Enrico Letta

Letta c’era quasi sul perché gli altri non chiedono aiuto al Mes (per ora)

«Gli altri Paesi hanno meno interesse di noi al Mes perché hanno un debito meno elevato e possono attivare prestiti alternativi sui mercati a tassi bassi come quelli del Mes. Noi no»

Pubblicato: 08 lug 2020
Data origine: 01 lug 20
Macroarea economia

Il 1° luglio l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta (Partito democratico) ha risposto su Twitter alla domanda sul perché gli altri Paesi in condizioni simili a quelle dell’Italia non fanno ricorso al Pandemic crisis support, il nuovo strumento del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) introdotto per aiutare gli Stati colpiti dall’emergenza coronavirus.

Secondo Letta, la risposta è che «gli altri Paesi» hanno un debito pubblico più basso di quello italiano e «possono attivare prestiti alternativi sui mercati a tassi bassi come quelli del Mes», mentre «noi no».

È davvero così? Abbiamo verificato e Letta ha quasi ragione.

– Leggi anche: Il travaglio della politica italiana sul Mes, in 13 fact-checking

Il debito pubblico in Italia e in Europa

Analizziamo la prima parte della dichiarazione dell’ex presidente del Consiglio, quella sui livelli del debito pubblico dei Paesi europei.

Secondo i dati più aggiornati di Eurostat, alla fine del quarto trimestre del 2019 l’Italia aveva il secondo rapporto debito pubblico/Pil più alto dell’Unione europea: il 134,8 per cento, davanti soltanto al 176,6 per cento della Grecia. Chiariamo che non tutti i 27 Stati Ue possono accedere al Mes, ma solo i 19 membri dell’istituzione, che sono anche quelli che appartengono all’area euro.

Gli «altri Paesi» di cui parla Letta, quelli che potrebbero chiedere aiuto al Mes, occupavano tutti posizioni più basse dell’Italia nella graduatoria sul rapporto debito/Pil.

In particolare, a fine 2019 il debito pubblico del Portogallo ammontava al 117,7 per cento del Pil, quello del Belgio al 98,6 per cento, quello della Francia al 98,4 per cento e quello della Spagna, così come quello di Cipro, al 95,5 per cento (Grafico 1).

Grafico 1. Rapporto debito pubblico/Pil dei Paesi dell’area euro a fine 2019 – Fonte: Eurostat

Va detto che la crisi economica causata dalla pandemia provocherà il più grande incremento nel valore del debito pubblico italiano degli ultimi decenni. Dal 134,8 per cento del rapporto debito/Pil dell’anno scorso, nel 2020 il dato dovrebbe passare al 158,9 per cento, secondo le previsioni della Commissione europea, o al 155,7 per cento, secondo le stime del governo italiano contenute nel Documento di economia e finanza per il 2020.

Per quanto riguarda la prima parte della sua dichiarazione, Letta ha quindi ragione quando sostiene che, tranne la Grecia, gli altri Paesi «hanno un debito meno elevato di quello italiano».

I tassi di interesse dei titoli di Stato italiani ed europei

Verifichiamo ora se l’ex presidente del Consiglio è preciso, o meno, anche quando dice che gli altri Paesi «possono attivare prestiti alternativi sui mercati a tassi bassi come quelli del Mes».

Come abbiamo già spiegato in passato, è vero che i prestiti del Pandemic crisis support del Mes, in termini di tassi di interesse, sono al momento molto vantaggiosi, ma solo per quei Paesi che spendono di più per finanziarsi sui mercati vendendo i loro titoli di Stato.

Il 3 giugno il direttore finanziario (o Chief finance officer, Cfo) del Mes Kalin Anev Janse ha pubblicato sul sito dell’istituzione un articolo che confronta i tassi di interesse dei titoli di Stato a 7 e 10 anni emessi dai 19 Paesi dell’area euro con i tassi di interesse dei prestiti a 7 e 10 anni erogati dal Mes – compresi altri costi di erogazione degli aiuti – attraverso il Pandemic crisis support.

Tutti i dati riportati nell’articolo sono aggiornati al 26 maggio e la classifica degli Stati riassunta nel Grafico 2 è in linea con le ultime statistiche ufficiali di Eurostat sui tassi dei titoli di Stato, pubblicate a inizio giugno.

Grafico 2: Confronto tassi di interesse del Pandemic crisis support a 10 anni rispetto a obbligazioni a 10 anni dei 19 Paesi dell’area euro – Fonte: Mes

Queste statistiche supportano la tesi avanzata da Letta. Per esempio, i tassi di interesse delle obbligazioni italiane a 10 anni risultano i secondi più alti fra i 19 Stati presi in esame, all’1,64 per cento, contro lo 0,08 per cento dei tassi sui prestiti a 10 anni rilasciati dal Mes. L’unico Paese dell’area euro con tassi superiori (1,97 per cento) è, ancora una volta, la Grecia.

