Manlio Di Stefano

No, Di Stefano non ha aumentato l'export del 15% in tutti i Paesi di cui si occupa

«In questi due anni da sottosegretario in tutti i Paesi target della mia azione (e sono tanti) l’export italiano è aumentato mediamente di almeno il 15 per cento»

Pubblicato: 06 ago 2020
Data origine: 05 ago 2020
Macroarea esteri

Il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano (M5s) il 4 agosto si è reso protagonista di una gaffe su Twitter – evidenziata anche da diversi esponenti delle opposizioni – quando, esprimendo vicinanza al Libano per la drammatica esplosione di un deposito di nitrato di ammonio a Beirut, ha scritto: «Mando un abbraccio ai nostri amici libici». Un errore in cui è incappata anche una sua collega di partito, la senatrice Elisa Pirro.

Gli abitanti del Libano sono i libanesi mentre i libici sono gli abitanti della Libia.

Il 5 agosto Di Stefano è poi tornato sulla questione in un lungo post su Facebook, in cui ha sostenuto che il suo errore (quasi subito rimediato con un nuovo tweet, stavolta corretto) fosse frutto di stanchezza e distrazione e in cui, allo stesso tempo, ha rivendicato una serie di risultati ottenuti. Di Stefano in particolare ha scritto che «in questi due anni da sottosegretario in tutti i Paesi target della mia azione (e sono tanti) l’export italiano è aumentato mediamente di almeno il 15 per cento».

Abbiamo verificato e quella di Di Stefano sembra un’affermazione del tutto errata.

I Paesi target dell’azione di Di Stefano

Nel decreto del Ministero degli Esteri con cui vengono definite le deleghe del sottosegretario Di Stefano si legge (art. 1) che gli sono affidati – tra le altre cose – «le relazioni bilaterali con i Paesi dell’Asia, inclusi i Paesi del Caucaso», «le questioni relative alle imprese, alla promozione degli scambi e all’attrazione degli investimenti» e «le questioni concernenti l’esportazione di armamenti e beni a duplice uso».

Allo stesso tempo, però, in base all’art. 2 del decreto non sono compresi nelle deleghe – tra gli altri – «gli atti e le questioni di particolare rilevanza politica, economica, commerciale, culturale, finanziaria o amministrativa», i rapporti bilaterali con Stati Uniti, Cina e Russia e «le questioni relative agli eventi e alle manifestazioni di promozione del sistema economico».

Non è insomma facile capire a quali Paesi stia facendo riferimento Di Stefano nel suo post su Facebook e in che modo la sua azione di sottosegretario possa essere stata determinante. Abbiamo scritto al Ministero degli Esteri per avere un chiarimento e siamo attualmente in attesa di risposta.

Nella nostra analisi, alla luce delle sue deleghe e in attesa di un’eventuale risposta, abbiamo allora preso in considerazione l’export verso i Paesi dell’Asia, tranne la Cina (la Russia viene conteggiata tra i Paesi europei non-Ue).

L’export italiano verso l’Asia, tranne la Cina

Per prima cosa diciamo che, nel complesso, l’export italiano di merci dal 2017 (anno precedente all’incarico di Di Stefano di sottosegretario agli Esteri, avvenuto a giugno 2018) e il 2019 (ultimo anno per cui ci sono dati annuali disponibili, e prima che emergesse l’epidemia di Covid-19) è cresciuto di poco meno del 6 per cento, passando da poco meno di 450 miliardi di euro a quasi 476 miliardi di euro.

Per quanto riguarda gli scambi con l’Asia, dati precisi sono disponibili sul sito del Ministero degli Affari esteri e sono curati dall’Osservatorio Economico sul commercio internazionale.

Secondo queste informazioni, nel 2017 l’export italiano di merci verso l’Asia valeva 66,4 miliardi di euro. La cifra è scesa a 65,3 miliardi nel 2018 e poi risalita a 66,3 miliardi nel 2019. Complessivamente, tra 2017 e 2019 c’è quindi stato un calo dello 0,15 per cento nell’export italiano verso l’Asia.

Ma come cambia la situazione sottraendo il peso della Cina che, come abbiamo detto, non rientra nelle deleghe di Di Stefano?

Tra gennaio e marzo 2020 il Paese occupava il 10° posto nella classifica dei principali destinatari delle esportazioni italiane. Il valore del nostro export è però leggermente diminuito dal 2017 al 2019: se infatti nel 2017 esportavamo in Cina merci per un valore complessivo di 13,5 miliardi, nel 2019 la cifra era pari a circa 13 miliardi.

Sottraendo quindi i dati della Cina dal totale di esportazioni italiane verso l’Asia vediamo che il valore è aumentato di circa 350 milioni, passando da un totale di quasi 53 miliardi nel 2017 a 53,3 nel 2019: un incremento complessivo dello 0,7 per cento. Un dato lontano dal «15 per cento» a cui ha fatto riferimento Di Stefano nel suo post.

Ripetiamo però che non è chiaro a che cosa Di Stefano alluda con l’espressione «Paesi target della mia azione». Restiamo quindi a disposizione del sottosegretario se vorrà gentilmente farci sapere a quali Paesi fa riferimento e in che modo questi sarebbero stati il target della sua azione.

Il verdetto

Il 5 agosto il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano (M5s) ha scritto su Facebook che, nei due anni in cui ha fino ad ora ricoperto la carica (2018 e 2019), l’export italiano è aumentato «mediamente di almeno il 15 per cento» nei «Paesi target» del suo operato.

Abbiamo chiesto al Ministero degli Esteri di fornirci un chiarimento su quali siano i Paesi a cui fa riferimento Di Stefano, in che modo questi siano stati interessati in particolare dalla sua azione e con quali ricadute sull’export. Siamo però ancora in attesa di risposta.

In ogni caso in base alle sue deleghe, Di Stefano è incaricato di occuparsi dei rapporti bilaterali con i Paesi dell’Asia, ma non con la Cina. Abbiamo guardato all’export verso l’Asia nel complesso e abbiamo sottratto dal totale le quote della Cina.

In generale, tra il 2017 (quando Di Stefano ancora non ricopriva l’incarico) e il 2019 l’export italiano verso l’Asia – escludendo la Cina – è aumentato dello 0,7 per cento, passando da quasi 53 a 53,3 miliardi. Meno di quanto non sia aumentato l’export in generale nello stesso periodo (quasi +6 per cento) e molto meno di quanto rivendicato da Di Stefano.

Ribadiamo la nostra disponibilità nei confronti del sottosegretario se vorrà precisare meglio la sua affermazione, in modo da poterla verificare in modo più preciso, ma alla luce dei dati appena visti per lui un “Pinocchio andante”.

Logo
Logo
Logo
Logo