Giorgia Meloni

Gli errori di Meloni sui migranti e il Regolamento di Dublino

«[Il Regolamento di] Dublino si occupa dei profughi, ossia il 10 per cento del totale dei migranti»

Pubblicato: 01 ott 2020
Data origine: 30 set 2020
Macroarea questioni sociali

Il 30 settembre, in un’intervista con La Stampa, la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha commentato la recente proposta della Commissione europea di riformare il Regolamento di Dublino.

Secondo Meloni, questo del regolamento è un «finto problema», perché riguarda solo i «profughi, ossia il 10 per cento del totale dei migranti». In sostanza, per la leader di Fratelli d’Italia, una modifica del testo non cambierebbe molto la gestione dell’immigrazione in Europa.

Al di là del giudizio politico sull’opportunità o meno di cambiare il Regolamento di Dublino, è vero che quest’ultimo riguarda solo un migrante su dieci? La risposta è no. Vediamo nel dettaglio perché.

Chi riguarda il Regolamento di Dublino

Come abbiamo spiegato in passato, il Regolamento di Dublino – che è in vigore dal 2014 – stabilisce quale sia lo Stato competente per l’esame di una domanda di asilo presentata in uno degli Stati membri dell’Ue. Essendo un regolamento europeo, e dunque un atto legislativo vincolante, deve essere applicato in tutti e 27 i Paesi che fanno parte dell’Unione europea.

A meno che non si verifichino delle condizioni particolari (per esempio, quello del ricongiungimento familiare), Dublino stabilisce che se un richiedente arriva illegalmente in Europa attraverso la frontiera di uno Stato membro, è quest’ultimo il responsabile della gestione della sua domanda di protezione nazionale. È il cosiddetto criterio del “primo ingresso”, che riguarda la grande maggioranza dei casi delle richieste d’asilo.

Non è chiaro a che cosa faccia riferimento Meloni con la parola «profugo», di per sé molto generica. Secondo la Treccani, per esempio, è un profugo chiunque fugga dal proprio Paese a causa di una guerra, per persecuzioni politiche o razziali, o per un disastro naturale.

Dal punto di vista legale, in Europa un richiedente asilo può vedersi riconosciuta o una forma di protezione internazionale, ossia lo status di rifugiato regolato dalla Convenzione di Ginevra o la protezione sussidiaria, oppure una protezione per motivi umanitari. Quest’ultima è regolata a livello nazionale e non è presente in tutti i 27 Paesi Ue (in Italia il primo decreto “Sicurezza” ha di fatto eliminato la protezione umanitaria, sostituendola con diversi permessi per ragioni speciali).

Non è chiaro se quando parla di «profughi», Meloni faccia riferimento solo ai rifugiati o a tutti i migranti che ricevono una forma di protezione. Ma in ogni caso, come abbiamo visto, il Regolamento di Dublino riguarda tutti i richiedenti asilo, e non una categoria in particolare: stabilisce quale Paese è responsabile della presa in carico della loro domanda di protezione.

Le disposizioni contenute nel Regolamento di Dublino hanno nel tempo portato alla luce due grossi problemi. Da un lato, il criterio di “primo ingresso” genera una forte pressione sui sistemi di asilo di un numero ristretto di Stati membri (per esempio l’Italia e la Grecia).

Dall’altro lato, non potendo scegliere il Paese europeo in cui sarà trattata la loro domanda di protezione nazionale, molti richiedenti decidono di spostarsi all’interno dei confini Ue – sono i cosiddetti “movimenti secondari” – per andare in Paesi più “attraenti” degli altri dal punto di vista dell’accoglienza (per esempio la Germania).

Negli ultimi anni ci sono stati diversi tentativi per modificare il Regolamento di Dublino – in particolare per inserire un meccanismo di ricollocamento obbligatorio e stabile di ricollocamento dei richiedenti asilo – ma senza successo. Il 23 settembre, la Commissione europea ha proposto una sua riforma del Regolamento – che come abbiamo scritto ha diversi punti critici anche per l’Italia – ma anche in questo caso il testo riguarda tutti i richiedenti asilo, non solo i rifugiati.

I «profughi» non sono il 10 per cento dei migranti

Veniamo adesso alla frase di Meloni, secondo cui solo un migrante su 10 è un «profugo». Come abbiamo già anticipato, questo termine non ha valenza giuridica, ma sia che si guardi ai dati europei dei soli rifugiati sia a quelli di chi ottiene una forma di protezione, la percentuale indicata dalla leader di Fratelli d’Italia è sbagliata.

Visto che Meloni parla del Regolamento di Dublino, che come detto si applica a tutti i 27 Stati membri, guardiamo ai dati complessivi riferiti all’Unione europea.

Secondo i dati Eurostat più aggiornati, nel 2019 nei 28 Paesi Ue – il Regno Unito è uscito dall’Unione a fine gennaio 2020 – sono state elaborate oltre 569 mila prime richieste di asilo: oltre 121 mila richiedenti hanno ricevuto lo status di rifugiato, numero che sale a oltre 221 mila se si considerano anche le protezioni sussidiarie e quelle date per ragioni umanitarie.

Stiamo parlando rispettivamente del 21,5 per cento (più del doppio di quanto indicato da Meloni) e del 39 per cento di tutte le richieste di protezione .

Nel 2018 queste percentuali erano state del 21 per cento e del 37 per cento; nel 2017 del 22,8 per cento e 45,5 per cento; nel 2016 del 33,1 per cento e del 60,8 per cento; e nel 2015 del 38,5 per cento e del 51,5 per cento.

Dunque, mai negli ultimi cinque anni è successo che i rifugiati o tutti i beneficiari di protezione fossero solo il 10 per cento dei richiedenti, come indicato da Meloni.

L’unica percentuale che si avvicina al 10 per cento indicato da Meloni riguarda i soli rifugiati riconosciuti in Italia lo scorso anno e nei primi mesi di quest’anno. Come abbiamo scritto di recente, infatti, nel 2019 l’11 per cento dei richiedenti asilo in Italia si è visto riconoscere lo status di rifugiato; percentuale che scende leggermente, intorno al 10,5 per cento, per i primi mesi del 2020.

Ma in questo caso stiamo prendendo un dato di una categoria specifica, di un singolo Paese.

Il verdetto

Secondo Giorgia Meloni, voler riformare il Regolamento di Dublino è un «finto problema», dal momento che «si occupa dei profughi, ossia il 10 per cento del totale dei migranti».

Al di là del giudizio politico sull’opportunità o meno di cambiare le regole europee sull’immigrazione, Meloni commette due errori.

Sia che si considerino «profughi» solo i rifugiati oppure tutti i migranti che ricevono una forma di protezione, è sbagliato dire che il Regolamento di Dublino riguarda una categoria specifica: riguarda tutti i richiedenti asilo.

In secondo luogo, non è vero che i «profughi» – siano essi rifugiati o richiedenti che ottengono una protezione – corrispondono al 10 per cento di tutti i migranti. Nel 2019, per esempio, il 21,5 per cento dei richiedenti asilo nei 27 Paesi Ue era composto da rifugiati; la percentuale sale al 39 per cento se si considerano anche chi ha ricevuto la protezione sussidiaria o quella per ragioni umanitarie.

In conclusione, Meloni si merita un “Pinocchio andante”.

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