Gli altri Paesi (11 su 19) che emettono titoli decennali con tassi superiori a quelli del Mes avrebbero comunque meno vantaggi rispetto a Grecia e Italia. Nel dettaglio, le obbligazioni a 10 anni di Cipro hanno un tasso di interesse dell’1,49 per cento, quelle portoghesi dello 0,82 per cento e quelle spagnole dello 0,69 per cento. Gli Stati le cui obbligazioni decennali, invece, hanno un tasso di interesse inferiore rispetto alle obbligazioni decennali del Mes sono sette, fra cui compaiono il Belgio (0,05 per cento), la Francia (-0,02 per cento) e la Germania (-0.49 per cento).

Se, nella stessa analisi, guardiamo il confronto tra i tassi di interesse delle obbligazioni statali a 7 anni dei 19 Paesi e quelli dei prestiti del Pandemic crisis support, la situazione per l’Italia migliorerebbe di un po’, tanto che verrebbe in un certo senso “pagata” per prendere gli aiuti, visti i tassi di interesse negativi a 7 anni dei prestiti Mes. Discorso analogo vale in questo caso per altri 10 Paesi.

Dunque è vero, come dice Letta, che alcuni Paesi «possono attivare prestiti alternativi sui mercati a tassi bassi come quelli del Mes».

Tuttavia, come abbiamo spiegato in diverse analisi degli ultimi mesi, in Italia è ancora acceso il dibattito sull’opportunità di chiedere aiuto al Mes. È dunque incompleto limitare le possibili motivazioni per dire sì o no alle risorse del Pandemic crisis support solamente al debito pubblico e ai conseguenti tassi di interesse sulle emissioni statali.

Vediamo quali possono essere le controindicazioni nel chiedere aiuto al Mes, analizzando brevemente i potenziali svantaggi che – con i dovuti distinguo nazionali – possono essere estesi anche agli altri Paesi europei.

Perché dire no al Mes?

Innanzitutto, un primo problema è che il Mes è un creditore privilegiato: questo significa che un suo eventuale prestito deve essere ripagato prima rispetto ai prestiti dati eventualmente da altri soggetti (tranne che dal Fondo monetario internazionale).

Tale condizione di “privilegio” potrebbe costituire uno svantaggio dal momento che gli investitori privati che volessero acquistare debito pubblico di un Paese potrebbero chiedergli interessi più alti, considerato il rischio di venir pagati dopo il Mes.

In secondo luogo, c’è il discorso del cosiddetto “stigma”: chiedere per primi un aiuto al Pandemic crisis support potrebbe essere letto dai mercati come un segnale di debolezza, con conseguenze sui tassi di interesse dei titoli di Stato.

Infine, c’è il dibattito sulla questione delle condizioni con cui il Mes fa i prestiti ai Paesi. Il Pandemic crisis support non impone agli Stati che ne fanno ricorso di attuare determinate riforme, come invece è successo in passato per altre nazioni (in particolare la Grecia). L’unica condizione prevista dal Pandemic crisis support consiste nel dover utilizzare i soldi ricevuti in spese sanitarie dirette e indirette collegate all’epidemia da coronavirus.

Esiste però ancora un margine d’incertezza su questo tema: al momento l’assenza di altre condizioni è stata confermata dalla Commissione Ue, dal Mes stesso e dall’Eurogruppo, ma non è ancora stata sancita in atti normativi vincolanti.

Il verdetto

Secondo Enrico Letta, «gli altri Paesi» non hanno chiesto ancora aiuto al Mes per l’emergenza coronavirus dal momento che hanno un debito pubblico più basso di quello italiano e «possono attivare prestiti alternativi sui mercati a tassi bassi come quelli del Mes», mentre «noi no».

Abbiamo verificato e Letta ha quasi ragione.

Da un lato è vero che l’Italia, dopo la Grecia, è il Paese Ue con il rapporto debito pubblico/Pil più alto d’Europa e, per ora, con costi di finanziamento sui mercati più alti rispetto a quelli imposti dal Pandemic crisis support. Discorso analogo vale per altri Paesi europei, ma non per tutti.

Dall’altro lato, però, non si può ridurre il dibattito dei vantaggi e svantaggi di accesso al Mes solo al tema dei costi sui mercati. Altri elementi – come lo “stigma” o la non certezza assoluta di assenza di condizioni – potrebbero aver spinto, per ora, «gli altri Paesi» a non fare ricorso al Mes.

In conclusione Letta si merita un “C’eri quasi”.

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