dato veniva riportato correttamente: «metà degli imam stranieri in Francia proviene dalla Turchia». La frase è stata però travisata diventando, sui social network, «metà degli imam francesi viene dalla Francia». Questa incomprensione, con ogni probabilità, è stata poi mutata ulteriormente nella supposizione «metà delle moschee francesi è finanziata dalla Turchia». Una supposizione sbagliata.

Per quanto sia difficile tracciare i flussi di denaro delle moschee, il rapporto del Senato francese del 2016 sottolineava che il ruolo degli Stati stranieri nel finanziamento della costruzione e della manutenzione delle moschee in Francia fosse marginale rispetto alle donazioni delle comunità di fedeli. Il senatore Cangini dunque merita un “Pinocchio andante”.

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